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Autenticità della Risurrezione di Cristo

di P. Agostino PAPPALARDO, Ocd

RIDESTATO DAVVERO, CON IL SUO CORPO REALE

Tutto l’Avvenimento cristiano ha la sua origine nella comunicazione di una notizia sbalorditiva, mai udita prima, unica nella storia umana, proclamata nella città di Gerusalemme un mattino dell’anno Trenta circa. Alcuni uomini hanno gridato questo annuncio: «EGHERTE », «SI  E’ RIDESTATO, RIALZATO»: L’Uomo   che abbiamo visto soffrire in modo sconvolgente e che è stato processato, giustiziato a un patibolo infame, crocifisso fuori dalle mura, morto sotto i nostri occhi e seppellito,  E’ RISORTO,  E’ VIVO PIU CHE MAI!!! Noi siamo Cristiani veri quando accogliamo questa notizia.

E’ la base, il nucleo fondamentale di tutto l’edificio della fede e del nostro vivere e sperare, riguardo a noi stessi, al mondo: Gesù di Nazaret, dopo essere morto veramente, oggi è veramente, vivo con quel Corpo. E’ un fatto accaduto non idealmente, non  simbolicamente ecc. , ma realmente:  i discepoli non erano stati per nulla capaci di  prevedere e di capire questo, quando lo stesso Gesù ne aveva parlato in alcune predizioni; un fatto che non si aspettavano per nulla, da cui sono stati come travolti:  un avvenimento che ha preceduto il loro pensare, il loro volere. Un fatto molto più grande di loro, da cui furono raggiunti dentro un rapporto umano, di profonda amicizia, che veniva ripreso  dallo stesso Gesù, negli incontri pasquali col suo vero Corpo;  erano sbalorditi, spiazzati dall’avvenimento:  fuoriusciva da qualsiasi schema, da ogni legge storica; un evento irriducibile a qualsiasi interpretazione che voglia riportarlo alla serie delle invenzioni o suggestioni  religiose, mentali, psicologiche, ecc..  Circa cinquecento persone  vedono quell’uomo risorto: E’  un evento che ha  un carattere concreto, decisivo, irreversibile. 

SOLTANTO UN EVENTO COSI’ POTEVA CAMBIARE LA VITA DI MOLTI

Un protagonista della storia, Giovanni Crisostomo (Patriarca di Costantinopoli e Padre illustre della Chiesa, vissuto tra IV e V sec.) domandava e spiegava in una sua omelia, a proposito della  debolezza di Dio più forte degli uomini e manifestata nel coraggio inedito dei primi apostoli : «… come poteva venire in mente a dodici poveri uomini, e per di più ignoranti…, di intraprendere una simile opera? Essi forse mai erano entrati in una città o in una piazza. E allora come potevano pensare di affrontare tutta la terra? Che fossero paurosi e pusillanimi l’afferma chiaramente chi scrisse la loro vita senza dissimulare nulla e senza nascondere i loro difetti… Costui, dunque, racconta che quando Cristo fu arrestato dopo tanti miracoli compiuti, tutti gli apostoli fuggirono e il loro capo lo rinnegò. Come si spiega allora che tutti costoro, quando il Cristo era ancora in vita, non avevano saputo resistere a pochi giudici, mentre poi, giacendo lui morto e sepolto e, secondo gli increduli, non risorto, e quindi non in grado di parlare, avrebbero ricevuto da lui tanto coraggio da schierarsi vittoriosamente contro il mondo intero? Non avrebbero piuttosto dovuto dire: E adesso? Non ha potuto salvare se stesso, come potrà difendere noi?…  come potrà tenderci la mano da morto? In vita non è riuscito a conquistare una sola nazione, e noi, col solo suo nome, dovremmo conquistare il mondo? Non sarebbe da folli non solo mettersi in simile impresa, ma perfino solo pensarla?  È evidente perciò che, se non lo avessero visto risuscitato e non avessero avuto una prova inconfutabile della sua potenza, non si sarebbero esposti a tanto rischio »  (da Giovanni Crisostomo Omelie sulla Prima lettera ai Corinzi) . 

