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La polvere magica

Quando finalmente la fata Pasticciona uscì dalla bottega del Falegname, dopo aver fatta l’ordinazione e combinato qualche altro piccolo disastro, rimase sul pavimento un barattolo di “Polvere libera tutti”, infilatosi chissà come sotto la credenza, accanto alla porta. Quella notte il topo Ernesto, uscendo dalla tana, inciampò nel barattolo. Il coperchio si svitò ed una polvere argentea, presa dallo spiffero che soffiava da sotto la porta, cominciò a volare per tutta la bottega. Gli oggetti su cui si posava, come ridestati da un lunghissimo sonno, si scrollarono, si stiracchiarono e poi cominciarono a muoversi. “Frammm, frammm, frammm”, fecero i denti della Lima e, trovato il manico della scopa, cominciarono a limarlo. “Toc, toc, toc”, fece la bocca del Martello contro lo scaffale, mentre la sua penna biforcuta si protendeva con bramosia verso dei chiodini infissi nel muro. Dal cassetto le Viti uscirono in formazione da battaglia e si lanciarono su tutto quello che capitava, avvitandovisi addosso a tal punto che, né loro né il malcapitato, riuscivano più a muoversi.
Chissà poi perché le viti si comportano così? Forse non possono soffrire il modo come gli altri si muovono, o forse sono davvero un po’ svitate!
“Hai, hai, hai…” gridava il Tubetto di colla, mentre la Tenaglia lo “mordeva” con le robuste ganasce. Insomma… quando la “Polvere libera tutti” raggiungeva un angolo tranquillo della bottega, subito gli oggetti prendevano vita e cominciavano a combinare le cose più assurde, smaniosi di provare ogni tipo di movimento, così, come gli pareva e piaceva, finalmente senza dover obbedire alle mani di qualcun altro. La Pialla, che conosceva così bene le mani del Falegname e giorno dopo giorno si era lasciata usare assecondando le forti braccia di lui, quando venne raggiunta dalla polvere magica si diresse verso quattro grossi tronchi gibbosi. Erano appoggiati in un cantuccio, preparati lì dal Falegname per iniziare, fin dal mattino presto, la costruzione del tavolo per la fata. Con una consapevolezza mai sentita prima si lasciò andare ai soliti movimenti. Prese a staccare grossi pezzi di corteccia dai duri tronchi. Ma più il lavoro si faceva pesante, più un gusto nuovo la pervadeva. Non sapeva cosa fossero quelle nuove emozioni, tuttavia non riusciva a contenere la gioia che le provocavano. In poco tempo, dai quattro grossi ceppi ricavò altrettanti cilindri ben sagomati. La Lima, che aveva osservato con curiosità il lavoro della Pialla, volle provare anche lei. Cominciò a rifinire i quattro cilindri, com’era stata sempre abituata a fare tra le mani del Falegname, e li trasformò in quattro eleganti gambe da tavolo. Così fece anche la Sega, così i Chiodi, che si fecero avanti e si lasciarono piantare nei fissaggi, contagiati dalla gioia di quelli che si erano già messi al lavoro. I Pennelli con eleganti saltelli si immergevano nella vernice ed eseguivano le loro danze sulle superfici levigate dall’infaticabile Carta Vetro. “Che bella sorpresa faremo al nostro Falegname”, pensò la Colla, mentre si spremeva lungo il bordo di un’asse di rinforzo.
Il topo Ernesto, fuggito qualche minuto prima nella tana per lo spavento provocato da tutto quel trambusto, udendo i soliti operosi rumori si affacciò nella bottega. Vide cento e cento utensili che si affannavano al centro della stanza, dove prendeva forma un grande e bellissimo tavolo. Scorse il barattolo della “Polvere libera tutti” oramai vuoto e pensò: “Questa magia non serve proprio a nulla! Tanto baccano per poi fare le stesse cose che si fanno tutti i giorni”.
Così il topo Ernesto, sfuggito agli effetti della polvere magica, non riuscì a comprendere quello che tutti riescono a capire, nella giovinezza o nella tarda età a seconda di quanto hanno assecondato “le mani” di chi li ha creati: la libertà ha bisogno di uno scopo, uno scopo rende appassionante ogni gesto ma soprattutto, dove si ama, la libertà la si usa tutta per servire.

 

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