Pellegrinaggio “Madre del bell’amore”

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Domenica 13 maggio 2007
“MADRE DEL BELL’AMORE”
  XXIX pellegrinaggio mariano

Invitiamo con gioia chiunque abbia intenzione di vivere una giornata di preghiera e di comunione con il Signore.

Le iscrizioni sono aperte fino a giovedì 3 Maggio 2007 con la possibilità di prenotare il servizio pullman con partenza da Brescia e da Adro.

Per ulteriori informazioni:

  • Segreteria Tel 030/2400939 (dalle 17.30 alle 19.30);
  • Scuola Madonna della Neve di Adro: 030/7357307 (dalle 8.00 alle 17.30);

LETTERA DEL PAPA GIOVANNI PAOLO II

ALLE FAMIGLIE

La Madre del bell’amore

20. La storia del « bell’amore » prende inizio dall’Annunciazione, in quelle mirabili parole che l’angelo ha rivolto a Maria, chiamata a diventare la Madre del Figlio di Dio. Con il « sì » di Maria, Colui che è « Dio da Dio e Luce da Luce » diventa figlio dell’uomo; Maria è sua Madre, senza cessare di essere la Vergine che « non conosce uomo » (cfr Lc 1,34). Come Madre-Vergine, Maria diventa Madre del bell’amore. Questa verità è rivelata già nelle parole dell’Arcangelo Gabriele, ma il suo pieno significato sarà confermato e approfondito man mano che Maria seguirà il Figlio nel pellegrinaggio della fede.

La « Madre del bell’amore » fu accolta da colui che, secondo la tradizione d’Israele, era già suo sposo terreno, Giuseppe, della stirpe di Davide. Egli avrebbe avuto diritto di pensare alla promessa sposa come alla moglie sua e alla madre dei suoi figli. Dio interviene, però, in questo patto sponsale con la propria iniziativa: « Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in lei viene dallo Spirito Santo » (Mt 1,20). Giuseppe è consapevole, vede con i propri occhi che in Maria è concepita una nuova vita che da lui non proviene e pertanto, da uomo giusto, osservante della legge antica, che nel suo caso imponeva l’obbligo del divorzio, vuole sciogliere in forma caritatevole il suo matrimonio (cfr Mt 1,19). L’angelo del Signore gli fa sapere che ciò non sarebbe secondo la sua vocazione, anzi sarebbe contrario all’amore sponsale che lo unisce a Maria. Questo reciproco amore sponsale, per essere pienamente il « bell’amore », esige che egli accolga Maria e il Figlio di lei sotto il tetto della sua casa, a Nazaret. Giuseppe ubbidisce al messaggio divino e agisce secondo quanto gli è stato comandato (cfr Mt 1,24). È grazie anche a Giuseppe che il mistero dell’Incarnazione e, insieme ad esso, il mistero della Santa Famiglia, viene inscritto profondamente nell’amore sponsale dell’uomo e della donna e indirettamente nella genealogia di ogni famiglia umana. Ciò che Paolo chiamerà il « grande mistero » trova nella Santa Famiglia la sua espressione più alta. La famiglia si colloca così veramente al centro della Nuova Alleanza.

Si può dire anche che la storia del « bell’amore » è iniziata, in un certo senso, con la prima coppia umana, con Adamo ed Eva. La tentazione a cui essi cedettero ed il conseguente peccato originale non li privò completamente della capacità del « bell’amore ». Lo si comprende leggendo, ad esempio nel Libro di Tobia, che gli sposi Tobia e Sara, nel definire il senso della loro unione, si richiamano ai progenitori Adamo ed Eva (cfr Tb 8,6). Nella Nuova Alleanza, lo testimonia anche san Paolo parlando di Cristo come nuovo Adamo (cfr 1 Cor 15,45): Cristo non viene a condannare il primo Adamo e la prima Eva, ma a redimerli; viene a rinnovare ciò che nell’uomo è dono di Dio, quanto in lui è eternamente buono e bello e che costituisce il substrato del bell’amore. La storia del « bell’amore » è, in certo senso, la storia della salvezza dell’uomo.

