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I riccioli di Camilla (Avvento)

RACCONTI
di Sole e Luigi LAROCCHI

Viveva in una città non molto lontana da qui un bimbo di nome Matteo che non credeva più nella magia del Natale. Non c’era un motivo speciale: semplicemente ad un certo punto, non sapeva neppure quando, aveva smesso di attenderlo. Non gli importava dei giorni che passavano perché per lui erano tutti uguali. I suoi amici, già nel mese di novembre, cominciavano ad essere trepidanti perché sapevano che presto si sarebbe avvicinato il giorno in cui avrebbero decorato l’albero e qualcun, insieme al papà e alla mamma, avrebbe fatto il presepe. Avrebbero anche scritto la letterina su cui c’erano elencati i regali che desideravano, ma a lui questo non interessava. Che senso aveva attendere un vecchio con un sacco pieno di giocattoli? In fondo il suo papà e la sua mamma erano anche loro simili a Babbo Natale: stavano via per tanto tempo perché dovevano lavorare e, quando tornavano, portavano sempre con sé un gioco nuovo, fiammante, ultimo modello per dimostrargli che era loro mancato moltissimo.
Matteo non era un bambino né felice né triste: semplicemente questa era la sua vita, da sempre!

Appena le vetrine cominciavano a colorarsi di luci e di festoni lui neppure curiosava, perché quello che c’era dentro lo possedeva già, magari doppio! Per non parlare poi dei dolci e delle leccornie! A casa poteva avere tutti i dolci e i piatti che preferiva, perché la signora che gli teneva compagnia, pur di non sentirlo protestare, lo accontentava in tutto e preparava solo quello che a lui piaceva di più.
Una cosa soltanto ancora gli ricordava che il giorno dopo sarebbe stato Natale e un po’ lo emozionava: i riccioli di Camilla! Quei bei ricci tutti d’oro che le incorniciavano il viso e che la notte di Natale brillavano in modo così speciale con quei nastri rossi …
Camilla era la bambina che abitava nella casa di fronte. Non era particolarmente bella né gli piaceva poi così tanto. A scuola frequentava la sua stessa classe, ma in un’altra sezione: lui era in II A, lei in II B.
Durante l’anno non le parlava; quando lui la incrociava nel corridoio si girava dall’altra parte perché era una femmina e come tutte le femmine non faceva niente di interessante; ma la vigilia di Natale…
Si metteva alla finestra e sbirciava fuori per vedere le mani esperte della mamma di Camilla mentre con cura le spazzolava i ricci. Erano mani che esprimevano tutto l’amore che una mamma poteva provare per la sua bimba. Usava un ferro caldo arrotondato che dava l’idea di uno strumento di tortura medievale, ma in mano a lei non faceva paura e, anche se a volte tirava un po’, Camilla non sembrava provare dolore, ma si divertiva e sorrideva felice. Quando aveva finito il lavoro, la mamma di Camilla prendeva un bel nastro colorato di rosso e lo annodava in cima alla testa della figlia facendo un bel fiocco leggermente spostato a sinistra. Era meglio che addobbare l’albero; quello sì che era Natale!

Quell’anno, però, c’era qualcosa di strano. Da qualche tempo la finestra di fronte era chiusa. Matteo non se ne era neppure accorto. Fu un giorno durante una lezione di scuola che si rese conto che qualcosa non andava.
La maestra era più allegra e più contenta del solito. I compagni di classe erano sempre turbolenti, ma questa volta non si trattava di baccano, ma di euforia. Sì, c’era un’atmosfera diversa.
Matteo stupito dall’atmosfera generale provò a chiedere a qualche suo compagno: “Ma che sta accadendo? Come mai avete tutti voglia di festeggiare?”
“Ma come non lo sai?” lo guardò stupito Samuele, un bimbo paffuto con l’aria gioconda “oggi è il primo giorno di Dicembre!”
“E allora?” chiese Matteo  “Che differenza c’è con il primo giorno di Novembre?”
“Come sarebbe a dire che differenza c’è? Tra ventiquattro giorni sarà Natale!”
“E allora?” insistette Matteo
“Ma tu da quale pianeta vieni? Natale: le vacanze…, i giochi… i dolci… Ma non ti dicono proprio nulla tutte queste cose?”
Matteo a questo punto cominciò a preoccuparsi: come mai non si era accorto che presto sarebbe stato Natale? All’improvviso gli venne in mente il motivo: dalla finestra della casa di Camilla non aveva scorto alcun preparativo.
Quella mattina corse a casa sua dopo scuola come se stessero bruciando tutti i suoi giocattoli. Arrivato al salone si affacciò alla finestra “Ma non è possibile! – esclamò preoccupatissimo – Sta per arrivare il Natale e le tende sono chiuse!”
Da quel giorno cominciò a guardare con insistenza dalla finestra. All’inizio buttava soltanto un occhiata distratta, poi cominciò a guardare con insistenza. Niente! Nessun preparativo!
“Ma non è possibile! – Dove sono finiti tutti? Lo scorso anno la mamma di Camilla aveva già cominciato a fare le pulizie.”
Provò a cercare Camilla a scuola, ma non c’era.
Provò ad indagare da Matilde, la bambina più pettegola della II B: “E’ partita da più di una settimana ! Come mai ti interessa tanto sapere che fine ha fatto Camilla?”

