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Gli amici del MEC americano raccontano gli Esercizi

Questo inizio ci aiuterà a crescere. Alcuni di noi non sempre sono stati fedeli alla celebrazione infrasettimanale della S. Messa, adesso vogliamo impegnarci di più [la giovane amica si commuove, ndr].
Non importa dove siamo, se in America o in Italia, facciamo parte di un’unica famiglia; la cosa più importante è fare comunità con gli altri. Questo abbiamo imparato agli Esercizi spirituali. Questa è adesso la nostra missione, non ci è chiesto di fare cose particolari, vogliamo pensare e fare di più. “Se ci sei TU (ricordava Baiba nel suo intervento all’Assemblea le parole di P. Antonio)  noi siamo molti”!

Qui agli esercizi mi sono sentito a casa mia. Mi ha colpito molto la riflessione di P. Antonio quando parlava dell’obbedienza e della verginità. In America il concetto di obbedienza non è facilmente accettato. Alcuni di noi sono guariti spiritualmente. Ci è piaciuta molto anche la riflessione dettata da Lella. La presenza tra di noi di P. Roberto è stata provvidenziale. Ho visto la Chiesa da un altro punto di vista; osservare tante persone, riunite insieme nel nome del Signore, è stata una esperienza notevole.

Penso anche alla nostra realtà americana, spesso siamo distanti l’uno dall’altro come città, come comunicare agli altri le cose che P. Antonio ci ha detto in questi giorni? La realtà di fede che abbiamo incontrato agli Esercizi è grande; questa è la realtà ecclesiale che vogliamo vivere adesso, tornando a casa, e non un’altra! Siamo chiamati tutti a diventare lievito nella Chiesa.

Siamo rimasti davvero stupiti nel vedere così tanti bambini agli Esercizi, lontani dal computer, dalla televisione o dai videogiochi. Da tempo non ci capitava di osservare dei bambini giocare, rincorrersi tra di loro e stare insieme! Tutto ciò, in America, è sparito!!! Non possiamo fare altro che comunicare agli altri ciò che abbiamo visto a Lignano: la bellezza di questa grande comunione ecclesiale. Questo è un grandissimo dono, questa è la fede vissuta in comunione.

I nostri antenati (spesso provenienti dal meridione italiano) hanno vissuto e ci hanno insegnato in America la fede cattolica. Alcuni di noi ricordano ancora le feste che erano soliti dedicare ai Santi e come tali feste univano la gente. Ogni giorno dovrebbe essere come una festa. I nostri parenti portarono dall’Italia questo modo di vivere la fede. Siamo chiamati a far conosce e a diffondere il carisma carmelitano in America. E’ una nostra responsabilità. Mi sono reso conto che negli incontri di Scuola di Cristianesimo svolti nella nostra Patria le persone sono attratte dall’amicizia e desiderano incontrarsi. Non dobbiamo predicare ma invitare gli altri a vivere una vita di fede nell’ordinarietà quotidiana come faceva Gesù e diventare amici con gli altri per amore di Cristo.

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