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Gli Esercizi dei nostri Studenti

«Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i suoi amici. Voi siete miei amici se fate ciò che vi comando. Non vi chiamo più servi,perché il servo non sa ciò che fa il suo padrone. Vi ho chiamato amici, perché tutto quello che ho udito dal Padre mio ve l’ho fatto conoscere» (Gv 15,12-15).

Gli Esercizi Spirituali sono un “combattimento” per il cambiamento. Le regole di questo combattimento sono: FIDUCIA, OBBEDIENZA, PRECISIONE. Dobbiamo mettere da parte tutto ciò che è superfluo. E’ un combattimento, questo, che ha per tema la vita perché cresca in prospettiva, entusiasmo, ideale.
Che onore e che bellezza combattere sotto lo sguardo di Cristo.
C’è un nemico, un virus, che ci attacca dal di dentro e tende a soffocare il desiderio, tende a strangolare l’anima: è l’ABITUDINE. L’abitudine a starsene rintanati dentro le quattro false mura, l’abitudine a non faticare, al non sacrificio.

“L’abitudine, mostro che uccide l’attenzione” (Shakespeare “Amleto”).

Dobbiamo essere pronti a metterci in gioco! Non siamo così squallidi come certa letteratura e informazione ci descrive, non siamo schiavi della moda. Per ciascuno di noi c’è stato “Uno” che ha versato fino all’ultima goccia di sangue, per cui non è lecito buttarsi via. Qualcuno ci ha chiamati amici!
L’amicizia quando è vera è come la terra che riceve la fecondità dell’acqua.
Questa storia nuova è prima delle nostre scelte, della nostra coerenza. Così Zaccheo (Luca 19,28) si imbatte nello sguardo di Cristo mentre era carico di peccati. Gesù non aspetta che tu diventi un bravo ragazzo, ma ti prende così come sei e ti chiede: “Vuoi essere mio amico?”. Invece il giovane ricco (Matteo 19,16-22) se ne va senza nome e senza storia, come un numero anonimo.

Tre parole sono necessarie all’amicizia: POVERTA’, OBBEDIENZA, VERGINITA’.
Quando si incontra davvero Cristo si è come degli innamorati che non si saziano mai.

– C’è una differenza tra l’amore e l’amicizia: l’amore può esserci, anche se non è ricambiato. L’amicizia nasce quando l’amore è ricambiato ed entra dentro  le pieghe di ogni rapporto.
– Esiste un’amicizia formale: è formale tutto ciò che non si preoccupa della mia vita e di quella dell’altro. L’amicizia formale è lo stare insieme per un motivo diverso dal dono.
– L’amicizia elettiva contiene una scelta, rappresenta un salto di qualità perché è totale, pura, esemplare. E’ la cura reciproca della vocazione di ciascuno. L’amicizia elettiva è di più della somma di tutti gli amici. Quando gli amici deludono chiamano all’UNICO VERO AMICO che non delude mai. L’amicizia elettiva è totale, ha qualcosa di divino, è lo spazio che Dio si è riservato per manifestarsi. Anche l’incontro con l’altro apre alla totalità.
– L’ amicizia cristiana è l’unica amicizia non formale e quindi elettiva. Non è  un’amicizia per particolari. E’ l’amore di Cristo che ci ha messi insieme. L’amicizia cristiana ha una guida che apre la strada ad una meta.
– L’amicizia è vera non perché c’è un sentimento intenso, non perché è senza difficoltà… l’amicizia è vera perché ogni giorno è riplasmata dalla grazia che ci ha messo insieme, ogni giorno rinasce dalla preghiera; è vera quando rappresenta lo spazio e il luogo che Dio riserva per se, dove ognuno è unico e necessario.
– La verità dell’amicizia fiorisce tra l’intimità e la profondità che c’è tra me e Cristo. L’amicizia è vera quando è segno di Cristo ed è gestita dallo Spirito Santo.

Povertà, la prima delle tre parole necessarie all’amicizia.

Povertà : la prima parola dell’alfabeto della felicità e dell’amicizia. Corrisponde non alla fatica del lasciare ma alla gioia dell’afferrare!
L’uomo è metafisicamente povero. Nessuno di noi si è dato la vita, ma questa e l’esistenza ci sono date come creazione.
“Tu sei un pensiero eterno di Dio, tu sei un palpito del cuore di Dio”.
Viviamo nell’epoca delle passioni tristi: se tutto sembra possibile, allora più nulla è reale e si cade nella sfera del virtuale. I giovani di oggi non possiedono una concezione valida dell’uomo, per questo cadono in balia del primo “venditore di felicità”. Molti giovani non cercano la verità ma soltanto qualcosa che li suggestioni!

