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La preghiera cristiana

LA PREGHIERA CRISTIANA
1° Articolo riguardo la Quarta Parte del COMPENDIO del Catechismo.
di P. Agostino PAPPALARDO Ocd

A te  che stai leggendo, a ciascuno di noi provenienti da una famiglia cristiana, sin dai primi anni della vita, papà e mamma, e poi i sacerdoti in parrocchia e i catechisti hanno insegnato molto saggiamente a “dire” le prime preghiere, a ripeterle più volte per imprimerle nella memoria; per rimanere sempre con noi le parole più vere, più belle, più potenti. E così  fin dal mattino di ogni giorno “Ti adoro,mio Dio”,  “Padre Nostro”, “Ave Maria, piena di grazia…”,  “Angelo di Dio, che sei il mio custode…”,  “Gloria al Padre, al Figlio…”,  “Atto di dolore” e il “Confesso”, il saper rispondere e partecipare alla S. Messa, sono diventate queste le fondamenta di un rapporto misterioso, che s’intreccia e va di pari passo insieme al rapporto quotidiano con le persone del mondo visibile e concreto: i familiari, i compagni di scuola, la maestra, i vicini o i parenti, e arriva addirittura al Mondo di Dio: Presenza invisibile, ma che manifesta in mille modi di essere reale, vicino, con un cuore amante.

E i bambini, per una sorta di percezione mistica connaturale, elementare, sono quelli che lo sentono spesso in modo più immediato.  Quelle semplici, umili espressioni imparate a casa e a catechismo contengono già  gli aspetti basilari della nostra assoluta esigenza  di una relazione adeguata e completa col Mistero di Dio, di Gesù, di Maria SS., dei Santi, degli Angeli: L’esigenza di adorare, benedire e ringraziare Chi ci ha dato il mondo, la vita, tanti doni e soprattutto il Suo Amore senza fine, l’esigenza di conoscerLo mediante la storia che conduce con noi, l’esigenza di ascoltarLo, di aprirgli il cuore, di amarLo  e  di invocarLo per noi stessi, per  le persone care, per il mondo, perché diventi un Mondo buono  e divino, divenga il Suo Regno. Il Cuore di questo Signore-Creatore-Amore Misericordioso si commuove (e come si commuoverà anche quello della Madonna!) ogni volta che un bambino con la sua fiducia infantile, quindi  totale, magari inginocchiato, dice “Padre di tutti noi”, “Madre di Dio, prega per noi…”, sia pure con la fretta e un po’ di incoscienza, tipica del bimbo e un po’ di tutti. Questo l’hanno intuito ed espresso scrittori e poeti, anche molti di noi, non per un sentimentalismo sciocco, ma perché tutto della nostra natura, in comune con tutti gli uomini, è stato come costruito per farci vivere e crescere in una Relazione permanente, indispensabile con il Mistero di un Dio che soltanto Gesù Cristo, e la Chiesa con Lui, ci fa conoscere pienamente, profondamente.  Perciò rimane una delle cose più importanti e urgenti di ogni famiglia, di ogni lavoro educativo, di ogni tappa della vita umana l’imparare sempre nuovamente e l’aiutare a imparare un rapporto vero, quotidiano, frequente col  Dio qui Vivente e Presente. 

