Il muro

 

RACCONTI
di Luigi e Sole LAROCCHI

C’era una volta un regno dove gli alberi crescevano alti e carichi di ogni tipo di frutto, dove l’acqua dei ruscelli scorreva limpida e fresca nelle pianure e dove le pecore pascolavano beate nei prati.
In quel regno, proprio sulla cima della montagna più alta, vi era un castello. Nel castello, come è ovvio che sia, viveva il re con la sua corte e la sua guarnigione. Ai piedi della montagna sorgeva un villaggio, dove gli abitanti esercitavano le loro arti con impareggiabile destrezza, tanto che non vi era luogo in cui le loro mani non fossero arrivate a realizzare opere meravigliose.

Fuori dal paese i campi erano ben coltivati attorno alle fattorie e i contadini lavoravano senza posa per dissodare i terreni ancora incolti.
Ma c’era un posto dove gli uomini di quel regno non osavano spingersi. Verso ovest, nella direzione dove il sole tramonta, vi era un muro: tanto alto da essere invalicabile, tanto lungo da non riuscire a vederne la fine.

In passato alcuni abitanti erano partiti per cercare l’inizio o la fine del muro, ma non erano mai tornati, cosicché nessuno nel reame sapeva se fossero finalmente riusciti a valicarlo o se fossero morti lungo il cammino, senza aver portato a termine la loro missione. Anche il re aveva inviato le truppe migliori della sua guarnigione con l’ordine di aggirare il muro ed invadere le terre al di là di esso, ma nemmeno uno dei soldati era più tornato.

I bambini, quando vedevano per la prima volta il muro, chiedevano ai genitori: “Che cosa c’è di là?” I genitori, non sapendo rispondere, cercavano di sviare le domande: “Non preoccuparti, non c’è niente di là!” oppure si voltavano dall’altra parte e li distraevano dicendo: “Guarda quel bel daino che sta correndo nel bosco!” A poco a poco la maggior parte dei papà e delle mamme fecero semplicemente in modo che i loro bambini non vedessero mai il muro; così non avrebbero posto domande imbarazzanti.
I ragazzi del villaggio, nell’età in cui le avventure diventano più importanti dei giochi nei cortili, partivano di nascosto per andare a vedere il muro da vicino. Qualcuno tentava perfino di scalarlo, sotto gli occhi impauriti dei compagni. Ma le faccende quotidiane prendevano il sopravvento e alla fine, anche i ragazzi, diventavano come i grandi: non ci pensavano più! “Ci sono tante cose importanti da fare di qua, a cosa serve pensare a quello che si trova dall’altra parte?”.

La vita così sembrava trascorrere tranquilla nel magnifico reame che si stendeva sotto il castello del re. Ogni tanto però qualcuno, soprattutto tra le persone anziane, stanco di occuparsi delle stesse cose o forse, di allontanare forzatamente tutte le domande a riguardo del muro – sempre più pressanti con il trascorrere degli anni – partiva e non si vedeva più. Gli amici ed i parenti più prossimi, dopo i primi momenti di sorpresa, prendevano atto dell’accaduto e ricominciavano a lavorare fingendo che nulla fosse successo.

Proprio buffi gli abitanti di quel regno: avevano imparato ad abituarsi proprio a tutto, e quindi non davano più alcun peso a nulla!

Un giorno uno straniero giunse al villaggio: alto, occhi scuri e profondi come la notte, i sandali consumati come da un lungo viaggio ed i vestiti strani. Vestiti mai visti prima d’allora.
Prese alloggio in una abitazione abbandonata e si mise a sistemarla con cura.
Alcuni ragazzi del paese, tra quelli più poveri, accorsi per vedere la novità vennero invitati a fermarsi con lui. Cominciarono così ad aiutarlo nel lavoro.

I vicini, incuriositi, si aggiravano attorno al nuovo venuto, cercando l’occasione di rivolgergli qualche domanda.
“Tempo ideale oggi per sistemare il tetto vero?” chiese il mugnaio. “Sì, è proprio una bella giornata” rispose lo straniero sorridendo. Il mugnaio poco soddisfatto si ritirò, ma si fece avanti il fabbro: “Sa che è molto bravo a sistemare le travi del soffitto?”. “Grazie”, rispose l’uomo, “… ho un parente falegname che mi ha insegnato il mestiere!”. E anche il fabbro si ritirò, ma più soddisfatto perché ora aveva almeno un’informazione di cui poter spettegolare con gli amici.

