“Ci hai chiamati amici”

 

La presenza dei giovani del MEC alla beatificazione di Giovanni Paolo II
di P. Fabio SILVESTRI

Nessuno ha dimenticato quel suo volto: giovane, sorridente, sofferente. Né qualcuno nel cuore ha perso l’eco – sincera e profonda – delle sue tante vicine parole. Perché a nessuno è sfuggito il suo cammino, compiuto nella storia e nella Chiesa, accompagnato sempre con i gesti di un padre e poi offerto, fino alla fine, con tutta la fragile larghezza del dono.

Domenica prossima, per questo, in tutto il mondo lo ricorderanno. Persino chi vorrebbe ancora contestarlo, forse con una nostalgia che mai riconoscerà come vera. E ognuno come potrà, ognuno da dove gli sarà possibile, ognuno con le sue parole, ma per la sua beatificazione tutti renderanno omaggio a Giovanni Paolo II, che è stato successore di Pietro alla soglia del terzo millennio e – sempre – “pellegrino di Dio”. Amava infatti riconoscersi così: “Sono un viandante sullo stretto marciapiede della terra e non distolgo il mio pensiero dal tuo Volto”.

In mezzo ad un ricordo così vasto e sincero, dunque, anche il MEC ha deciso di testimoniare la sua gratitudine. Una gratitudine “storica” ed ecclesiale, la nostra, per l’appoggio e il riconoscimento che Giovanni Paolo II ha voluto assicurare al fiorire della stagione dei movimenti; ma anche una fraterna gratitudine carismatica, per la speciale sintonia che, in tanti e diversi modi, il papa polacco ha sempre manifestato con il carisma del Carmelo. Per queste ragioni sabato mattina, circa 50 tra universitari e giovani lavoratori di Brescia e Trento, partiranno avendo come meta Roma, nella speranza di riunirsi poi con altri amici lì diretti. Lo faranno consapevoli della non facile “impresa” di poter avvicinare Piazza S. Pietro per la cerimonia di domenica; ma lo faranno, appunto, come e sin dove sarà possibile, anche nel caso in cui si tratterà di restare a distanza. Perché questo gesto vuole essere compiuto un po’ a nome di tutti quelli che non potranno esserci, e attraverso una presenza che ancora una volta dica il sentire ecclesiale della nostra comune esperienza.

Non è stata dunque scelta a caso la scritta che figurerà sullo striscione da esporre: “Ci hai chiamati amici”. Per ricordare il lavoro che da tempo impegna il Movimento sul tema dei consigli evangelici; e, insieme, per rivolgere direttamente queste parole al papa che, se ora le leggerà dal cielo, già sulla terra mai si è stancato di indicare a tutti una misura alta della vita cristiana, una misura mistica, una misura santa. Le parole d’amicizia che Gesù ha rivolto ai suoi discepoli (Gv 15,15), ai primi e a quelli di sempre, diventeranno così l’espressione dell’affetto filiale che tutto il MEC prova per la persona di Giovanni Paolo II, sino alla fine così umana, sino alla fine così grande. E saranno infine l’occasione per sentir riecheggiare nel cuore, ancora una volta, il suo caro e paterno invito: “Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo! Cristo sa cosa c’è dentro l’uomo. Soltanto Lui lo sa!”.

Striscione MEC