– Bisogna riscattare le parole ricchezza e povertà : io sono la ricchezza di Dio! Non ci si crogiola nel nulla, ma bisogna perdersi nel suo infinito tutto e riscattare la nostra povertà amata.
– Dobbiamo accostarci in modo umile e discreto ai poveri e alla povertà. Il bisogno è lo specchio della ricchezza, della nostra domanda.
– Il miracolo di un amore povero : il figlio di Dio si fece povero nella compagnia dei pescatori, si fece povero nel donare tutto.
I sacramenti sono il modo storico con cui Gesù si inginocchia davanti a noi poveracci. L’amore è povero, perché si dona senza trattenere nulla. Bisogna imparare a staccare il naso dal quadro insulso che ci circonda. Distacchiamoci da quei luoghi che sono un supermercato del superfluo; custodiamo immaginazioni buone, coltiviamo buoni giudizi.
– Ma cosa ci si guadagna?
Ci si guadagna una ricca povertà :
Venir liberati da una vuota condotta e appartenere con fierezza al popolo di Dio;
Crescere nella fede, nella speranza e nella carità (la CARITA’ è lo sguardo appassionato alla realtà!);
La letizia e la gioia nel portare i pesi gli uni degli altri;
La gioia di affermare la ricchezza infinita e sacra di ogni creatura;
La responsabilità di affrontare i libri, lo studio, per amore: amare la libertà più di se stessi e studiare per scoprire la verità;
La responsabilità del benessere proprio e altrui. La Scuola di Cristianesimo è l’alternativa al modo di pensarla come tutti (stiamo attenti all’anoressia spirituale!);
La disponibilità a condividere il bisogno altrui : la CARITATIVA come gesto educativo che ha di mira il mio cuore e la mia mente;
La libera scelta di offrire parte dei tuoi soldi perché diventino nostri (la DECIMA). Ciò che ci trae spesso in inganno è pensare che la felicità sia “monetizzabile”;
L’accettare i limiti, sentimento della propria fragilità, che diventano lo slancio con cui ci si abbandona alla grazia e all’amore di Cristo e di sua Madre.

Che cosa ci rende ricchi?
La ricchezza di una persona… quel nulla che eravamo è stato reso ricco! Tutto ciò che sei non è forse un dono? Allora perché ti vanti narcisisticamente di ciò che ti è stato regalato?

Obbedienza

Obbedienza, parola che ci pone subito l’interrogativo: Che ne è della tua intelligenza? A chi dirai di si?
Bisogna essere stupidi per credere che libertà non voglia dire obbedienza. Il contrario dell’obbedienza è la SORDITA’. Se si è sordi la  libertà diventa narcisista e quindi narcotica.

Narciso, il bellissimo giovane che secondo il mito narrato da Ovidio nelle Metamorfosi  venne condannato, da Nemesi, ad innamorarsi della sua immagine riflessa nell’acqua. Resosi conto dell’impossibilità del suo amore Narciso si lasciò morire e fu tramutato nell’omonimo fiore dal profumo inebriante. Molti riconducono l’etimologia di narciso e narcotico alla stessa radice greca “narke”;(sopore).

“Se noi cerchiamo l’obbedienza è perché senza di essa non abbiamo le mani per afferrare l’amore” (Madeleine Delbrêl).

Obbedienza è:
– Il “si” detto all’amore;
– Il “si” detto alla propria vocazione;
– Il “si” che i genitori e i figli si scambiano dentro il grande abbraccio di Dio;
– Il “si” vocazionale dei ragazzi che non giocano col “si-no” nelle esperienza determinanti della loro crescita;
– Il “si” di chi studia con passione e responsabilità;
– Il “si” di chi comincia la giornata con cuore lieto e grato e la conclude con riconoscenza, senza lamenti;
– Il “si” di chi ama la verità più di se stesso e non si comporta da servo del potere;
– Il “si” di chi sbaglia, eppure si rialza e non ha paura di cambiare;
– Il “si” di chi ogni giorno si riserva uno spazio di preghiera per ascoltare Gesù che gli parla;
– Il “si” lieto di chi si fa trovare al proprio posto quando il Signore giunge.

L’obbedienza è l’intelligenza che dice di si alla Verità. L’uomo non è un oggetto che si compra e che si vende, l’uomo ha un cuore che si riempie dello Spirito di Cristo.

Verginità

Verginità, sigillo della grandezza dell’uomo, parola che viene derisa, guardata con sospetto. Parola che risponde alla domanda : Che ne è del tuo cuore?
Il nostro cuore ha una capacità infinita di amare, che nessuno può colmare. Verginità è il discrimine tra un uomo che si dona e un uomo che si vende, tra un corpo signore e un corpo schiavo.
Senza i passi che stiamo facendo non si costruiscono uomini e donne grandi!
La verginità è ciò che permette il possesso vero. In Platone la differenza sessuale è vissuta come una punizione. Nella Bibbia, invece, vi è Adamo, indifferenziato e dalla sua costola Dio gli presenta come ricchezza la diversità, la sessualità. Il miracolo di un corpo capace di esprimere amore.
La chiesa non è ossessionata dai peccati del sesso. Dio vuole che la sessualità esprima il miracolo di una materia spirituale. La verginità è l’aspetto positivo della povertà: è il volto nuovo dell’uomo, un possesso nuovo delle cose e dell’altro. E’ rispettare la presenza di Cristo in te. Non posso allora con mano avida afferrare il tuo corpo. Coinvolgersi in un rapporto implica il cosmo e la storia .
Il contrario della verginità è la meschinità piccola e malvagia. NON LASCIAMOCI USARE, non permettiamo ad un altro di trattarci come un oggetto! L’amore è un lavoro serio. L’amore è vero quando una persona è per l’altra totalmente. Ma che vita sarebbe una vita dove un uomo non è con te  e per te per sempre? Chi ti ama davvero si preoccupa sempre che tu sia sempre ciò che devi essere.
Ed io come voglio amare? Come voglio essere amato?

Appunti trascritti da Silvia Cascino e Francesco Lo Re (Palermo)

 

 

 

 

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