Il « bell’amore » prende sempre inizio dalla autorivelazione della persona. Nella creazione Eva si rivela ad Adamo, come Adamo si rivela ad Eva. Nel corso della storia le nuove coppie umane si dicono reciprocamente: « Cammineremo insieme nella vita ». Così ha inizio la famiglia come unione dei due e, in forza del Sacramento, come nuova comunità in Cristo. L’amore, perché sia realmente bello, deve essere dono di Dio, innestato dallo Spirito Santo nei cuori umani ed in essi continuamente alimentato (cfrRm 5,5). Ben consapevole di ciò, la Chiesa nel sacramento del matrimonio domanda allo Spirito Santo di visitare i cuori umani. Perché sia veramente il « bell’amore », dono cioè della persona alla persona, deve provenire da Colui che è Dono Egli stesso e fonte di ogni dono.

Così avviene nel Vangelo per quanto concerne Maria e Giuseppe, che, alle soglie della Nuova Alleanza, rivivono l’esperienza del « bell’amore » descritto nel Cantico dei Cantici. Giuseppe pensa e dice di Maria: « Sorella mia, Sposa » (cfr Ct 4,9). Maria, Madre di Dio, concepisce per opera dello Spirito Santo, dal quale proviene il « bell’amore », che il Vangelo delicatamente colloca nel contesto del « grande mistero ».

Quando parliamo del « bell’amore », parliamo per ciò stesso della bellezza: bellezza dell’amore e bellezza dell’essere umano che, in virtù dello Spirito Santo, è capace di tale amore. Parliamo della bellezza dell’uomo e della donna: della loro bellezza come fratelli o sorelle, come fidanzati, come coniugi. Il Vangelo chiarisce non soltanto il mistero del « bell’amore », ma anche quello non meno profondo della bellezza, che è da Dio come l’amore. Sono da Dio l’uomo e la donna, persone chiamate a diventare un dono reciproco. Dal dono originario dello Spirito « che dà la vita » scaturisce il dono vicendevole di essere marito o moglie, non meno del dono di essere fratello o sorella.

Tutto questo trova conferma nel mistero della Incarnazione, divenuto, nella storia degli uomini fonte di una bellezza nuova che ha ispirato innumerevoli capolavori artistici. Dopo il severo divieto di raffigurare il Dio invisibile con delle immagini (cfr Dt 4,15-20), l’epoca cristiana ha, al contrario, offerto la rappresentazione artistica del Dio fatto uomo, di Maria sua Madre e di Giuseppe, dei Santi dell’Antica e Nuova Alleanza, e in genere dell’intera creazione redenta da Cristo, inaugurando in tal modo un nuovo rapporto col mondo della cultura e dell’arte. Si può dire che il nuovo canone dell’arte, attento alla dimensione profonda dell’uomo e al suo futuro, prende inizio dal mistero dell’Incarnazione di Cristo, ispirandosi ai misteri della sua vita: la nascita a Betlemme, il nascondimento a Nazaret, il ministero pubblico, il Golgota, la risurrezione, il ritorno finale nella gloria. La Chiesa è consapevole che la sua presenza nel mondo contemporaneo e, in particolare, che il suo contributo e sostegno alla valorizzazione della dignità del matrimonio e della famiglia, sono strettamente legati allo sviluppo della cultura; di ciò giustamente si preoccupa. Proprio per questo la Chiesa segue con sollecita attenzione gli orientamenti dei mezzi di comunicazione sociale, il cui compito è quello di formare oltre che di informare il grande pubblico. Ben conoscendo l’ampia e profonda incidenza di tali mezzi, essa non si stanca di mettere in guardia gli operatori della comunicazione dai pericoli della manipolazione della verità. Quale verità può esserci, infatti, nei films, negli spettacoli, nei programmi radio-televisivi nei quali dominano la pornografia e la violenza. È un buon servizio, questo, alla verità sull’uomo? Sono interrogativi ai quali non possono sottrarsi gli operatori di questi strumenti ed i vari responsabili della elaborazione e commercializzazione dei loro prodotti.

