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Breve metodo carmelitano per l’orazione mentale

“Non si può parlare con Dio se non si sa stare un po’ in solitudine. La preghiera ha bisogno di solitudine. E’ quindi impossibile essere soli con Dio? E’ quindi impossibile pregare? […] La solitudine non è assenza di coloro che fanno frastuono o rumore, ma è essere affascinati e polarizzati da una Presenza amata. Gli innamorati lo sanno benissimo. Un innamorato entra in una stanza dove ci sono molte persone schiamazzanti e dopo un istante sa già se lei è o no presente. La solitudine non è necessariamente assenza di altri, ma percezione di una presenza. Un frate o una monaca possono essere soli ed avere la cella invasa da demoni. Una donna può avere la casa piena di bambini schiamazzanti ed essere sola perché cerca umilmente come può, anche a singhiozzi, tra mille distrazioni, di coltivare la presenza misteriosa del suo Dio, la coscienza gioiosa del suo sacramento. La solitudine non è assenza di rumore quando Dio non te la concede, non è assenza delle altre persone, se Dio non te la concede, ma è percezione di una presenza alla quale ci si educa. Perfino l’amore, che una donna ha per i suoi vivacissimi bambini, cambia natura se c’è la percezione di una presenza (P. Antonio M. Sicari, Pregare nel mondo, Esercizi Spirituali Lignano Sabbiadoro, 2003).


Crediamo possa ritornare utile il “Breve metodo carmelitano per l’orazione mentale” ripreso da P. Gianni Bracchi.

M.N.


BREVE “METODO CARMELITANO” PER L’ORAZIONE MENTALE

1) LA PREPARAZIONE

Sei davanti a Gesù, realmente presente nell’Eucarestia come era presente nel grembo di Maria: con la sua santa umanità, con la sua onnipotente divinità. Rinnova la tua fede in Gesù: adoralo, confessagli la tua povertà e i tuoi peccati, offrigli il tuo «niente», e, fiducioso nel suo infinito amore misericordioso, digli che lo ami.

2) LA LETTURA

Il testo sacro che stai leggendo ti introduce alla meditazione, ti suggerisce le prime parole di un dialogo unico e irripetibile che Gesù vuole avere con te. Hai davanti agli occhi il Crocifisso: è a lui che ti puoi rivolgere. La «lettura» deve durare quanto basta per accenderti in cuore una scintilla d’amore per il tuo Dio e Salvatore. Torna alla «lettura» quando ti accorgi d’esserti distratto, per raccoglierti nuovamente con il tuo Dio. La lettura può essere supplita anche da una “preghiera vocale” (Padre nostro, Ave Maria): prega lentamente, rifletti alle parole che pronunci, ricordando sempre che tu stai parlando con Dio.

3) L’ORAZIONE MENTALE

– Usa l’immaginazione per «rappresentare», dentro di te, il mistero che stai meditando, fissando soprattutto la persona di Gesù. Non affannarti e non perdere tempo in fantasticherie. L’importante è che Gesù si «ri-presenti» alla tua anima e che tu resti «alla Sua presenza» (“Guardiamo Lui che ci guarda”, “ascoltiamo Lui che ci parla”, insegna Santa Teresa d’Avila). Gesù vivo, ora, per te: questo basta.

– La riflessione: rifletti brevemente a quello che stai meditando, per comprendere l’amore che Dio ti porta e quello che egli attende da te.

– Entra presto nel cuore della preghiera: il «colloquio affettivo». Lascia parlare il Signore: ascoltalo e rispondigli. Stai con Gesù, nella certezza che è veramente presente: il Suo desiderio di stare con te è infinitamente grande. Non c’è bisogno di molte parole: amare e sapersi amati, scambiandosi espressioni d’amore.
– Il ringraziamento: in un vero dialogo d’amore non devi mai dimenticare di ringraziare per il dono che Dio ti fa di sé stesso e per tutti i doni che ti sta facendo proprio mentre Lo preghi.

– L’offerta: un dialogo d’amore tende per sua natura al dono. E non c’è nulla di più gradito a Dio che “il dono di te stesso”: l’offerta di te è perciò il culmine della preghiera. E’ il momento del “proposito”: per offrirgli tutto comincia ad offrirgli qualcosa, ad offrirgli ogni volta qualcosa in più. E non dimenticare poi di verificare se hai mantenuto il proposito precedentemente fatto
 
– La domanda: un dialogo affettuoso col Signore non può concludersi senza che gli domandi ciò che più ti sta a cuore. Dio è contento – come noi d’altronde! – quando gli si chiede aiuto. Chiedi con umiltà, con fiducia, con abbandono; sempre dicendo: “Sia fatta la tua volontà”.

* * *
Così l’orazione può essere conclusa: ma la sua amicizia non ha mai fine!

 

 

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