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Il Cavaliere di Gesù

Un giorno la Francia dichiarò guerra alla sua nazione e cominciò ad invaderla. Quando Iñigo lo venne a sapere, assieme ai suoi compagni si diresse verso Pamplona, la città spagnola maggiormente in pericolo e già assediata dall’esercito francese. Riuscito ad entrare in città si recò sulle mura e con la spada sguainata cominciò il combattimento con i soldati nemici. “Avanti! Fatevi sotto” gridava mentre fendeva colpi a destra e a sinistra. I soldati francesi, che non riuscivano a tenergli testa, stavano già pensando di interrompere la battaglia quando una cannonata lo colpì alle gambe. Iñigo fu fatto prigioniero e l’esercito spagnolo che difendeva la città, appena vide cadere il più coraggioso dei suoi capitani, decise di arrendersi.

“Non ho mai incontrato un avversario valoroso come voi” gli disse il capitano francese, che in segno di ammirazione decise di liberarlo. Lo ricondussero a casa su un grande carro riempito di fieno, in modo da evitare al ferito gli scossoni più violenti, visto che le strade allora non erano asfaltate come le nostre, ma piene di buche e sassi.

Qui successe una cosa straordinaria. Gesù, che dall’alto dei cieli scrutava il mondo e ciò che vi capitava, aveva assistito alle gesta di quel capitano così coraggioso, e decise di incontrarlo. Sono tanti i modi in cui Gesù sceglie di incontrare una persona e tutti un po’ speciali, ma sentite un po’ che cosa si inventò per incontrare Iñigo.

Il medico del paese, chiamato a curare il ferito, combinò un grosso pasticcio. Sarà perché quella notte aveva dormito male, o perché aveva dimenticato gli occhiali a casa, fatto sta che cercando di rimettere assieme quel che restava delle gambe di Iñigo, non si accorse che ne aveva lasciata una più corta dell’altra. Quando le ferite guarirono il coraggioso capitano tentò di rimettersi in piedi. “Ma che succede? Perché non riesco a camminare?” disse mentre riusciva soltanto a zoppicare aggrappandosi al tavolo lì vicino. Fu un bene per il medico, che almeno riuscì a scappare, ma il povero Iñigo per la disperazione si sedette su una panca e per moltissimi giorni non volle più alzarsi.
Dopo un po’ la noia cominciò a farsi avanti. Non c’era la televisione a quei tempi, quindi Iñigo cercò dei libri. A lui sarebbe piaciuto leggere un bel libro di avventura, che raccontasse di eroi e battaglie, ma in tutto il castello non ne trovò neppure uno. Era come se tutti i libri fossero spariti, tranne due: un libro che raccontava la vita di Gesù, e un libro che raccontava la vita di alcuni Santi. Dato che non c’era altro, si decise a leggere quelli.
La lettura, cominciata così, tanto per passare il tempo, si fece via via più appassionata. La vita di Gesù e dei santi uomini che avevano voluto seguirlo gli sembrò così avventurosa che da oscurare qualsiasi grande generale del passato, reale o immaginario. “Da oggi” disse alzandosi in piedi, “non seguirò più nessun comandante se non Gesù stesso”.

Guarito, anche se ancora zoppicante, volle recarsi fino in Terrasanta per vedere con i propri occhi i luoghi dove aveva vissuto Gesù. Si tolse l’armatura e vestì un povero abito, per somigliare il più possibile al suo nuovo generale; depose la spada e il pugnale davanti ad un’immagine della Sacra Famiglia, e al loro posto prese un bastone come quello che Giuseppe aveva utilizzato nei lunghi cammini accompagnando Maria e il piccolo Gesù. Poi partì per il suo viaggio.

Lungo la via, presso la città di Barcellona, si fermò alcuni giorni per riposarsi. Siccome non c’erano posti che lo potessero ospitare e non aveva soldi per pagare una locanda, trovò rifugio in una grotta. Questa apparteneva ad un vecchio orso, che appena vide arrivare Iñigo, pieno di paura si rifugiò nella foresta e non si fece più vedere in giro. “Cosa posso fare qua dentro ?” si ripetè guardandosi in giro, “fuori sta piovendo a dirotto e non sembra che accenni a smettere !”. Iñigo cominciò allora a scrivere un libro in cui spiegava il modo in cui un vero cavaliere doveva esercitarsi per incontrare Gesù e lo intitolò gli “Esercizi spirituali”. “In questo modo, se altri come me decideranno di diventare soldati di Cristo, potrò costruire un esercito al servizio del Cielo, che farà la guerra al male, alla povertà e all’ignoranza” pensò vergando le prime frasi del manoscritto.

Dopo qualche tempo il cavaliere di Cristo, come amava farsi chiamare, riprese il viaggio. Passò da Roma, per salutare il Papa, andò a Venezia e finalmente si imbarcò su una nave diretta a Gerusalemme. Il viaggio fu lungo e pieno di peripezie, ma Iñigo non si fece fermare mai da nessun ostacolo.

Quando tornò in Spagna aveva 33 anni. Assieme ai primi amici, i primi soldati di Gesù, cominciò a studiare per poter diventare sacerdote.
Potrei raccontare ancora tante cose che egli fece, dei suoi numerosi viaggi e delle persone incontrate e che decisero di far parte del suo nuovo esercito. Vi basti sapere cosa gli fu detto quando tornò dal Papa per mettersi a sua disposizione: “ti comando di far conoscere Gesù a tutto il mondo. Dividerai il tuo piccolo esercito e percorrerai in lungo e in largo tutti i continenti, costruendo ospedali, scuole e tutte quelle cose che potranno servire a vincere il Male”.

Quando morì, all’età di 65 anni, il suo esercito contava migliaia di soldati. Di lui si disse che aveva un cuore grande come tutta la Terra. Gesù, a modo suo, aveva realizzato il suo desiderio: conquistare il mondo.


* Questo è il racconto della vita di Sant’ Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù e dei Gesuiti.

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