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Francesco, i giovani e la bioetica

Francesco, i giovani e la bioetica. Tre messaggi dalla Gmg. Perché ognuno deve sentirsi responsabile del rispetto della vita

di P. Ermanno BARUCCO, ocd

I giovani che sono andati a Rio de Janerio per la Gmg in luglio hanno trovato nello zaino del pellegrino un libretto dal titolo “Keys to bioethics”, una sorta di “Manuale di bioetica per i giovani”, che è proprio il titolo del testo, l’originale è in francese, che è servito da base per la versione, disponibile in 4 lingue (francese, inglese, portoghese e spagnolo), consegnata a circa 2 milioni di giovani. Realizzato dalla Fondation Jérôme Lejeune, il Manuale è stato pubblicato nel 2006 e aggiornato nel 2012. Ma la sua storia, potremmo dire, inizia già con J. Lejeune, il genetista francese che nel 1958 scoprì la causa genetica della Sindrome di Down, detta Trisomia 21 perché determinata da un cromosoma in più insieme alla ventunesima coppia. Lejeune spese la vita di medico prendendosi cura dei bambini down e accogliendo le loro famiglie, e come ricercatore si spese per cercare una terapia, rifiutando la scorciatoia “non scientifica” dell’aborto dei bambini malati.

L’organizzazione della Gmg di Rio ha accolto la proposta del “lancio” di un’edizione speciale del Manuale realizzato con la collaborazione anche della Conferenza episcopale brasiliana e di un centro di bioetica spagnolo. Nell’introduzione si spiega che «si tratta di una presentazione obiettiva delle grandi questioni di bioetica con le quali tutti dobbiamo confrontarci e di fronte alle quali siamo spesso impreparati. Basandosi sui fondamenti della scienza e della ragione, ‘Keys to bioethics’ permette al lettore di comprendere le questioni in modo semplice, grazie a un’informazione precisa e rigorosa, alla quale la fede della Chiesa giunge a dare tutto il suo significato». Infatti i temi sono corredati da citazioni tratte da documenti della Chiesa, in particolare da “Il vangelo della vita” di Giovanni Paolo II, per aiutare i giovani a comprenderne la coerenza con la scienza e la ragione.
Il primo messaggio è che la bioetica è anche “per i giovani”, non solo per gli specialisti, e va resa comprensibile a tutti poiché riguarda tutti: ognuno deve formarsi correttamente per sentirsi responsabile del proprio destino, del rispetto della vita e della dignità di ogni uomo.

Il secondo messaggio viene direttamente da papa Francesco, semplice ma chiaro, a favore della vita di ogni uomo. Durante l’offertorio della messa finale della Gmg si è vista avanzare una famiglia: mentre la madre aveva in braccio il bambino di circa due anni, lo straordinario era che il padre teneva in una mano il dono del pane e con l’altro braccio reggeva la figlia appena nata, anencefala, ancora in vita nonostante la malformazione. Infatti i bambini affetti da anencefalia, che comporta che nel feto non si sviluppi il cervello ma solo il tronco encefalico, muoiono generalmente in utero durante la gravidanza o poco dopo la nascita. Il papa ha baciato i due bambini e poi ha benedetto l’intera famiglia imponendo le mani sui genitori che hanno accolto la vita fragile e breve della loro bambina.

Mentre usciva dalla Cattedrale di Rio il giorno precedente, il papa aveva incontrato la coppia che, presentandogli la bambina, gli ha raccontato di aver voluto portare a termine la gravidanza, anche se in casi del genere la legge brasiliana consente l’aborto. Il papa ha quindi chiesto la loro presenza sull’altare per l’offertorio, in segno dell’accoglienza e offerta a Dio della vita. «Un gesto – hanno commentato alcuni – che sostituisce cento discorsi sull’aborto».
Infatti niente discorsi neppure durante la conferenza stampa tenuta in aereo durante il viaggio di ritorno, poiché alla domanda di una giornalista brasiliana che chiedeva al papa di spiegare perché non avesse parlato dell’aborto ai giovani, egli ha risposto: «La Chiesa si è già espressa perfettamente su questo… Non era necessario parlare di questo, bensì delle cose positive che aprono il cammino ai ragazzi. Inoltre i giovani sanno perfettamente qual è la posizione della Chiesa!», e ha concluso, all’incalzare dell’intervistatrice che reclamava l’opinione personale del papa: «quella della Chiesa, io sono figlio della Chiesa», riprendendo le parole di S. Teresa d’Avila. Ecco il terzo messaggio: il “sentire cum Ecclesia” dei Gesuiti, anche se sempre con il tocco personale di papa Francesco.

Pubblicato in Gente Veneta [Settimanale Diocesi di Venezia], n. 33 (14 settembre 2013) p. 9.

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