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Terra Santa: I ricordi di un testimone carmelitano

Paolo VI in Terra Santa. I ricordi di un testimone carmelitano – 2
di P. Aldino CAZZAGO ocd

Come è facilmente comprensibile, Paolo VI fece il suo pellegrinaggio in Terra Santa dal 4 al 6 gennaio 1964, accompagnato da alcuni cardinali e vescovi, da personale della Curia Vaticana, dal suo Segretario particolare Mons. Pasquale Macchi e da altri, invitati da lui stesso o dalle Autorità vaticane. Fra questi ultimi vi era anche il Padre Generale dei Carmelitani Scalzi che in quel tempo era P. Anastasio Ballestrero (1913-1998), poi vescovo di Bari e di Torino e dal 1979 al 1985 Presidente della Conferenza Episcopale Italiana. A distanza di mezzo secolo, i ricordi lasciati da queste persone sono assai importanti per una più esaustiva ricostruzione del viaggio del pontefice. Spesso ciò che essi videro e sperimentarono sfuggì, ma non poteva essere altrimenti, allo stesso Paolo VI.

Quali sono le ragioni che giustificano la presenza di P. Anastasio in Terra Santa al fianco di Paolo VI? In fase di preparazione del viaggio, le Autorità vaticane avevano pensato di includere tra i luoghi da visitare anche il Monte Carmelo, il luogo dove secondo la tradizione biblica visse e operò il profeta Elia e dove sul finire del XII secolo iniziarono la loro esperienza monastica ed eremitica i primi Carmelitani. Per motivi di sicurezza, dovendo il pontefice entrare nella città di Haifa, il progetto iniziale venne accantonato. Nonostante questo, pochi giorni prima di quel 4 gennaio a P. Anastasio venne chiesto di seguire ugualmente il papa nel viaggio ormai imminente. Come risulta dalla cronaca della Casa Generalizia dell’Ordine (cfr. Acta Ordinis Carmelitarum Discalceatorum, fascicolo, 1-6 [1964] 56-57) il 2 gennaio, P. Anastasio, appena giunto a Gerusalemme si reca al monastero delle Carmelitane Scalze situato sul Monte degli Ulivi. Il giorno seguente visita il monastero di Betlemme e poi fa ritorno a Gerusalemme. Nel pomeriggio del 4 gennaio si avvia verso la Porta di Damasco per attendere l’arrivo del papa perché è da qui che, percorrendo il tragitto della Via Crucis, il corteo papale giungerà alla Chiesa del Santo Sepolcro. Come mostrano i filmati, Paolo VI salì lungo quel dedalo di stradine stretto da una indescrivibile calca di fedeli e correndo più volte anche il rischio di essere travolto. Ecco allora le vive parole di P. Anastasio:

«La Via Crucis l’ha cominciata chi ha potuto: per esempio i cardinali e gran parte del seguito del papa sono stati travolti dalla folla e non l’hanno più trovato, e sono finiti all’albergo … non tutti ma parecchi. Dei cardinali, nessuno dei tre è arrivato; dei patriarchi, alla basilica del S. Sepolcro c’era solo quello latino, che era andato prima, per un’altra strada, per riceverlo. Degli altri, l’unico arrivato è stato il patriarca maronita […]. Ci siamo incamminati piano, piano, piano ….. C’era la Legione Araba che doveva garantire l’ordine, ma ci voleva altro! Poveretti, appena vedevano il papa gli andavano incontro. Col loro istinto di salutare l’ospite toccandolo, tutti volevano toccare il papa, e questo povero uomo era proprio sommerso. Per fortuna c’era un gruppetto di ufficiali dei Carabinieri italiani che la Segreteria di Stato aveva chiesto come guardia del corpo – erano in borghese, naturalmente – i quali quando hanno visto la mala parata, hanno fatto un quadrato intorno al papa, lo hanno difeso per lo meno dal cadere per terra. […]. Quando ho visto che non c’era più ordine, perché il Corpo Diplomatico aveva fatto cento metri poi non si è più visto, mi sono affiancato al patriarca maronita e gli ho detto. “Eccellenza, qui bisogna far di forza, no?”. E a forza di gomitate – lui, si capisce, era patriarca … – siamo riusciti – a rimanere – diciamo – nel corteo del papa: lo precedevamo».

Terminato il tragitto della Via Crucis, il papa giunge finalmente al Santo Sepolcro.
Racconta P. Anastasio: «Insomma quando il Signore ha voluto è arrivato il Santo Padre. Era lì che sudava come un fiume, proprio: l’hanno dovuto asciugare con quattro o cinque fazzoletti perché grondava, era proprio congestionato. Abbiamo cantato il Te Deum e poi è cominciata la messa. Io ho avuto la fortuna di essere proprio a un metro dal papa per cui ho potuto vederla e assisterla bene: è stata una messa emozionante, l’ha detta in pianto. Nel canto del Te Deum era lui, sereno, anzi io mi dicevo: “Come si domina bene!”. Ma quando è cominciata la messa non ce l’ha più fatta … è stato preso dal singhiozzo, ecco. Ha detto la messa tra i singhiozzi, proprio piangendo, piangendo, specialmente al Vangelo. Durante il Vangelo, durante la consacrazione, ma proprio da vedere gli scossoni a tutta la persona … sì, sì: si vedere proprio che era preso, povero papa. […]. Dopo la messa ha fatto la predica, quella bellissima predica … quella specie di predica preghiera, molto bella. Poi è sceso dentro, proprio nel Sepolcro, ma molto rapidamente. Ha deposto sul sepolcro un ramo d’ulivo d’oro e poi, sempre in basilica, è andato al Calvario, proprio suo luogo della crocifissione, e quindi è andato alla Delegazione Apostolica. Credo sia stata la cerimonia che lo ha emozionato di più: al Sepolcro proprio non si è dominato. E infatti poi ho sentito dire da un cardinale che il papa stesso gli aveva detto: “Il viaggio è stato una cosa emozionante, ma certo che al Sepolcro per me è stata una cosa dell’altro mondo”».

Infine un accenno alla ventilata ipotesi della visita al Monte Carmelo:
«L’intenzione di andare al Carmelo c’era. Mi diceva il cardinale Cicognani, Segretario di Stato: “Il papa non fa che dirci questo: “Guardate, io sono figlio dell’obbedienza. Fate come potete, meglio che potete, però fatemi vedere tutto quello che potete perché è la prima volta che vado in Terra Santa e sarà anche l’ultima, e il desiderio di vedere tutto quello che posso, veramente ce l’ho, quindi …”».
Quando P. Anastasio raccontò la sua esperienza del viaggio in Terra Santa al seguito di Paolo VI? La cosa accadde il 25 febbraio 1964, a nemmeno due mesi dal viaggio, durante una conversazione con le Carmelitane Scalze di Firenze (cfr. A. Ballestrero, Autoritratto di una vita. P. Anastasio si racconta, Edizioni OCD, Roma 2002, pp. 196-199). A distanza di cinquant’anni, la ricchezza di quei ricordi non cessa di commuovere tutti, ma in modo particolare, chi, per averli visti, conosce quei Luoghi Santi.

 

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