Comments are off for this post

Un Dio comunione per una comunione di famiglie

Riceviamo, e volentieri pubblichiamo, la testimonianza di una giovane famiglia del Mec di Verona a proposito degli Esercizi Spirituali recentemente trascorsi.

di Luca e Micaela

Quest’anno abbiamo accolto come famiglia l’invito a partecipare agli Esercizi Spirituali Internazionali del Movimento Ecclesiale Carmelitano a Lignano Sabbiadoro, alla fine di Aprile.
Immersi nel verde maestoso e nel profumo intenso di una vasta pineta, siamo stati grati di fare la nostra prima esperienza di questa vera e propria festa di comunione cristiana. Comunione di frati carmelitani e laici innanzitutto, dalla cui amicizia é nato il movimento, festa di famiglie, molte delle quali con figli anche più piccoli dei nostri (e addirittura qualche neonato), e incontro di persone di tutte le età e nazionalità (USA, Francia, Romania, Lettonia) che da ogni dove sono confluiti qui, attorno al fondatore P. Antonio Sicari, a celebrare ed esprimere la gioia di appartenere ad una stessa “famiglia di famiglie”.

É stato bello vedere come, nonostante l’estraneità della maggior parte della persone, il clima di amicizia e familiarità fosse così palpabile, sia nel palazzetto dove si pregava e celebrava Messa così come fuori per strada o sui prati, ed anche a tavola (dove persone mai viste prima, una specie di angeli delle famiglie, si contendevano il privilegio di portarci i vassoi del cibo, a noi che avevamo costantemente le braccia impegnate dai nostri due piccoli). Comune denominatore di tante persone diverse e di tutte le esperienze fatte qui era proprio l’apertura e la disponibilità verso chi ti é di fronte, anche se semplicemente in un sorriso o uno sguardo, senza quella tirannica fretta del nostro quotidiano vissuto che necessariamente sparisce in queste occasioni, concepite apposta per l’incontro.

La celebrazione Eucaristica, la preghiera (delle lodi e dell’ora media) e le toccanti meditazioni di P. Antonio Sicari (delle quali non so davvero come esprimerne l’intensità, la bellezza e la verità) ed anche la testimonianza uscita dal cuore della presidentessa di questa esperienza ecclesiale, hanno dato linfa viva a queste giornate ed anche a noi. C’erano anche numerosi incontri culturali di approfondimento sul tema trattato che abbiamo dovuto saltare per concedere ai bimbi momenti più adatti a loro (come esplorare l’immensa pineta o correre in spiaggia).
Abbiamo condiviso i momenti di preghiera e meditazione insieme ad altre famiglie in una saletta adibita ad hoc, in cui i piccoli erano liberi di giocare e disegnare e mamme e papà potevano seguire da uno schermo ciò che avveniva nel palazzetto. Con nostra meraviglia, anche i bimbi si fermavano, incantati dai bellissimi canti che davano consistenza quasi palpabile alla preghiera.

Fermarsi per ascoltare e percepire anche con i sensi ciò che accade: questo lo abbiamo sperimentato come famiglia, ed é parso chiaro che non solo é possibile ma così desiderabile per tutti noi oggi far penetrare questa preghiera nel nostro tessuto quotidiano, perché venga riscattato dalla disgregazione di senso che continuamente viviamo. Perché certe volte non é che abbiamo bisogno di chissà che cosa, ma solo di fermarci a dire grazie.

Il momento culminante di comunione di ogni giornata era chiaramente la celebrazione Eucaristica nel palazzetto dello sport dove tutti, grandi e piccini ci radunavamo. Anche la Santa Messa rispecchiava il carattere internazionale dell’incontro, con letture e preghiere nelle diverse lingue. I canti animavano davvero la Messa: musiche e voci erano così belle che perdevi la sensazione de essere ancora sulla terra e rapivano tutti. Anche la presenza di una schiera di consacrati a celebrare, faceva il suo bell’effetto (i bambini continuavano a chiederci : “perché ci sono così tanti sacerdoti?”). Insomma la Messa diventava così visibilmente festa perché in mezzo a noi c’é Uno più grande che ci raduna da tutto il mondo per condividere la gioia di appartenere tutti alla stessa famiglia; abbiamo davvero sperimentato che é possibile vivere ognuno con la propria impareggiabile preziosità, ma tutti con un cuore solo che batte al centro di tutte le vite, che é Cristo stesso, e in Lui l’intera Trinità. 

Così se qualcuno poteva obiettare che i bambini non si tengono in posti così grandi, che é troppo impegnativo per loro, la realtà é che invece i bambini, anche se nella propria modalità dinamica e ludica (alcuni, tra cui i nostri, andavano su e giù per i gradoni del palazzetto) e anche se ciò comporta un conseguente impegno dei genitori, anche loro hanno tutta la capacità di toccare l’atmosfera di festa, di respirare l’importanza di un avvenimento più grande di tutti gli altri, a patto però che sia davvero così per mamma e papà. La purezza e verità che richiedono a noi i bambini, loro la possiedono già come dotazione naturale, ancora incontaminata. Tocca a noi genitori valorizzare e far crescere questo sano istinto mistico e contemplativo, genuinamente umano, anche attraverso questi momenti in cui insegniamo ai nostri figli a fermarsi e a prestare attenzione, a percepire a fondo quello che accade.

Che dire poi delle meditazioni di P. Antonio che ci hanno colpito soprattutto per questa verità sull’uomo: che ognuno di noi é unico e irripetibile, tanto prezioso in tale unicità che il mondo non può fare a meno di nessuno di noi. In questo diffuso e fastidioso appiattimento odierno, in cui dopo aver tolto di mezzo Dio stiamo rischiando di perdere anche l’uomo, é stato sacrosanto sentire dall’autorità e dal carisma di questo padre cose che abbiamo nel cuore e cioè che si può e si deve vivere a questo livello di autenticità e profondità, dove la vita ed i rapporti interpersonali diventano finalmente degni dell’uomo così come Dio lo ha creato: quest’uomo che é tanto amato da Dio da donarci il suo stesso Figlio che é venuto a farsi uno di noi, a soffrire e a morire in croce per riscattare quel nostro allontanamento dalla casa del Padre perché altra via di ritorno per noi non c’era.
Questo Dio é venuto a prenderci di persona, a bruciare nel braciere ardente del suo amore il nostro odio, e risorgendo, a riportarci a casa, laddove ognuno di noi é stato concepito e realmente appartiene, al grembo dell’Amore Trinitario. É così bello scoprire che un Dio così alto e lontano e l’uomo così piccolo e fragile sono dopotutto più vicini che mai, tanto da aver già preso un volto e un nome, Gesù Cristo.

Così questi esercizi spirituali sono diventati anche un necessario monito rivolto ad ognuno di noi cristiani perché riscopriamo per davvero la propria identità, affinché il dono che abbiamo ricevuto nel battesimo e continuiamo a ricevere nel pane della misericordia (il Suo stesso corpo) lo facciamo davvero germogliare dentro di noi, lasciando che l’unico semino che conta fecondi tutta la terra del nostro cuore, perché possa finalmente crescere l’albero della vita. Solo così il nostro cuore potrà davvero tornare a battere, la vita potrà tornare ad avere colori e sapori. Che aspettiamo a lasciar cadere queste stampelle di paura ed egoismo, per poter finalmente vedere che possiamo camminare e addirittura correre? Abbiamo bisogno di diventare davvero cristiani e di vivere un cristianesimo degno di Cristo e della Sua Chiesa, degno dell’uomo. Basta incertezze e mezze misure, ci vuole il fuoco!

 

Comments are closed.