Il messaggero

RACCONTI
di Luigi LAROCCHI

Tanto tempo fa, prima ancora che il nonno del mio bisnonno venisse al mondo, esisteva un mare immenso. In quel mare si trovavano due isole. Su ognuna delle due isole c’era un castello e dentro ogni castello, come in tutti i castelli che si conviene, vivevano dei soldati, una corte e ovviamente il re e la regina.
Il re e la regina di una delle due isole avevano un figlio maschio, il re e la regina dell’altra isola avevano una figlia femmina.
I due ragazzi, vedi che combinazione, erano nati nello stesso giorno dello stesso mese dello stesso anno. Quando si compì il loro diciottesimo compleanno sulle due isole vi furono grandi festeggiamenti.

Mai si erano visti fuochi d’artificio innalzarsi maestosi come in quella occasione: i razzi scoppiettavano senza posa in fantasmagorici giochi di colore al punto da rendere la notte giorno. Fu così che, vedendo quelle luci rischiarare l’orizzonte, per la prima volta gli abitanti delle due isole si accorsero dell’esistenza di altre persone in quel vasto deserto d’acqua.

Il giorno seguente il giovane principe fece allestire la barca più grande fra quelle che aveva in porto. Dopo avere imbarcato l’equipaggio, scelto tra gli uomini più robusti del regno, partì alla ricerca della terra sconosciuta. I rematori vogarono per giorni e giorni senza avvistare neppure un gabbiano ma, quando ormai le speranze si stavano affievolendo, una vedetta mandò un grido: aveva avvistato in lontananza una barca che procedeva in direzione opposta alla loro.
Alcune ore dopo le due barche si incontrarono.
Chi comandava la seconda barca era la giovane principessa; il principe, al solo vederla, se ne innamorò perdutamente. La principessa, essendo donna e avendo quindi maggior giudizio, non si lasciò incantare subito dall’aspetto del giovane principe. Ma appena lui le si rivolse con parole dolci come il miele, espresse con quella voce calda come le sere d’estate, si rese conto di non poter più vivere senza di lui.
Si abbracciarono e si promisero eterno amore.
Il sole, incurante della gioia dei loro cuori, continuò a percorrere il suo cammino nel cielo. Giunse l’ora di ripartire. Quanti singhiozzi, quante lacrime! Sembrava che nemmeno il mare fosse capace di contenerle tutte.
Un delfino, che aveva osservato tutta la scena, commosso si presentò ai due giovani. “Se volete, vi aiuterò a tenervi in contatto: nuoterò da un’isola all’altra e porterò i vostri messaggi. Penserò io a tener vivo il vostro amore!”
I due giovani, commossi da tanta generosità, non seppero far altro che ringraziarlo: “Grazie infinite, grazie! Ora questo distacco sarà meno amaro” e saliti sulle rispettive imbarcazioni partirono.
Il giorno dopo il delfino, fedele al suo compito, si presentò alla darsena privata della principessa. “Principessa! Principessa!” chiamò con la testa fuori dall’acqua. Non servì chiamarla una terza volta, perché la fanciulla in un baleno si precipitò da lui.
“Che notizie porti dal mio bel principe?”
“Dice che ti ama e che le tue labbra sono belle come i petali di una rosa!- rispose il delfino – Come segno del suo amore, mi ha chiesto di portarti una perla raccolta dal fondo del mare perché tu possa sempre ricordarti dei suoi occhi!” e così dicendo porse alla principessa una splendida perla azzurra.
“Che cuore grande ha il mio amato! Delfino, di’ al bel principe che è forte come il vento di tempesta! Raccogli anche per lui un dono dal fondo del mare che possa tenere desto il ricordo del nostro incontro!”
Il delfino si allontanò e prestò sparì all’orizzonte. Felice la principessa se ne tornò nelle sue stanze.

Giorni dopo il delfino si presentò al castello del principe. Ripeté al principe per filo e per segno tutto quello che la principessa aveva detto e gli offrì in dono una moneta d’oro, raccolta tra i resti di un antico relitto, perché si ricordasse dei capelli dorati della fanciulla.

Da quel giorno il delfino continuò a fare avanti e indietro dall’una all’altra isola senza mai stancarsi.

Che accoglienza ogni volta che arrivava presso una delle regge! Sembrava che l’amore stesso bussasse al cuore dei giovani innamorati ogni volta che arrivava in dono un gioiello o un doblone dorato. Entrambi, appena ricevevano il dono, lo riponevano in uno scrigno d’oro rivestito di velluto rosso.

