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Il “Campo dei miracoli”

P. Rosario Bologna, insieme ad altri responsabili, racconta la vacanza estiva organizzata per gli studenti del Movimento Ecclesiale Carmelitano.

Quando, all’inizio di quest’anno, abbiamo progettato la vacanza estiva per gli studenti non immaginavamo tutto questo. Di certo avevamo dei desideri, e tanti; eravamo sì animati da grandi speranze, ma forse tanta grazia era davvero impensabile. Invece ancora una volta il Signore ci ha stupito, come solo l’Amore gratuito e immeritato sa fare! Gesù promette il centuplo e anche stavolta ce lo ha dato, sin da subito. Eccovi, allora, la storia di quanto è accaduto negli ultimi giorni di luglio presso la scuola “Madonna della neve” di Adro: una storia che riguarda tutti, proprio perché ci insegna e ci ricorda l’unica cosa che veramente vale: la certezza che Gesù è generoso con chi Gli apre il cuore e la fiducia che sempre dobbiamo avere nella Sua Provvidenza.

Un’amicizia al lavoro

Non è mai banale la scelta del tema di una vacanza, soprattutto per una esperienza come quest’ultima sicuramente diversa da tutte le altre vissute finora. Ecco allora che “Un’amicizia al lavoro” ci è sembrato quello più adatto per dei giorni in cui l’amicizia tra i ragazzi e con Gesù era chiamata a crescere nel modo più bello e più pieno: lavorando insieme, incontrando persone bisognose, divertendosi e pregando, cercando Cristo in tutte le cose.
Anche la scelta del luogo non è stata immediata, ma ha trovato tutti noi d’accordo nel momento in cui abbiamo deciso di mettere in primo piano l’unità tra le varie comunità, favorendo la partecipazione del maggior numero di ragazzi; e l’utilizzo della nostra scuola di Adro ci ha permesso così di abbattere le spese garantendo il posto per molti.
Gli studenti hanno accettato sin da subito la sfida che avevamo lanciato. Erano consapevoli che la vacanza non sarebbe stata fatta di solo svago ma li avrebbe visti protagonisti e missionari lì dove il Signore li avrebbe chiamati. Ed ecco, proprio come la pioggia che rinfresca d’estate, arrivare le prime iscrizioni: timide all’inizio e poi entusiastiche col passare del tempo quando il passaparola prende piede e fa aumentare, per contagio, il desiderio di esserci.

Giornata Mondiale della Gioventù
150 alla fine! Rispondono presente Adro, Brescia, Trento, Treviso, Venezia, Roma, la Sicilia tutta e, proprio perché non vogliamo farci mancar nulla, anche Romania e Colombia! Uno sventolare di bandiere e di colori, proprio come a Rio de Janeiro, dove negli stessi giorni si sta svolgendo la Giornata Mondiale della Gioventù con Papa Francesco.
Sì, perché il cuore, la mente e le energie di noi tutti sono stati sintonizzati continuamente con gli altri ragazzi in Brasile. «Andate e fate discepoli tutti i popoli!»: così Francesco si è rivolto ai giovani di tutto il mondo; e noi l’abbiamo seguito lungo tutti i nostri giorni, riprendendo e meditando ogni parola che ci ha rivolto. I nostri ragazzi pian piano hanno imparato che essere missionari significa far movimento, andare nelle “estreme periferie” non solo dove puoi incontrare il bisogno e la sofferenza degli altri; ma anche alle estreme periferie di noi stessi, uscendo dalle nostre facili e comode abitudini, togliendo tutto ciò che è pigrizia, indolenza e pretesa, per scoprire il Signore e la Sua presenza anche lì dove non te lo aspetteresti, fosse anche nell’amicizia che nasce con un altro ragazzo mentre vanghi l’orto o pulisci dei locali.
E gli studenti questa ricchezza l’hanno capita, forse anche di più e più profondamente di tanti adulti: hanno compreso che tra le cose più belle di cui abbiamo fatto esperienza c’è sicuramente quella del lavoro fatto insieme. Certo, molti sono stati impegnati in opere di carità che per alcuni versisono sembrate immediatamente appaganti: il sorriso di un bambino e il “grazie” di una persona che soffre hanno parlato al cuore più di molte parole. Ma c’è stato anche il lavoro nascosto di chi ha sudato per rendere belli e accoglienti alcuni ambienti: lavoro fatto con fatica ma senza lamenti, con la consapevolezza che questo era il campo in cui il Signore stava chiedendo di lavorare. Questo è il Carmelo. Questo è l’amore e la cura di ogni particolareche tanto amiamo nel nostro Movimento.
L’immagine del campo ci ha accompagnati lungo tutto l’arco della vacanza, grazie alle parole del Papa che ha commentato per i giovani la parabola del Seminatore e del terreno. Papa Francesco ci ha ricordato che essere missionari significa sapere che ciascuno di noi è il Campo della Fede di Dio: un campo in cui si semina, un campo in cui ci si allena e un campo in cui siamo chiamati a costruire. E il lavoro di questi giorni è stato proprio quello di aiutare i ragazzi a dissodare il terreno della loro vita, togliendo quelle maschere – spesso frutto della paura di non essere accettati o di restare soli – o quei rovi che impediscono al seme gettato di andare in fondo e portare frutto, portare felicità. E giorno dopo giorno ci siamo accorti di come questo campo sia diventato sempre più lavorabile, sempre più accogliente, sempre più disponibile: te ne accorgevi dalla gioia che traspariva dai volti dopo i momenti di divertimento così come dalle riflessioni e dai silenzi (non certo vuoti) che scaturivano dopo alcuni incontri.

