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Racconti: La formica Giuseppina

RACCONTI
di Luigi LAROCCHI

 

Formica Giuseppina: “Ma tu guarda che bella giornata! Certo che andare a cercare il cibo con un sole così è proprio un piacere! Ciao, io sono la formica Giuseppina! Sono piccolina è vero. Non ho i muscoli delle formiche soldato, ma non sono neppure così piccola come le formiche nutrici! Le mie compagne sono qui in giro che stanno cercando insieme a me delle briciole. Non è un lavoro semplice, perché non tutte le briciole sono buone perciò noi dobbiamo fare molta attenzione a raccogliere quelle migliori per tutto il formicaio. Ma tu guarda un po’ che confusione questa mattina! Ma che diamine sta succedendo?”
Giuseppina comincia a guardarsi in giro per cercare di capire quello che sta accadendo. Tutto intorno si sentono schiamazzi e risa di scherno, gente che arriva da tutte le parti. Sopraggiungono nel frattempo altre due compagne

G. “Ma che cosa ha oggi la gente? Invece di godere di una così bella giornata, guardali come si affannano attorno a quell’uomo!”
Formica 1: “Ma di cosa ti preoccupi? Da quando in qua ci interessa quello che fanno gli uomini? Sono sempre così cattivi con noi!
Formica 2: “A noi interessa soltanto procurare cibo per il nostro formicaio: Giuseppina, non perdere tempo!
Giuseppina non è convinta e scuote la testa: “Adesso mi avvicino un po’ alla strada, dopo tutto una piccola pausa non mi farà male. Certo devo stare molto attenta a non farmi calpestare!”
Le altre due formiche continuano a cercare. Giuseppina si avvicina al bordo del palco e curiosa tra le gambe delle persone. Sul palco alcuni urlano e ridono. Intanto dalle scale o dalla rampa comincia a salire Gesù con la croce sulle spalle. Fatica a stare in piedi e ha il capo chino. Nel frattempo una scheggia della croce si stacca e finisce in testa a Giuseppina. Tutto intorno la gente continua ad urlare.
G: “Ahia, ma che cosa succede oggi? Certo dal cielo spesso piove di tutto, ma questa che roba è?”  Giuseppina comincia a guardare il pezzo di legno che le è caduto sulla testa.
Formica 1: “non te lo avevo forse detto di non preoccuparti di quello che fanno gli uomini? Vieni via non ti impicciare!”
Formica 2: “Non abbiamo forse già abbastanza lavoro? Su perdigiorno, sbrigati!”
Intanto dalla rampa vicino al palco si sentono delle persone parlare.
Uomo: “ Ma tu guarda un po’ che fine fanno oggi i re! Pensa, aveva detto di essere un re e invece guardalo come è finito! Salve o mio potentissimo sovrano” si china facendosi una bella risata.
Donna: “Ehi tu, ma non avevi detto che avresti distrutto il tempio di Gerusalemme e poi lo avresti ricostruito in tre giorni? Cosa fai con quel bel pezzo di legno che ti porti addosso, stai pensando alle fondamenta?” e ride insieme agli altri compagni.
Centurione: “Muoviti! Pensi che abbiamo voglia di stare qui tutto il giorno? Forza!” e da’ all’uomo uno spintone.
G. nel frattempo ha continuato a guardare il pezzo di legno curiosa “Mah, Potrebbe sembrare un fiammifero, ma è molto irregolare e non ha sulla punta quell’ ammasso colorato di roba puzzolente che serve per accenderlo. Ma allora cos’è?”
G. alza lo sguardo e si accorge di Gesù con la croce sulle spalle. “Ma come fa quell’uomo a trasportare tutto da solo quel pezzo di legno? E’ così grande che, anche se mi unissi insieme alle mie compagne formiche, non saremmo capaci di sollevarlo”. Ed infatti poco dopo Gesù cade a terra.
Formica 1: “Cosa hai detto? Sollevare un pezzo di legno? Ma non ha senso, a che serve? Buttalo via!”
Formica 2: “La fatica ha senso soltanto se è ricompensata, altrimenti non vale proprio la pena! Lascialo andare, non ci serve!”
Giuseppina si gratta il bernoccolo pensierosa: “Che cosa devo fare? Normalmente le cose che cadono dal mondo degli uomini sono o molto buone da mangiare, oppure assolutamente inutili. Questo arnese sembra appartenere alla seconda categoria di oggetti. Ma … quasi quasi lo lascio lì per terra, non so che farmene!”
Però Giuseppina incuriosita, nonostante tutto, prova a sollevare il pezzo di legno. Volta lo sguardo verso l’uomo da cui è caduto e nota con stupore che, come alleggerito da una parte del suo carico, è riuscito a rialzarsi.
G: “Guarda! Si è rialzato! No! Ma che sto dicendo! Non è possibile! Ehi voi che ne dite? (parlando ai bambini) Si è alzato o no? Che dite voi?”