Matteo cercò di distrarla: “Dicevo tanto per dire. Non mi importa affatto di Camilla!” Ma era evidente che non era così.
Chiese anche alla signora che gli faceva compagnia “Ma per caso, durante la mattina, nella casa di fronte c’è qualcuno? Ha visto se aprono le ante?” Ma la signora era troppo impegnata a fare le pulizie, così non badava affatto a quello che facevano nella casa di fronte; non era una pettegola impicciona lei…
Da quel giorno Matteo cominciò a trascorrere delle ore intere in attesa che accadesse qualcosa, ma nulla!  La situazione stava diventando preoccupante: “Mancano pochi giorni alla Vigilia eppure Camilla ancora non è tornata… E non hanno fatto neppure l’albero!”  Senza i riccioli non era Natale!
Poi un giorno all’improvviso le ante delle finestre si aprirono. Era il 24 Dicembre, la vigilia di Natale! Matteo provò un tuffo al cuore! Si mise come al solito davanti alla finestra e cominciò ad attendere che la mamma di Camilla prendesse tutto il necessario per fare i riccioli alla figlia, ma con sommo stupore si accorse che la donna non si preoccupava affatto di pettinini e forcine. La donna sembrava indaffarata in tutt’altro. Continuava ad andare in giro. Ora piegava dei vestitini troppo piccoli per andare bene a Camilla, ora controllava delle radioline, ora … Anche Camilla sembrava tutta presa da mille cose. Era insolitamente eccitata. Continuava a ballare e quando poteva abbracciava la mamma felice.
Matteo era proprio deluso. Aveva atteso tanto che tornassero e ora la mamma di Camilla non le faceva neppure i riccioli. Così non sarebbe stato Natale! Ma un giorno come gli altri…

All’ora di cena Matteo era proprio sconfortato. I suoi genitori lo chiamarono per andare a tavola per mangiare il cappone, ma era troppo deluso per avere fame. Mentre sbocconcellava di mala voglia qualcosa dal piatto, come d’abitudine buttò l’occhio alla finestra di fronte. Fu colto da una grande sorpresa. Tanta gente faceva festa intorno ad una nuvola bianca con un bel fiocco rosso sopra. Il cenone non era ricco come al solito; la tavola era meno imbandita; i riccioli di Camilla erano meno ricci del solito eppure tutti gli invitati erano felici. La mamma di Camilla era raggiante. Sedeva in fondo alla tavola e tra le braccia teneva qualcosa che somigliava a un piccolo fagotto bianco e celeste; il papà di Camilla in piedi poggiava teneramente una mano sulla spalla della moglie. Sul grembo della mamma di Camilla riccioli color dell’oro si mescolavano stranamente a piccoli riccioli neri provenienti da una testolina sorridente. Matteo si stupì della novità! Quell’anno a fare Natale non ci sarebbero stati solo i riccioli di Camilla a scaldare il cuore, ma anche quelli di un piccolo neonato proveniente da molto lontano, da un paese caldo e assolato.
Matteo rimase a contemplare la scena alla finestra e capì che quel Natale sarebbe stato proprio speciale per Camilla e i suoi genitori perché un piccolo bambino era venuto ad allietare la notte più dolce e bella dell’anno.

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