Il Catechismo della Chiesa Cattolica, e il Suo compendio, dopo aver percorso la Fede creduta, professata col Credo (Prima Parte), la Fede celebrata, resa efficace, santificante nella Liturgia e nei Sacramenti (Seconda Parte), la Fede vissuta come Vita morale nuova in Cristo (Terza Parte), ora inizia la Quarta grande Parte: La Fede come Dialogo-Relazione con Dio, la Fede che diviene Preghiera, riportando la breve e densa definizione esistenziale regalataci da S. Teresa di Gesù Bambino: “Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia” (Manoscritti autobiografici, C 25r). Penso che non sia casuale la scelta della Chiesa madre, maestra, per questo brano: infatti, a mio avviso, l’esperienza della giovane santa carmelitana descrive in poche parole il modo più personale e radicale con cui dovrebbe e può atteggiarsi ogni persona verso l’Infinito, ogni Battezzato con Dio Trinità; mostra come il cuore di ciascuno ha da aprirsi, slanciarsi, gridare di gratitudine, con un amore colmo di confidenza, al  Padre, Amico, Fratello, Sposo…, in qualsiasi situazione del vivere. La preghiera è innanzitutto un dono di Dio. Da dove noi partiamo pregando? Dall’altezza del nostro orgoglio e della nostra volontà o “dal profondo” di un cuore semplice, che riconosce anche i propri errori?  L’ umiltà è il fondamento della preghiera. “Nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare”. “L’uomo è un mendicante di Dio” – dice sant’Agostino nei suoi Sermones. Ma se andiamo più in profondità: è Cristo che vuole incontrare ogni essere umano; egli ci cerca per primo ed è Lui che ci chiede da bere. Gesù ha sete; la sua domanda sale dalle profondità di Dio che ci desidera.

Che lo sappiamo o no, la preghiera è l’incontro della sete di Dio con la nostra sete. “Dio ha sete che noi abbiamo sete di Lui” conclude  lo stesso Dottore della Grazia. La nostra preghiera di domanda è paradossalmente una risposta: Risponde a un misterioso lamento di Dio: “Essi hanno abbandonato me, sorgente d’acqua viva, per scavarsi cisterne screpolate” (Ger 2,13 ); è una risposta fiduciosa alla Sua promessa gratuita di salvezza, una risposta d’amore alla sete del Figlio unigenito. Da dove viene la preghiera dell’uomo? Per indicare il luogo dal quale sgorga la preghiera, le Scritture parlano talvolta dell’anima o dello spirito, più spesso del cuore (più di mille volte). E’ il cuore che prega. Se esso è lontano da Dio, l’espressione della preghiera è vana. Il cuore è la dimora dove sto, (secondo l’espressione semitica: dove “discendo”). E’ il nostro centro nascosto, irraggiungibile dalla nostra ragione e dagli altri; solo lo Spirito di Dio può scrutarlo e conoscerlo. E’ il luogo della decisione, che sta nel più profondo delle nostre facoltà psichiche, “il luogo della verità, là dove scegliamo la vita o la morte. E’ il luogo dell’incontro, poiché, ad immagine di Dio, viviamo in relazione: è il luogo dell’Alleanza” (Catechismo, n.2563). Di fatto il pregare dei cristiani è una relazione di Alleanza tra Dio e noi in Cristo. E’ azione di Dio, sgorgata dallo Spirito Santo, e dell’uomo. Nella Nuova Alleanza la preghiera è la relazione vivente dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo. E’ “l’unione della Santa Trinità tutta intera con lo spirito tutto intero” (San Gregorio Nazianzeno). “La vita di preghiera consiste quindi nell’essere abitualmente alla presenza del Dio tre volte Santo e in comunione con Lui. E’ una comunione di vita sempre possibile, perché, mediante il Battesimo, siamo diventati un medesimo essere con Cristo. La preghiera è cristiana in quanto è comunione con Lui e si dilata nella Chiesa, che è il suo Corpo. Le sue dimensioni sono quelle dell’Amore di Cristo” (Catechismo, n. 2565).

DAL COMPENDIO
534. Che cos’è la preghiera?
La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni conformi alla sua volontà. Essa è sempre dono di Dio che viene ad incontrare l’uomo. La preghiera cristiana è relazione personale e viva dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo che abita nel loro cuore.

535. Perché esiste una chiamata universale alla preghiera?
Perché Dio, per primo, tramite la creazione,  chiama ogni essere dal nulla, e, anche dopo la caduta, l’uomo continua ad essere capace di riconoscere il suo Creatore conservando il desiderio di Colui che l’aveva chiamato all’esistenza. Tutte le religioni, e in modo particolare tutta la storia della salvezza, testimoniano questo desiderio di Dio da parte dell’uomo, ma è Dio il primo ad attrarre incessantemente ogni persona all’incontro misterioso della preghiera.

 

 

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