Grazie ad una simile riflessione critica la nostra civiltà, che pur registra tanti aspetti positivi sul piano sia materiale che culturale, dovrebbe rendersi conto di essere, da diversi punti di vista, una civiltà malata, che genera profonde alterazioni nell’uomo. Perché si verifica questo? La ragione sta nel fatto che la nostra società s’è distaccata dalla piena verità sull’uomo, dalla verità su ciò che l’uomo e la donna sono come persone. Di conseguenza, essa non sa comprendere in maniera adeguata che cosa veramente siano il dono delle persone nel matrimonio, l’amore responsabile al servizio della paternità e della maternità, l’autentica grandezza della generazione e dell’educazione. È allora esagerato affermare che i mass media, se non sono orientati secondo i sani principi etici, non servono la verità nella sua dimensione essenziale? Ecco, dunque, il dramma: i moderni strumenti della comunicazione sociale sono soggetti alla tentazione di manipolare il messaggio, rendendo falsa la verità sull’uomo. L’essere umano non è quello reclamizzato dalla pubblicità e presentato nei moderni mass media. È molto di più, come unità psico-fisica, come tutt’uno di anima e di corpo, come persona. È molto di più per la sua vocazione all’amore, che lo introduce come maschio e femmina nella dimensione del « grande mistero ».

Maria è entrata per prima in questa dimensione, e vi ha introdotto pure il suo sposo Giuseppe. Essi sono così diventati i primi esemplari di quel bell’amore che la Chiesa non cessa di invocare per la gioventù, per i coniugi e per le famiglie. E quanti fra questi si uniscono con fervore a tale preghiera! Come non pensare alle moltitudini di pellegrini, anziani e giovani, che accorrono nei santuari mariani e fissano lo sguardo sul volto della Madre di Dio, sul volto dei membri della Santa Famiglia, sui quali si riflette tutta la bellezza dell’amore donato da Dio all’uomo?

Nel Discorso della Montagna, ricollegandosi al sesto comandamento, Cristo proclama: « Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore » (Mt 5,27-28). In rapporto al Decalogo, teso a difendere la tradizionale compattezza del matrimonio e della famiglia, queste parole segnano un grande balzo in avanti. Gesù va alla fonte del peccato di adulterio: essa risiede nell’intimo dell’uomo e si manifesta in un modo di guardare e di pensare che è dominato dalla concupiscenza. Mediante la concupiscenza l’uomo tende ad appropriarsi di un altro essere umano, che non è suo, ma che appartiene a Dio. Mentre si rivolge ai suoi contemporanei, Cristo parla agli uomini di tutti i tempi e di tutte le generazioni; parla, in particolare, alla nostra generazione, che vive nel segno di una civiltà consumistica ed edonistica.

Perché Cristo nel Discorso della Montagna si pronuncia in modo così forte ed esigente? La risposta è quanto mai chiara: Cristo vuole garantire la santità del matrimonio e della famiglia, vuole difendere la piena verità sulla persona umana e sulla sua dignità.

È solo alla luce di questa verità che la famiglia può essere fino in fondo la grande « rivelazione », la prima scoperta dell’altro: la vicendevole scoperta degli sposi e, poi, di ogni figlio o figlia che nasce da loro. Quanto i coniugi si giurano reciprocamente, di essere cioè « fedeli sempre nella gioia e nel dolore e di amarsi e onorarsi tutti i giorni della vita », è possibile solo nella dimensione del « bell’amore ». L’uomo d’oggi non può imparare questo dai contenuti della moderna cultura di massa. Il « bell’amore » s’impara soprattutto pregando. La preghiera, infatti, comporta sempre, per usare un’espressione di san Paolo, una sorta di interiore nascondimento con Cristo in Dio: « la vostra vita è ormai nascosta con Cristo in Dio » (Col 3,3). Soltanto in un simile nascondimento opera lo Spirito Santo, sorgente del bell’amore. Egli riversa quest’amore non solo nel cuore di Maria e di Giuseppe, ma anche nei cuori degli sposi, disposti ad ascoltare la parola di Dio e a custodirla (cfr Lc 8,15). Il futuro di ogni nucleo familiare dipende da questo « bell’amore »: amore reciproco dei coniugi, dei genitori e dei figli, amore di tutte le generazioni. L’amore è la vera fonte dell’unità e della forza della famiglia.

(1994 – ANNO DELLA FAMIGLIA)