Il pavone e l’usignolo

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La processione durò un bel po’. Giunse persino un’ostrica dal lontano mare delle Antille per offrire la sua perla preziosa. Rimasero per ultimi un usignolo e un pavone.
Il pavone vanitoso guardò con disprezzo il piccolo usignolo e disse: «Fatti da parte! Lascia passare avanti me che sono il più bello di tutti gli uccelli, il simbolo della regalità! Ho in dono per il nuovo sovrano una delle mie variopinte piume che abbelliranno la sua culla». L’usignolo mortificato non sapeva cosa rispondere al pavone: aveva viaggiato tanto ed effettivamente non aveva un gran bell’aspetto. Si fece da parte e lasciò passare il pavone.

Il pavone, visto un bambino deposto in una mangiatoia, rimase piuttosto deluso. Era venuto ad onorare il Re dei Re e si era trovato davanti una umile famigliola che non aveva certo un aspetto regale. Deluso nelle sue aspettative, donò con un po’ di rammarico la sua preziosa piuma e andò via.
«La prossima volta che deciderò di offrire un dono verificherò prima che si tratti di un vero re, uno con la corona, il manto di porpora e le vesti di seta. Non è bene che doni così preziosi vadano sprecati» esclamò il pavone.

Finalmente fu il turno dell’usignolo. Alla vista del bambino il suo cuore si riempì di commozione e, rivoltosi alla donna, disse:«Perdonami dolce signora! Io non ho portato in dono nulla perché non sono capace di fare nulla. Tutto ciò che possiedo è la mia voce. Se tu sei d’accordo, canterò per voi tutta la notte affinché tu e il tuo bimbo possiate riposare!» e intonò il più bel canto che si fosse mai udito prima di allora. Gorgheggiò per tutta la notte finché, stremato dalla stanchezza, morì.

Per uno strano gioco del destino quella stessa notte perì anche il pavone. Era stato catturato da un mercante che era rimasto incantato dalle sue piume. «Offrirò in omaggio queste piume al re di questo regno, Erode. – pensò tra sé e sé il mercante – Egli mi darà certamente una bella ricompensa».

Al mattino seguente il mercante vendette ad un uomo del palazzo le piume del pavone che furono destinate ad ornare la sala splendente della reggia di un vero sovrano con tanto di corona gemmata, manto di porpora e vesti di seta.
Quando i due animali si trovarono davanti al giudice supremo per avere la giusta ricompensa per la vita che avevano condotta, il pavone, pur essendo arrivato per ultimo, pretese di essere ricevuto per primo. Nonostante non fosse più ricoperto del suo vistoso piumaggio, manteneva un atteggiamento altero che lo rendeva un po’ ridicolo perché non si rendeva conto che una volta spogliato delle sue piume era molto simile ad un pollo spennato.  Davanti al giudice parlò così: «Egregio Signore, nella mia vita io sono stato un buon pavone. Ho curato a dovere le mie piume perché ogni giorno divenissero sempre più belle  e tutti potessero godere della loro magnificenza. Ho permesso a tutti gli animali, senza fare alcuna distinzione di importanza, di forza o grandezza, di ammirarmi. Nella mia immensa magnanimità ho persino donato una delle mie preziose piume ad un bambino povero per adornare la sua culla. Sono qui ora davanti a te perché tu mi ricompensi adeguatamente!».

Quando fu la volta dell’usignolo, il poveretto non sapeva proprio quali meriti vantare davanti al giudice, si fece coraggio e disse:«Tu sei un giudice saggio e potente, sai meglio di me cosa io ho fatto di buono e di cattivo nella mia vita. Non posso certo vantare grandi meriti perché non mi sono mai veramente distinto in alcuna azione particolare. Mi affido alla tua clemenza!».

Il giudice dopo avere ascoltato entrambi i due animali stabilì che il pavone sarebbe rimasto per sempre privo delle sue piume in quanto aveva già ricevuto in vita la sua ricompensa: aveva avuto la gloria e l’ammirazione che tanto lo soddisfacevano e le sue piume adesso adornavano l’abitazione di un potente signore con tanto di manto di porpora, corona d’oro massiccio e vesti di seta; viceversa il piccolo usignolo sarebbe entrato a far parte del coro della corte celeste e il suo canto avrebbe rallegrato in eterno le schiere degli Angeli e dei Santi.

Luigi Larocchi

I disegni sono stati realizzati da Elisa Marino