La formica Serafina

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All’improvviso, mentre fervevano ancora i preparativi, si levò uno squillo trionfale di tromba: il re Leone era arrivato.

Le formiche sospesero di fretta e furia il loro lavoro per andare ad accogliere l’illustre ospite con tutti gli onori, ma, dopo che il re si fu accomodato, tornarono immediatamente alle proprie faccende. Certamente il sovrano avrebbe apprezzato la loro solerzia più di qualunque chiacchiera oziosa o di inutili convenevoli.
Si allontanarono tutte tranne una, la piccola Serafina, che, estasiata dall’imponenza e dalla bellezza del regale visitatore, era rimasta ad ammirarlo con tanto d’occhi.
Il leone si guardò in giro e, non vedendo più nessuno, si sentì un po’ solo perché non  si era fermata neppure una formica a scambiare due parole con lui.  
Dopo un po’ si accorse di Serafina e, guardatala con simpatia, le disse: “Come mai sei rimasta qui e non sei andata a lavorare come le altre?”
Serafina, intimidita, rispose: “È la prima volta che vedo un re! Tu sei importante, vero?”
Il leone sorrise benevolo ed esclamò: “Certo che sono importante, io governo la foresta!”
“Hai viaggiato tanto?” chiese Serafina incuriosita.
“Naturalmente! Ho visto paesi lontani e ho conosciuto tanti animali belli e brutti, simpatici o scontrosi!”
“È grande il tuo regno?”
“Molto grande!”
“Più grande del nostro formicaio?”
“Il mio regno giunge sino al mare!”
Serafina sgranò gli occhi ammirata perché tante volte aveva sentito parlare del mare e delle incredibili creature che lo abitavano, ma non lo aveva mai visto. Il leone allora cominciò a descriverle il suo regno e a narrarle storie di terre lontane.
Le altre formiche, intanto, erano talmente indaffarate che avevano quasi dimenticato la presenza del nobile ospite.  Una di loro, mentre trasportava una pesante mollica di pane che sarebbe stata uno degli ingredienti del sontuoso banchetto, scorse Serafina che ascoltava rapita il re invece di lavorare e subito andò a lagnarsene con le altre compagne.
Quando giunse l’ora della festa, le formiche si precipitarono ai propri posti perché  la cena fosse impeccabile. Vi erano le formiche cuoche che si occupavano della cucina, quelle che servivano a tavola, quelle che danzavano, quelle che suonavano e quelle previdenti che raccoglievano le briciole cadute dalla tavola del sovrano per  conservarle per l’inverno. Ancora una volta il re si sentì molto solo. Certo apprezzava lo sforzo delle piccole formiche che facevano di tutto per accontentarlo, ma non c’era un gran piacere nel partecipare ad una festa in cui sei oggetto di mille attenzioni ma dove nessuno è disposto ad ascoltarti.
D’un tratto il leone scorse Serafina che, insieme alle sue compagne, trasportava un pesante vassoio colmo di leccornie. La invitò a bere con lui e ripresero la conversazione del pomeriggio.
Al termine della festa il re lodò le formiche per la solerzia con cui lo avevano servito e per l’ordine impeccabile che regnava nel loro formicaio e, dopo avere salutato le autorità, andò via.
Le formiche erano colme di orgoglio e presero a complimentarsi l’un l’altra per il lavoro svolto.
Dopo un po’ che si raccontavano  i momenti più belli della visita del re si accorsero che nessuna di loro era in grado di riferire che cosa avesse  detto o fatto il re Leone mentre loro erano indaffarate. Si erano talmente preoccupate che tutto fosse ben organizzato che non si erano curate di fare compagnia all’ospite.
Inizialmente la delusione fu grande, poi una di loro si ricordò di avere visto  Serafina avvicinare il re e scambiare con lui qualche parola.
Serafina era l’unica che era venuta a conoscenza delle storie del leone, così, durante le lunghe giornate di inverno, quando ormai le provviste erano state immagazzinate e finalmente anche le laboriose formiche si potevano godere il meritato riposo, la dolce Serafina si sedeva con le sue compagne accanto al fuoco e le rallegrava narrando le favolose storie del re.