Un giorno si presentò al cospetto del principe un famoso artigiano. “Sire,- disse – volete comprare questa armatura, intarsiata d’argento e impenetrabile come il diamante? Vi ho lavorato per sei anni ed è in assoluto il mio capolavoro!”. Il principe, abbagliato da tale splendore, non seppe resistere. “Quanto vuoi per la tua opera, artigiano?” “Sei monete d’oro mi sembrano un prezzo più che ragionevole!”  Il principe, non avendo lì per lì denaro a sufficienza, stava per rinunciare alla bella armatura, quando si ricordò dei doni del delfino. Inizialmente il principe non voleva assolutamente privarsi del pegno d’amore poi, però, cominciò a rimuginare: “In fondo- diceva a se stesso – sono solo poche monete, che cosa possono significare rispetto all’amore che io nutro per la mia amata! Domani il delfino me ne porterà delle altre. E poi anche lei sarebbe contenta di vedermi rivestito di quella splendida armatura!” E così, vinta ogni resistenza, prese le sei monete dai doni portati dal delfino e pagò l’armaiolo.

In quello stesso giorno, nella lontana isola dove abitava la principessa, la sarta più abile del regno bussò al portone del palazzo reale. “Principessa, volete guardare la mia ultima creazione? Ammirate che strascico, e che tessuto … .” La principessa estasiata toccava e guardava le vesti pregiate. “Cosa vuoi in cambio di questo vestito?” chiese. “Vorrei sei pietre preziose, per poter fare una collana alla mia unica figlia che sta per sposarsi” rispose la sarta. La principessa, appena sentì la richiesta, esitò: non sapeva come fare visto che gli unici gioielli di cui poteva disporre liberamente erano le perle mandatele dal principe. Una vocina dentro di sé le bisbigliò che in fondo non faceva nulla di male e che anche il principe sarebbe stato felice dell’acquisto, perché quelle vesti l’avrebbero resa più bella e affascinante. La principessa non si lasciò tentare oltre: prese le sei perle dai doni del delfino e le diede alla sarta.

Come in tutte le cose, tutto sta ad iniziare…

Da quel giorno i doni portati dal delfino furono usati per comprare una bella spada, delle graziose scarpette, un’uniforme da parata, una specchiera e così via. Il principe e la principessa ora attendevano con avidità il delfino: ascoltavano i suoi messaggi, sempre più simili e sempre più banali, impazienti di ricevere i doni ed intanto pensavano già alle nuove cose che avrebbero comprato.

Come è strano il cuore dell’uomo: un briciolo d’amore lo fa traboccare, ma quando lo si riempie di oggetti allora comincia a svuotarsi!

Gli anni passarono. Il principe e la principessa divennero due re tristi e soli, ciascuno rinchiuso nella sua reggia dorata; il loro cuore finì col trasformarsi in uno dei tanti oggetti, freddi e privi di ogni calore, a cui tanto avidamente bramavano.
Il delfino, instancabile, continuò a nuotare da un’isola all’altra portando i suoi vuoti messaggi ed i suoi doni ma, poiché anche per lui gli anni passavano, arrivò il giorno in cui non lo si vide più entrare nella darsena.
Dapprima il principe non vi fece molto caso. Poi, quando il numero delle monete cominciò a diminuire, si rammentò di colui che gli aveva fatto tanti doni e cominciò a ricordare che c’era stato un tempo in cui il suo cuore non era stato freddo come un orologio, ma caldo e accogliente come una casa.
Nonostante l’età, fece allestire una barca, la stessa che aveva usato tanto tempo prima; convocò i rematori e partì alla volta dell’isola della principessa.

A metà strada si accorse che un’imbarcazione, da prua, si stava avvicinando. Sull’altra barca vi era la principessa, o meglio, la vecchia regina con i suoi rematori. Quando le imbarcazioni si trovarono fianco a fianco, i due si guardarono a lungo, in un silenzio pieno del rimorso delle loro vite sciupate. Improvvisamente il delfino emerse vicino alle due barche. “Questa volta sono stato io ad aspettarvi! Oggi ho un dono speciale per voi: non una perla o una moneta, ma qualcosa di più prezioso. L’amore che io ho portato avanti ed indietro, da un’isola all’altra per tutti questi anni, l’ho custodito per voi: eccolo! Ve lo restituisco!” Detto questo, porse loro due splendidi rubini scarlatti. Fatta l’ultima consegna si inabissò.
Allora il principe si avvicinò alla regina e le prese la mano con tenerezza, lasciandosi andare ad un profondo sospiro, come fa chi rientra a casa dopo un lungo viaggio. “Ora, alla fine della nostra vita” le sussurrò all’orecchio “possiamo finalmente vivere con un po’ d’amore!”

Si separarono e ciascuno tornò al proprio regno.

Vissero ancora pochi anni. Quando morirono, invece di essere seppelliti nelle tombe reali, furono adagiati ciascuno su una barca e spinti alla deriva.
Incastonati nelle loro corone brillavano i rubini: gli ultimi doni del delfino.
Le barche, dopo un lungo navigare in balia delle onde, si ricongiunsero esattamente là dove si erano incontrati, una a fianco all’altra.
Da allora l’orizzonte del mare, alla fine della giornata, si accende del colore del rubino dei due innamorati, come per festeggiare assieme a loro la gioia di essersi ritrovati; perché per quanto sia stato il tempo sprecato, anche solo pochi attimi vissuti degnamente possono riscattare tutta una vita.