UN’ESPLOSIONE DI VITA DAGLI EFFETTI CONTINUI, PERMANENTI

Nel memorabile Intervento al Convegno della Chiesa Italiana, celebrato a Verona sette  anni fa,  Papa Benedetto XVI  dichiarava: “La Risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori. Nello stesso tempo essa non è affatto un semplice ritorno alla nostra vita terrena; è invece la più grande “mutazione” mai accaduta, il “salto” decisivo verso una dimensione di vita profondamente nuova, l’ingresso in un ordine decisamente diverso, che riguarda anzitutto Gesù di Nazareth, ma con Lui anche noi, tutta la famiglia umana, la storia e l’intero universo:  per questo la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall’inizio e fino alla fine dei tempi”.  Il fatto di Gesù ridestatosi dal regno dei morti e vivo per sempre ha un carattere concreto e decisivo nel senso che:  1. E’ un Evento unico. Tra tutte le grandi figure della storia e i fondatori di religioni soltanto di Gesù Cristo viene affermato da parte di molti testimoni  che è morto sul serio e con altrettanta verità  è tornato alla vita, con una potenza illimitata: questo asseriscono con piena certezza, a costo anche di morire, quegli stessi discepoli che nei giorni della Passione, e ancora dopo, erano soltanto incerti, impauriti e fuggitivi (e il colmo:  poco tempo dopo affermerà ovunque la stessa certezza proprio uno dei  più  feroci nemici dei Cristiani, Saulo di Tarso, costretto dai fatti a verificare che quell’Uomo, un giorno  incontrato davvero vivo, è “la pienezza della Divinità corporalmente presente”).  2. E’un Evento provocatorio,  perché mette i credenti in uno stato invalicabile: agli occhi dei non credenti  testimoniano  un fatto strano,  assurdo, “folle”.  3. E’ un Evento “non trattabile”, non si può ridurre, addomesticare: può essere solo accettato o respinto;  non conosce  soluzione di  mezzo. 4. E’ un Evento trasformante: se un uomo morto duemila anni fa su una croce è vivo per sempre, allora tutte le prospettive sulla vita, sull’uomo, sulla realtà, vengono capovolte e nasce una visione nuova delle cose, una vita radicalmente nuova.

 

La certezza che Gesù è vivo  – spiega  Giacomo Biffi –  non può mai  essere confinata tra le cose risapute, ovvie, scontate, di cui a un certo punto possiamo fare a meno di trattarne;  è una convinzione troppo differente, eterogenea, rispetto alla mentalità degli uomini. E’ una certezza che sbalordisce,  inquieta di continuo.  Per tutto questo Benedetto XVI poteva affermare che il mistero cristiano è “un grande mistero” che trova nella risurrezione del  Cristo “il suo compimento e insieme l’anticipazione e il pegno della nostra speranza”.  Ma “la cifra di questo mistero – sosteneva  lucidamente il Papa – è l’amore e soltanto nella logica dell’amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso: Gesù Cristo risorge dai morti perché tutto il suo essere è perfetta e intima unione con Dio, che è l’amore davvero più forte della morte. Egli era una cosa sola con la Vita indistruttibile e pertanto poteva donare la propria vita lasciandosi uccidere, ma non poteva soccombere definitivamente alla morte:… nell’Ultima Cena egli ha anticipato e accettato per amore la propria morte in croce, trasformandola così nel dono di sé…, dono che ci dà la vita, ci libera e ci salva. La sua risurrezione è stata dunque come un’esplosione di luce, un’esplosione dell’amore che scioglie le catene del peccato e della morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra continuamente nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé” (Benedetto XVI, 4° Convegno della Chiesa Italiana. Verona, 19 Ottobre 2006).

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