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L’«Anno della fede», una grazia per le nostre comunità

di Michele CARUSO

Domenica 23 settembre le comunità di Venezia, Treviso e Conegliano si sono ritrovate per dar avvio al nuovo anno sociale. Il programma prevedeva una gita-pellegrinaggio all’isola di Barbana situata di fronte alla cittadina di Grado in provincia di Gorizia. In questa incantevole isoletta della Laguna Veneta sorge un santuario mariano le cui remote origini risalgono alla metà del VI secolo. Dall’inizio del ’900 il santuario è animato da una comunità di Frati Francescani.  Dopo l’accoglienza da parte di uno dei religiosi, il programma prevedeva una lezione di P. Aldino. Oggetto della sua riflessione è stato l’ormai prossimo «Anno della fede» che papa Benedetto XVI ha indetto per tutta la Chiesa cattolica. La natura “ecclesiale” del nostro movimento non può che facilitare una sorta di naturale sintonia tra la nostra esperienza di fede e ciò che il papa va chiedendo per tutta la Chiesa.

P. Aldino, dopo aver invitato tutti a leggere personalmente il testo della Lettera Porta fidei con la quale Benedetto XVI ha indetto l’«Anno delle fede», si è soffermato su alcuni dei suoi aspetti più caratteristici.
– La «porta delle fede» introduce a un cammino «che dura tutta la vita» e non può essere ridotto all’atto di un momento. Questo «cammino», un tempo quasi ovvio per tutti e che una generazione lasciava in consegna alla successiva si è come interrotto. La fede non è più un «presupposto ovvio del vivere comune». Se in alcuni casi è ignorato, in altri è «perfino negato» dice Benedetto XVI.  
– L’«Anno della fede» avrà come compito quello di aiutare la Chiesa, e in essa i cristiani, a fare esperienza di una «autentica e sincera professione della medesima fede», ma perché questo avvenga è necessario che in ogni cristiano questa stessa fede sia «individuale e collettiva, libera e cosciente, interiore ed esteriore, umile e franca». Se il cristianesimo è l’annuncio e l’esperienza di un «Amore che salva», allora ogni aspetto della vita dell’uomo è coinvolto in questo amore salvifico. «La fede», scriveva Benedetto XVI, «diventa un nuovo criterio di intelligenza e di azione che cambia tutta la vita dell’uomo».
– Una «nuova evangelizzazione» non può accontentarsi di una pura, e P. Aldino ha aggiunto, ripetitiva e un po’ sterile, riproposizione delle verità di fede.  «La fede» ricordava il papa «cresce quando è vissuta come esperienza di un amore ricevuto e quando viene comunicata come esperienza di grazia e di gioia». Queste parole di Benedetto XVI, ha detto P. Aldino, descrivono come dovrebbe essere la vita quotidiana delle nostre comunità: un’esperienza di «amore ricevuto» e di una «gioia» comunicata. 
–   «“Con il cuore … si crede … e con la bocca si fa la professione di fede” (Rm 10,10). Se la fede può essere fatta oggetto di esperienza, allora diventa chiaro che all’origine di questa stessa esperienza vi è innanzitutto un «dono di Dio» che attira a sé il «cuore» dell’uomo. «Professare con la bocca» implica «una testimonianza ed un impegno pubblici». 

Alla meditazione è seguita la santa messa al termine della quale sono state date le indicazioni per le nuove modalità di annuncio della Scuola di Cristianesimo che coinvolgeranno le tre comunità del Nord-Est. Dopo il pranzo al sacco vi è stato il tempo per uno racconto a gruppi di quanto vissuto durante il periodo estivo. Durante il tragitto di ritorno un folto gruppo di gabbiani ha «scortato» il nostro battello fino al porto di Grado.

 

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