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L’oca, lo stagno e il bambino

RACCONTI
di Luigi LAROCCHI

I pastori con le loro greggi stavano risalendo la stradella che dai pascoli conduceva alla periferia del paese. Lontano, su una collina, si stagliava maestoso il castello del re Erode, con le finestre illuminate come stelle nella notte. I suonatori con flauti, tamburi e cembali erano davanti ad una grotta, proprio all’ingresso del villaggio. Sopra la grotta una stella illuminava a giorno il paesaggio circostante.
Sembrava che tutti gli abitanti si fossero dati appuntamento: pastori, mercanti, donne con bambini in braccio, boscaioli… erano tutti lì rivolti verso l’ingresso della grotta.

Un torrente, piccolo piccolo, appena visibile tra i ciuffi di muschio, attraversava il paese, scorreva sotto ponti arditi e si gettava da un’imponente cascata in uno stagno. Dentro allo stagno sguazzava un’oca solitaria indifferente a quel che stava accadendo quella notte.
“Guarda quei pastori come corrono” rimuginava, “… quasi dovessero andare a teatro! Bello spettacolo vedrete! Cosa volete trovare dentro una grotta?”.
“Io, per quel che mi riguarda, preferisco starmene qui. A me non importa nulla di quel che combinano gli uomini”. Però intanto cercava di sbirciare al di sopra della collina di carta che, dispettosa, si era messa proprio tra lo stagno e l’ingresso del paese, dove si trovava la grotta.
“Guarda là, persino lo scantato (1)  del presepe, con le braccia alzate e la bocca aperta, è sistemato lassù in alto così può vedere meglio che da qui! Tra tutti, personaggi e animali, solamente io sono stata messa in disparte. Posso capire le pecore, loro vanno dove vanno i pastori, ma l’asino e il bue? Perché devono stare proprio dentro la grotta? Senti come muggisce quel bestione tutto contento! E l’asino? … non ha ancora smesso di ragliare da quando l’hanno messo là dentro. È proprio fastidioso! Ma in fondo a me che importa?”, e abbassava gli occhi sulla superficie dello stagno, come per cercare qualche buon pesce da mangiare. La superficie di carta stagnola con cui era stato costruito lo stagno le rimandava invece soltanto la sua immagine riflessa.

Poi qualcosa si mosse dietro un cespuglio.

“Ehi! Chi c’è lì?” chiese l’oca preoccupata. “Pensavo di esserci soltanto io in questa zona del presepe”.
“Non ti preoccupare! Sono soltanto un bambino!” le rispose una vocina.
“Cosa ci fai lì sotto?”
“Mi hanno messo qui quando hanno costruito questo presepe. Non è ancora arrivato il mio momento di comparire perciò ora sto nascosto sotto questo ciuffo di muschio”.
“…e quale sarebbe il tuo momento? Chi sei tu?”.
“Sono il bambino che nascerà lassù, dove c’è quella grotta. La famiglia che mi ha accolto non ha trovato un posto migliore dove nascondermi. Ma tra poco mi verranno a spostare da qui.”
“Ti metteranno sotto quella bella stella luminosa?”
“Già, il paese è piccolo e sono arrivate molte persone dai villaggi vicini in questi giorni. Ora la mia mamma sta per partorire e il povero Giuseppe ha dovuto sudare sette camicie per sistemare alla meglio quel buco nella roccia.”
L’oca, sempre più incuriosita, continuò ad incalzare il bimbo con altre domande (anche perché non aveva niente di meglio da fare). “Per quale motivo tutti i personaggi del presepe stanno venendo da te? Sei davvero così importante?”
“Io sono un re!”
“Un re? In una grotta? Con attorno pastori, pecore e perfino un asino! Non vorrei deluderti, ma se l’inizio del tuo regno è questo, vorrò proprio vedere come andrà a finire… chi ben comincia…” disse l’oca starnazzando dalle risa.
“Guardati intorno” rispose calmo il bambino, senza lasciarsi provocare da quell’oca impertinente, “non vedi che tutto il mondo si è fermato? Le persone, gli animali, le stelle… ti dico che stanno aspettando me! Gli angeli del cielo è da millenni che stanno provando le canzoni da intonare questa notte. Tra poco li sentirai anche tu”.

L’oca, un po’ meno baldanzosa, cominciò a guardarsi intorno. “Beh, in effetti questa notte è molto strana. Io mi trovo qui, sopra lo stagno, da circa una decina di giorni, però, in effetti, questa sera c’è qualcosa di diverso. Forse hai ragione! Ma se anche tu fossi un re, a me perché dovrebbe importare? Io sono lontana dalla grotta. Tutti gli altri, perfino la statuina dello scemo del villaggio, sono su, vicini alla periferia del paese. Tra poco, se quel che dici è vero, ti faranno una gran festa. Ci saranno canzoni e latte da bere, le persone balleranno e gli animali saranno contenti di essere anche loro presenti a quella bella festa. Perfino quel grosso bue sarà ancora più felice di essere lì e muggirà a più non posso! Ma io non ci sarò. Il mio posto è sullo stagno fatto con la carta stagnola, dove non ci sono nemmeno dei pesci da prendere col becco.”

“Non essere triste” rispose il fanciullo sorridendo, “adesso siamo soli tu ed io. Tra poco gli altri dovranno accalcarsi e sgomitare per vedermi; invece tu puoi chiacchierare con me, senza dividermi con nessuno”.
“Già, questo è vero!” disse l’oca un po’ meno arrabbiata “… forse però qualcun altro è stato messo in un angolo del presepio, da dove non potrà vedere nulla… e non può nemmeno stare vicino a te adesso. Se sei un re così importante non dovresti permetterlo!”
“Hai proprio ragione, piccola oca. Sai cosa ti dico? Credo di aver trovato il modo di risolvere questo problema. Invece di scegliere un grande palazzo dove andare a vivere, andrò ad abitare nel posto più bello e più caldo che c’è al mondo: mi creerò un posticino nel cuore di tutti! Così, ogni volta che qualcuno vorrà stare in mia compagnia non dovrà cercarmi chissà dove! Potrà venirmi a trovare quando vorrà e non ci sarà angolo nel mondo dove io non potrò stare”.
“Allora io ti aspetterò! Anche qui, vicino allo stagno di carta stagnola, così potrò continuare a stare con te. Sarà proprio bello avere un Re tutto per sé, dentro al proprio cuore!”.

Così, anche l’oca, nonostante fosse stata messa nell’angolo più buio del presepe, fu felice che quella notte il piccolo bambino, a dispetto delle grida di festa, dei canti e della musica lassù, presso la grotta, avesse deciso di nascere anche dentro al suo cuore. E da allora continuò a parlare con Lui.

(1) Scantato: spaventato

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