Infatti la sera, all’osteria del villaggio, le notizie a riguardo del nuovo venuto si moltiplicavano e cominciavano ad assumere toni sempre più sorprendenti, soprattutto dopo i primi bicchieri di vino.
“E’ un giocoliere fuggito da un circo” sosteneva il lattaio, perché lo aveva visto camminare in equilibrio su un muretto, “… ma no! E’ un ricco commerciante di tessuti, che sta aprendo un negozio anche qui nel nostro villaggio” rispose il fruttivendolo. “E’ una spia del vicino regno del sud, che si sta preparando ad invaderci”, diceva il pastore, “ho visto movimenti strani dalle parti del confine l’altro giorno, quando ho portato il gregge nei pascoli meridionali”. Il mugnaio, che non voleva essere da meno degli altri, arrivò a giurare che era un suo caro amico che lui stesso aveva invitato.

Col passare del tempo le persone del villaggio presero l’abitudine di andare dallo straniero; prima per curiosità, così, tanto per guardarlo, poi per ascoltare quello che raccontava nei momenti di sosta dal lavoro.

Le voci, si sa, corrono veloci di bocca in bocca, così anche il re venne a sapere dell’uomo giunto da poco nel suo regno.
“Inviate un messaggero allo straniero con l’ordine di presentarsi subito alla reggia” disse al consigliere, “Voglio interrogare personalmente quell’ uomo!”.

L’indomani, l’oggetto di tante attenzioni si presentò a corte.

“Mi avete fatto chiamare ?”
Il re, dall’alto del suo trono, restò stupito dalle parole dello straniero: non era avvezzo a sentirsi rivolgere parole così dirette, ma il giovane aveva parlato con tono cordiale e in quel momento lo stava guardando dritto negli occhi, con uno sguardo privo di qualsiasi traccia di oltraggio. Quindi decise di mantenersi calmo e proseguì: “… ho saputo che siete arrivato da poco nel mio regno”.
“E’ vero! Sto ancora sistemando la casa dove mi sono trasferito”.
“I miei soldati mi hanno riferito che non siete solo”.
“Alcuni vostri concittadini sono diventati miei amici. Mi stanno aiutando a costruire la casa”.
“Chi siete, e da dove venite? Corrono molte voci su di voi!” chiese finalmente il re, impaziente di arrivare al dunque della questione.
“Vengo dall’altra parte del muro …” rispose l’uomo tranquillamente.
Il re per la sorpresa balzò giù dal trono. “Come? Cosa …? Ti stai prendendo gioco di me? Ricordati che io sono il re, esigo che mi si risponda quando faccio delle domande!”
“Vengo dall’altra parte del muro” continuò calmo lo straniero, “non vi sto prendendo in giro”.
Non si parlava mai del muro in pubblico, non era proprio educato farlo; invece quel tipo sfrontato aveva tirato in ballo il muro proprio davanti a lui, il re, e proprio nella sala del trono. “Guardie!” chiamò ad alta voce. Subito alcuni dei soldati di sentinella alla porta accorsero al suo cospetto. “Portate fuori questo straniero, dategli una bella lezione e cacciatelo dal mio regno; così imparerà ad essere così insolente”.
Mentre le guardie, afferrato il giovane, lo stavano trascinando fuori dalla stanza, il re, come per stare allo scherzo chiese quasi ridendo: “… e cosa ci sarebbe allora dall’altra parte del muro?”
Lo stranierò si voltò e con inaspettata fierezza rispose “… dall’altra parte del muro c’è il regno di mio Padre”.
Poi, scortato dalle guardie, si allontanò dal palazzo.

Il re non lo rivide mai più.

Qualcuno tra gli abitanti del villaggio invece lo rivide in qualche sporadica occasione; quando, senza farsi troppo notare andava a trovare i suoi amici nella casa, ora completamente ricostruita.
Ben presto strane voci cominciarono a diffondersi tra le vie del villaggio. Gli amici dello straniero raccontavano di un regno al di là del muro; un regno enorme, vasto oltre ogni immaginazione. Ma non ne parlavano con paura, anzi, nemmeno più avevano timore del muro. Dicevano infatti che il loro amico, passando dal regno di suo Padre al loro, aveva lasciata aperta una porticina, la stessa usata per tornarsene a casa.
Ai bambini finalmente si poteva rispondere quando domandavano “Cosa c’è dall’altra parte del muro?” I papà e le mamme potevano raccontare: “C’è un regno bellissimo, molto più grande di tutti quelli che conosciamo. Il figlio del re di quel regno è venuto a trovarci e ha detto che c’è posto anche per noi dall’altra parte. Ma non sappiamo se basterà una vita intera per poterlo visitare tutto”.

L’unico a non essere contento della visita dello straniero fu il re. Infatti prima si credeva quasi il padrone del mondo, ora invece sapeva che prima o poi, anche lui, avrebbe dovuto fare i conti con un re ben più potente.