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Storia di una pietra

Anche i sassi sono importanti!
Quella che voglio raccontare è la storia di un sasso, né grande né piccolo, non bello, ma nemmeno brutto. Un geologo l’avrebbe definito: roccia metamorfica, di colore bianco traslucido … ma nessuno li capisce mai i geologi, quindi evitiamo di riportare quel che dicono. Semplicemente un sasso, molto simile a tanti altri che si trovano di solito in montagna.

Tutto cominciò una giornata tranquilla. Il sasso se ne stava lì al sole senza che niente e nessuno lo importunasse. Non aveva mai dato particolarmente nell’occhio, così che gli uomini lo avevano sempre ignorato. Molti dei suoi fratelli erano stati portati via ed avevano fatto una brillante carriera: qualcuno era diventato il merlo di una torre, qualcuno parte di una colonna in un famoso tempio, qualcuno il rivestimento di un muro o un bellissimo pavimento. Lui non era mai stato scelto per nulla e questo lo rendeva infelice. Forse era troppo piccolo per diventare parte di un edifico oppure troppo grande per formare la lastra di un pavimento. Se ne stava lì, tra le pietre della cava, a soffrire il freddo d’inverno e il caldo d’estate.
Un giorno arrivò un giovanotto robusto. Si guardò in giro come cercando qualcosa. Poi gli si avvicinò e cominciò a fissarlo. Il masso avrebbe voluto agghindarsi un po’, mettersi in mostra per far vedere quel che sapeva fare, ma, essendo un masso, non poteva fare nulla di tutto questo.

Anche il giorno seguente si ripeté la stessa scena: il giovane arrivò e, questa volta senza guardarsi troppo intorno, si mise a misurarlo e a rilevarne ogni minimo particolare, come se avesse trovato quello che cercava. Il masso era un po’ imbarazzato perché non era mai stato oggetto di così tante attenzioni. Finché una mattina il giovane giunse con altri uomini ed un carro. Gli uomini, con mille precauzioni, infilarono delle leve sotto di lui e cominciarono a spostarlo. Con molta fatica lo sollevarono fino al pianale del carro e ve lo caricarono sopra. Il masso pensava che tutte quelle precauzioni fossero inutili, tanto lui non avrebbe provato alcun dolore, persino se fosse finito in mille pezzi! Ma il ragazzo non era della stessa idea: non voleva che gli fosse fatto nemmeno un graffio. Così, il nostro sasso, si lasciò trasportare docilmente alla sua nuova destinazione, dove con altrettanti riguardi fu scaricato dal carro. Si trovava ora in un’ampia stanza con i muri di mattoni e il tetto di legno. Non era certamente una reggia, visto che nelle stanze vicine erano depositati attrezzi di ogni tipo e che il pavimento era fatto da tavole in legno ricoperte di paglia. Non era nemmeno una stalla però, perché non vi erano animali. Forse avrebbe dovuto sudar freddo dalla fifa per quel che gli stava capitando, oppure saltare per la gioia, ma era un masso, e quindi fece quello che era abituato a fare: aspettare pazientemente qualunque cosa potesse succedere.

Il giovane cominciò a girargli intorno, prese da un tavolo un martello ed un punteruolo e cominciò a dargli dei colpi. La cosa andò avanti per giorni e giorni. Il giovane talvolta con degli strani strumenti sembrava pizzicarlo, qualche volta gli procurava dolore, altre volte gli faceva il solletico. Ma il masso, non potendo ridere, se ne stava immobile e lasciava fare. La cosa che fin dal primo colpo lo aveva stupito era che il ragazzo, anche quando lo colpiva con forza, non voleva fargli male. Dovevate vedere con che passione controllava gli effetti di ogni suo gesto e come lo accarezzava quando sembrava soddisfatto di quel che vi aveva prodotto. I giorni passavano. Il giovane continuava tenacemente il suo lavoro ed il masso, poco alla volta, cambiava forma.

Una notte il masso, dopo che il giovane aveva continuato a lisciarlo con dei panni ruvidi (facendogli un gran solletico), finalmente lo sentì esclamare soddisfatto: “Ho finito!”. Il masso avrebbe voluto guardarsi, ma non c’erano specchi. Qualche giorno dopo il giovane portò un amico ad ammirare il suo lavoro. L’amico del giovane portò a sua volta un altro amico e quell’altro amico portò altri amici. Negli occhi umidi degli uomini che lo guardavano commossi e ammirati scorse una bellissima signora dal viso triste, che reggeva tra le braccia come se fosse un bambino piccolo, un uomo senza vita, coperto di pochi stracci.

Tempo dopo un nobiluomo vestito di rosso, con abiti semplici, ma preziosi ed una lunga catena al collo dalla quale pendeva una croce, entrò nel locale in cui si trovava la pietra. Non era un re, perché non aveva corona, ma era sicuramente una persona importante, vista la deferenza con cui gli altri uomini lo avvicinavano e gli parlavano. Nel vedere quel che il masso era diventato rimase incantato e, chiamato il giovane, chiese che fosse condotto subito nella sua dimora.
Se il masso pensava di essere stato trasportato con molte attenzioni quel lontano giorno in cui lo erano andati a prendere nella cava, si dovette ricredere per come lo trattavano ora. Nemmeno il più splendido gioiello aveva ricevuto le mille attenzioni che stava ricevendo lui nel lungo viaggio verso la sua nuova sede. E quale stupore nel vedere il luogo in cui lo stavano trasportando. Non credeva esistessero costruzioni tanto belle. Tutte le case che sorgevano intorno a quell’edificio sembravano scomparire tanto era imponente e la cupola che si ergeva al centro della costruzione era così alta che la si poteva vedere molti chilometri prima di entrare in città

Il masso fu posto appena oltre il portone d’ingresso, dove migliaia di persone ogni giorno, entrando a far visita al potente Signore che vi abitava, lo potevano ammirare in tutto il suo commovente splendore.
Ciò che più stupiva il nostro sasso era che in fondo lui era sempre lo stesso, la stessa pietra che nemmeno i pastori o le pecore avevano preso in considerazione pochi mesi prima, neppure per farsi ombra. Quello che gli uomini ora ammiravano tanto, era sempre stato dentro di lui; il giovane scultore non aveva fatto altro che togliere i frammenti che lo coprivano.

Perché in fondo anche la cosa più insignificante, nelle mani di chi è capace di trattarla con cura infinita e con infinito amore, può diventare più preziosa di mille gioielli. Basta togliere quello che le nasconde il cuore.

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