Dalle suore carmelitane del monastero di Cividino
Due, a questo proposito, i momenti più significativi: il primo, presso il monastero delle suore carmelitane di Cividino, è stato assai intenso. Una messa bella! Bella per la chiesa piena zeppa di giovani stipati ovunque e bella per i canti e le musiche preparate dalle nostre sorelle. Il dialogo che si è tenuto successivamente tra le monache e i nostri ragazzi ha toccato punti importanti e centrali per la fede di ogni cristiano. “Come si fa esperienza effettiva di Gesù presente e vivo tra noi?”: questa è stata una delle domande più frequenti alla quale il volto e gli occhi innamorati di ciascuna delle carmelitane hanno risposto con più vigore di ogni parola. Non poche le ragazze che hanno desiderato e sono riuscite ad avere un nuovo incontro con le monache nei giorni successivi… altri semi gettati!

La comunità di recupero Shalom
Un altro momento importante è stato l’incontro con alcune ragazze, dell’età dei nostri, della comunità di recupero “Shalom”: il racconto delle loro vite, con storie di tossicodipendenza, alcolismo, droga e prostituzione, è stato un dono grande fatto alla vita di ciascuno di noi. I nostri ragazzi non sono diversi dagli altri, vivono nello stesso mondo di tutti e toccano con mano, forse più di quanto siamo portati a pensare, tutte queste fatiche. Il sentirsi dire, da alcuni coetanei, che la vita è un dono, che è una sola, che non va sprecata ma affidata a chi veramente ti vuol bene – cioè a chi ha veramente a cuore il tuo cuore – vale più di qualsiasi predica.
Una delle cose più belle che di solito accade nelle nostre vacanze è l’aria di Movimento che si respira. I ragazzi capiscono, più che in altre occasioni, che il MEC è una storia grande! Sono venuti a trovarci degli universitari che hanno pensato una serata di giochi insieme; alcuni giovani lavoratori e amici hanno organizzato un concerto-dance dal vivo con musiche anni ’60, ’70 e ’80; per non parlare di tutte le famiglie e tanti amici che ci hanno aiutato in un servizio così prezioso come quello della cucina. È stato bello vedere la generosità con cui tutto è stato preparato ancor prima che i giorni di vacanza cominciassero. E per di più la cura affinchéuna colazione, piuttosto che una grigliata, un aperitivo o una semplice pastasciutta fossero fatte bene e non mancasse niente ai ragazzi. Una cura che è espressione di un amore, di una passione e di una amicizia che ha i tratti della gratuità di chi vuol bene semplicemente. “Un’amicizia al lavoro”: e i nostri studenti hanno visto proprio questo, degli amici che lavoravano con noi!

Costruire la Chiesa
Questi i miracoli di una vacanza come la nostra, segni semplici eppure evidenti di come il Signore stia benedicendo la nostra storia. E siccome Lui si diverte anche con le cose più pratiche e più quotidiane, come per esempio il denaro, ecco che la Provvidenza ti sorprende, alla fine della vacanza, con un assegno di svariati euro da parte del parroco di Adro per il lavoro svolto dai ragazzi nel suo oratorio e nell’archivio: era la cifra esatta per far andare in pareggio il bilancio della vacanza che fino a qualche momento prima era in rosso! Non accadeva così anche ai Santi? Gesù a S. Teresa d’Avila diceva: “Tu occupati delle mie cose e Io mi occuperò delle tue!”. Così è accaduto anche a noi.
E adesso cosa ci aspetta? L’appuntamento a cui tutti stiamo guardando è Lignano per i nostri Esercizi spirituali. Il campo è stato seminato, ma il Papa ci ricorda che bisogna allenarsi; e i nostri Esercizi sono la palestra che i nostri studenti adesso vogliono frequentare.
Per portare frutti. Per crescere nell’amicizia tra noi e con Lui. Per costruire la Chiesa.

P. Rosario BOLOGNA, Ocd

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