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35° Pellegrinaggio Mariano

35° Pellegrinaggio Mariano
PORTA DELLA FEDE

Attraverso le colline e i vigneti della Franciacorta, per chi parte dal santuario della Stella di Cellatica; lungo le rive del fiume Oglio, per chi inizia dalla chiesetta romanica di S. Alessandro in Canzanica, nel territorio di Adrara S. Martino. È lungo queste strade che si rinnova il tradizionale pellegrinaggio mariano a piedi verso il santuario della Madonna della Neve. È la 35° edizione, quella di quest’anno – «nel mezzo del cammin di nostra vita», direbbe padre Dante –, ma la freschezza che viene dalla vita della Chiesa mantiene giovane un gesto con il quale il popolo cristiano ha sempre manifestato il suo affetto per Cristo e la sua Vergine Madre.
In questo «Anno della fede» siamo accompagnati dalle parole del documento di indizione di Benedetto XVI: «La porta della fede che introduce alla vita di comunione con Dio e permette l’ingresso nella sua Chiesa è sempre aperta per noi. È possibile oltrepassare quella soglia quando la Parola di Dio viene annunciata e il cuore si lascia plasmare dalla grazia che trasforma. Attraversare quella porta comporta immettersi in un cammino che dura tutta la vita» (Porta fidei 1).

E non possiamo non imparare dalla fede di Maria: quella con cui ella accolse la parola dell’Angelo e credette all’annuncio che sarebbe divenuta Madre di Dio nell’obbedienza della sua dedizione. Quella fede che vide proclamata da Elisabetta  e a cui rispose con il canto di lode all’Altissimo per le meraviglie che compiva in quanti si affidano a Lui. Quella fede con cui seguì il Signore nella sua predicazione e rimase con Lui fin sul Golgota. Quella fede con cui Maria assaporò i frutti della risurrezione di Gesù e, custodendo ogni avvenimento nel suo cuore, lo trasmise ai Dodici riuniti con lei nel Cenacolo per ricevere lo Spirito Santo.
Ma la Provvidenza divina non finisce mai di sorprenderci, e il nuovo pontefice, Papa Francesco, ha restituito un nuovo accento educativo all’immagine della porta. E allora varcare questa porta significa entrare sempre più nella logica di Dio, espressa in modo eloquente nella croce, la logica dell’amore e del dono di sé che porta alla vita. Per questo «seguire, accompagnare Cristo, rimanere con Lui esige un “uscire”. Uscire da se stessi, da un modo di vivere la fede stanco e abitudinario, dalla tentazione di chiudersi nei propri schemi che finiscono per chiudere l’orizzonte dell’azione creativa di Dio».
E quel Signore che è uscito da se stesso per venire in mezzo a noi, per portarci la sua misericordia che salva e dona speranza, ci invita a seguirlo, non accontentandoci di restare nel recinto delle novantanove pecore, per cercare con Lui la pecorella smarrita, quella più lontana.
E il Papa ci ha spiegato che questo tempo di grazia che il Signore ci dona è perché apriamo «le porte del nostro cuore, della nostra vita, delle nostre parrocchie, dei movimenti, delle associazioni», ed “usciamo” incontro agli altri, facendoci loro vicini per portare la luce e la gioia della nostra fede. «Uscire sempre! – insiste Papa Francesco –. E questo con amore e con la tenerezza di Dio, nel rispetto e nella pazienza, sapendo che noi mettiamo le nostre mani, i nostri piedi, il nostro cuore, ma poi è Dio che li guida e rende feconda ogni nostra azione».
Per questo il segno di un giorno di cammino è per accompagnare il cammino di ogni giorno.

 

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