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Giovanni della Croce

Due passaggi tratti da “Gli antichi carismi nella Chiesa” di P. Antonio M. Sicari per commemorare la solennità carmelitana di San Giovanni della Croce.

TUTTO E NULLA: è il binomio scelto da S. Giovanni della Croce per ricordarci che il Carmelo è una Santa Montagna sulle cui vette Dio vuole rivelarsi: non si può accingersi alla “salita” senza liberarsi e quasi svuotarsi di tutti i pesi e i legami che ci trascinerebbero in basso. Se è vero che «Il cuore dell’uomo non si sazia con meno di Dio (Cantico spirituale, 35,1) e che «l’anima non si riempie con meno dell’infinito» (Fiamma d’amor viva, 3,18), ne consegue che è dannoso acconsentire a tutti gli “appetiti” del cuore e della mente che si dirigono ai beni finiti. Per donare davvero a Dio tutto lo spazio del cuore occorre che null’altro possa occuparlo: è questo il cammino della Croce che Gesù ci ha offerto di percorrere assieme a Lui” (P. Antonio M. Sicari, Gli antichi carismi nella Chiesa).

S. GIOVANNI DELLA CROCE collaborò con Teresa per estendere [la] Riforma ai religiosi carmelitani, divenendo guida spirituale per le monache e per i religiosi. Egli toccò il vertice del suo magistero commentando, poeticamente e dottrinalmente, il Cantico dei Cantici, cuore della Scrittura, cuore della Chiesa e cuore di ogni «anima innamorata». Tale commento –prima poetico, poi dottrinale– fu anzitutto esistenziale: Giovanni esperimentò nella sua stessa persona come la parola d’amore nasca dall’abisso della Notte e della Croce (nell’obbedienza totale all’unica Parola) e si innalzi lungo tutta la vita fino a bruciare nel seno stesso della Trinità (cfr. Fiamma d’amor viva). Egli divenne così un vero “Maestro nella fede” che conosce le vie di Dio che conducono la creatura all’incontro sponsale. Nel compimento della loro opera di Riforma –e per mezzo degli Scritti in cui diedero ragione della loro esperienza– Teresa e Giovanni divennero ambedue «Dottori della Chiesa», cioè «Maestri nel cammino spirituale» per tutti i cristiani, e l’ideale carmelitano si proiettò, per loro mezzo, come annuncio della «grande dignità» di ogni uomo, chiamato alla comunione con Dio. A partire da un interesse apparentemente molto esclusivo (l’attenzione al cuore dell’esperienza carmelitana) essi sono stati in grado di offrire una tale abbondanza di dottrine e di indirizzi pedagogici da rendere il «carisma carmelitano» punto di riferimento per tutta la Chiesa –consacrati, preti, laici– e perfino per i non cristiani” (P. Antonio M. Sicari, Gli antichi carismi nella Chiesa).

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