I bambini dovrebbero interagire con Giuseppina.

Formica 1:
“Ma con chi stai parlando scusa?”
Formica 2: “Eccola la fannullona, pur di non lavorare adesso si mette a parlare con l’aria!”
G: “No niente, stavo parlando da sola; (rivolta verso i bambini): non prendetevela, non sono cattive, ma che volete: una è talmente tanto egoista che non si accorge neppure di ciò che la circonda; l’altra, invece, pensa solo a lavorare e non le importa neppure se per caso sulla sua strada dovesse imbattersi che so, ma sì, esageriamo, nel figlio di Dio!”
Giuseppina muove alcuni passi nella stessa direzione dell’uomo, e anche questi stranamente comincia a muoversi.
G. si ferma un attimo perplessa; poi come folgorata da uno strano pensiero esclama: “Ma cosa mi viene in mente? No, non è possibile! Cosa c’entro io con quello che fanno gli uomini?! Adesso basta con le fantasie!”. E come per liberarsi di un’idea ridicola, di cui vergognarsi, lancia il pezzo di legno lontano da sé. L’uomo vacilla, resiste alcuni istanti e poi cade al suolo, schiacciato dall’enorme peso che grava sulla sua schiena.
G: “Ma è mai possibile?”
Formica 1: “Che cosa? A che cosa ti riferisci?”
G: “Ma non hai visto? Io ho lanciato il pezzo di legno e l’uomo è caduto a terra!”
Formica 2: “E allora? Sarà inciampato! Sai quante coincidenze si verificano al mondo? Non vorrai forse insinuare che adesso la tua vita e quello di quell’uomo sono legate?”
Formica 1: “La vita è mia e penso solo a me. Figurati cosa mi importa di uno che neppure conosco! Un uomo per di più che deve avere fatto qualcosa di grave visto il modo come gli altri lo trattano! Gli uomini non meritano la nostra attenzione e tanto meno la nostra compassione. Sono: avidi, antipatici e cattivi!”
G. “Ma ci danno le briciole! Non possono essere così cattivi come dici, e poi quello lì sta soffrendo!”
Formica 2: “Non ha importanza: entro stasera dobbiamo riempire il nostro formicaio, non abbiamo tempo da perdere qui”.
G. non è convinta. “Eppure questa vicenda è proprio strana! Le cose non accadono per caso. Sarà anche una coincidenza, ma…”, G. si riavvicina alla trave e comincia a sollevarla lentamente, continuando a guardare quello che intanto fa l’uomo.
Giuseppina vede il volto dell’uomo sfigurato: “Poveretto! Guarda come lo hanno conciato!”
Intanto l’uomo si mette in ginocchio e, facendosi forza sulle gambe, comincia a risollevarsi. Appena Giuseppina ricomincia a camminare, anche l’uomo fa altrettanto.
G: ”Non mi importa di quello che pensano le altre due mie compagne! Io non me la sento di abbandonarlo!” Afferrato il suo piccolo pezzetto di trave, se lo accomoda bene sul dorso e comincia a seguire quello strano personaggio.
Narratore: Non era un’impresa facile; la trave era molto pesante ed il cammino pieno di sassi da scavalcare e di rigagnoli da attraversare a nuoto. Per lo meno non rischiava di essere schiacciata dalla folla che sentiva tutto attorno a sé, perché questa si apriva davanti a loro come per magia, e li lasciava passare.
Ogni volta che pensava di sbarazzarsi del carico, guardava a quell’uomo così malconcio e diceva a sé stessa: “In fondo nella mia vita ho portato oggetti anche più pesanti di questo! So che il mio compito è servire il mio formicaio e la mia regina, non gli uomini (loro in genere non sono così attenti con noi formiche e ci calpestano senza farsi riguardo) ma gli occhi di quest’uomo sono diversi dagli occhi di tutti gli altri.”
Così tenne duro.
Dopo un tempo che sembrava non finire mai i due giunsero sulla cima di una collina.
Erano le prime ore del pomeriggio ed il sole picchiava spietato sul capo di tutti i presenti. Sfinita, Giuseppina cadde riversa a terra. Anche l’uomo fece altrettanto.
Poi altri uomini lo presero e cominciarono ad alzarlo verso il cielo.
Prima di innalzarsi, così tanto da scomparire alla vista della formica, l’uomo abbassò lo sguardo e, guardando nuovamente negli occhi  la piccola formica fece un sorriso, come per ringraziarla dell’aiuto. Fu solo un piccolo sorriso, è vero, ma Giuseppina si sentì ricolma di gioia, come se in quello sguardo fosse stata racchiusa tutta la gratitudine del mondo.

Contenta Giuseppina tornò al formicaio e riprese la sua vita di prima, con un’unica differenza: tutte le volte che trasportava qualcosa di molto grande le sembrava (o forse era davvero così?) di far molta meno fatica, come se qualcun altro fosse lì con lei ad aiutarla.

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