Martino e il suo ciuchino

Quando doveva andare in città a vendere la sua merce, Martino preparava il carro che legava all’asinello, badando di non caricarlo troppo per non affaticarlo. Non appena giungevano in città per il mercato, gli abitanti erano in grado di riconoscere Martino e il suo asinello già a diverse leghe di distanza a causa dell’andatura pacifica dell’animale e dell’aspetto bonario del piccolo mercante. Tra di loro gli abitanti del villaggio, guardando i due, esclamavano: «Ecco Martino con il suo ciuchino: davanti il ciuchino, e dietro Martino».

Martino era ben voluto e amato da tutti gli abitanti del suo villaggio. Aveva sempre una parola buona per tutti e all’occorrenza era disposto a fare credito a chi si trovava in difficoltà per pagarlo. Qualcuno aveva provato a chiedergli se non temesse di essere prima o poi truffato da clienti che si fingevano poveri; ma lui rispondeva: «Che mi importa di accumulare tante ricchezze? A sera, quando sono a casa, posso solo mangiare un pane e un pezzo di formaggio. Di più non potrei perché starei male!».

A lungo andare la fama della bontà di Martino e del suo ciuchino si diffuse per la vallata e, quando si dovette eleggere il nuovo sindaco del paese, immediatamente tutti si rivolsero a Martino perché si candidasse. In realtà non fu necessario fare neppure la votazione, perché lo elessero per acclamazione. Quando Martino divenne sindaco, i suoi compaesani presero a dire: «Ecco il sindaco Martino con il suo ciuchino: davanti il ciuchino e dietro Martino!».

Era un sindaco molto particolare; pur di risolvere le questioni tra i suoi concittadini era disposto a mettere una buona parola con tutti, anche con chi si presentava reclamando a gran voce ciò che in fondo non gli era dovuto. Se si accorgeva che qualcuno tra i poveri del paese faticava a pagare le imposte lui, senza farsi notare, prendeva dall’ufficio dell’esattore le lettere di sfratto o di pignoramento e pagava il dovuto di persona. Nella attuale posizione, conosceva tutti i casi di famiglie in difficoltà tra i suoi amministrati e oramai anche il ciuchino aveva imparato che, quando si alzavano di notte per andare nei quartieri più poveri del villaggio, molto di quello che doveva servire per la vendita al mercato veniva lasciato davanti alle porte dei bisognosi. Nemmeno le renne di Babbo Natale lavorarono in quel periodo quanto il ciuchino di Martino.

Una mattina Martino aveva come al solito legato il suo asino al carro perché quel giorno c’era il mercato nel villaggio vicino. Dopo un po’ che camminava, l’asino avanti e lui dietro, Martino sentì il bisogno di rinfrescarsi al fiume perché faceva molto caldo. Scese dal carro e si immerse nelle acque del fiume. Purtroppo però l’acqua era troppo gelida e il cuore del povero Martino cominciò a perdere qualche colpo; pulsava in modo diverso dal solito, e Martino cominciò ad andare sott’acqua. L’asinello che guardava dalla sponda del fiume prese a ragliare preoccupato, finché, non vedendo il suo padrone riemergere, decise di tuffarsi nel fiume con tutto il carro e il carico.

Quel giorno Martino e l’asinello non fecero il solito viaggio verso il villaggio, ma presero un’altra strada, diversa, molto più bella: piena di luce e musica. Dopo avere a lungo camminato su quella via fatta di luce e calore, giunsero davanti al portone di un castello dalle pareti di diamante. Qui videro uno strano guardiano: non era un soldato armato a proteggere la porta, ma un uomo vecchio dalla lunga barba bianca con una chiave in mano. Vedendo da lontano l’asinello e Martino sopra il carro il vecchio esclamò sorridendo: «Ecco Martino con il suo ciuchino: prima il ciuchino e poi Martino!» Così dicendo aprì il grande portone e li fece entrare tutti e due, prima il ciuchino e poi Martino. E del resto non poteva che essere così, perché in Paradiso si fa sempre festa per tutti gli uomini buoni che arrivano, senza però dimenticarsi di coloro che li hanno aiutati.