“Chi siete venuti a cercare?”

I giovani del MEC a Roma per la beatificazione di Giovanni Paolo II
di Alessandra PELLIZZARI

La mattina di sabato 30 aprile siamo partiti da Trento alle 5.00: eravamo in dieci, tra universitari e giovani lavoratori del MEC. Una volta raggiunti a Brescia, alle 7.00, i nostri amici universitari, che avevano organizzato un pullman per l’occasione, ci siamo lanciati tutti insieme nell’avventura di raggiungere Roma per la Beatificazione di Giovanni Paolo II.

Parlo di “avventura” perché le previsioni giornalistiche avevano già vaticinato un afflusso record alla città, con conseguente difficoltà di circolazione e pressoché totale impossibilità di arrivare in Piazza San Pietro per assistere alla cerimonia. Questo preavviso, però, non ci ha fermato, mossi come eravamo da un desiderio “pazzo” di essere presenti a questo momento, percepito in fondo al cuore come importante. “Cosa siete venuti a cercare?” ci aveva chiesto nel 2000 Giovanni Paolo II alla GMG di Roma: e quella stessa domanda, poi divenuta: “Chi siete venuti a cercare?”, si è riproposta viva a tanti anni di distanza. Oggi come allora noi abbiamo voluto rispondere: “Cristo e la Sua Chiesa!”. Proprio grazie alla persona di Giovanni Paolo II, d’altra parte, alcuni di noi hanno imparato ad amare la Chiesa e l’annuncio di Cristo, perché la nostra giovinezza è stata segnata da parole come queste: “Voi giovani siete il futuro della Chiesa e del mondo, siete la nostra speranza… il vostro cuore cerca con insistenza la Verità… non lasciatevi allontanare da Cristo… l’unica verità della vostra vita!”. In un mondo pieno di risposte facili e di ideologie proposte come tutte egualmente valide, Giovanni Paolo II ha avuto la capacità di raggiungere tanti cuori giovani e di trasmettere il grande tesoro della fede cristiana e dell’amore per la Chiesa. Forse per questo non abbiamo esitato a fare la pazzia di scendere a Roma, nonostante tutto (alcuni momenti, tra la folla e nella notte, sono stati davvero duri!) … per essere all’altezza dell’amore pazzo che Giovanni Paolo II ha dimostrato per Cristo, per la Chiesa, per noi.

Giunti a Roma, dunque, nel pomeriggio di sabato ci siamo concessi un breve giro per la città (Piazza Navona, il Pantheon, Fontana di Trevi), abbiamo raggiunto la parrocchia di S.Crisogono in Trastevere, dove abbiamo cenato verso le 20.00 e ci siamo sistemati per riposare 2/3 ore. Alle 2.30 della notte, infatti, eravamo già incamminati verso piazza San Pietro lungo il Tevere. Giunti all’inizio di via della Conciliazione alle 3.30, abbiamo visto il sorgere dell’alba restando sempre stretti dentro un autentico fiume di persone e bandiere, e siamo poi entrati finalmente in Piazza san Pietro intorno alle 8.30, ottenendo un risultato davvero insperato. Avevamo con noi uno striscione (lungo più di 7m!) con scritto “Ci hai chiamati amici”, per esprimere il sentimento che tutto il Movimento Ecclesiale Carmelitano voleva far giungere, tramite noi, al papa beato, sentimento espresso con le parole stesse di Gesù (Gv 15,15). Al momento della beatificazione, quando lo stendardo con il volto di Giovanni Paolo II è stato scoperto sulla facciata della Basilica, la commozione ha colto tutti, nella cornice di una Piazza San Pietro inondata dal sole e sotto un cielo azzurrissimo, contro ogni previsione meteo. Personalmente… cosa mi ha commosso? La sensazione rinnovata della perdita di questo papa, per noi un po’ anche papà nella fede. E ancora di più la gioia di fronte al compiersi di una vita beata… cioè davanti alle grandi cose che davvero il Signore può fare con noi, con la nostra storia e con ciascuno, se solo glielo permettiamo. E, infine, mi ha commosso un sentimento grande, bello e fiero… cioè la percezione forte di essere, nel nostro movimento, parte viva della Chiesa di Dio. Che il cammino percorso fin qui, allora, prosegua ora per tutti con questo nuovo e prezioso amico in Cielo: Giovanni Paolo II, il nostro Papa Beato!

 

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