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I Regali di Natale

Luigi, intanto, borbottava “… il trenino per Emanuele, qui sul divano; il castello di costruzioni per Francesco sul tavolo, vicino ai libri della zia Daniela …” ed intanto prendeva i pacchetti ad uno ad uno dallo sgabuzzino dove erano stati nascosti fino a quel momento e li portava in salotto. “… Il dinosauro per Massimiliano, il dinosauro… Ma dov’è questo benedetto dinosauro? Maria! Dove hai messo il regalo di Massimiliano?” chiese sottovoce mettendo la testa in cucina. “Come faccio a saperlo io? Nascondi sempre tu i regali! Mi dici che se lo faccio io poi non riesco più a ritrovarli!”.
 
Il signor Luigi si concentrò e cercò di ricordare il momento in cui, sfruttando i pochi minuti mentre i figli erano stati distratti dalla nonna, si era precipitato nel negozio di giocattoli; con la letterina tra le mani aveva arraffato le cose che più assomigliavano ai disegni e agli scarabocchi che man mano riusciva a decifrare. No, dinosauri non ricordava di averne comprati. Prese la letterina dalla mangiatoia e la aprì. Dopo le prime righe vergate con la propria grafia, in cui sotto dettatura aveva riportato le solite promesse (sarò più buono…, non brucerò più il tappeto, ecc…) cominciavano i disegni. Il castello era proprio bello, fatto dal figlio maggiore, ed infatti era stato il primo pacco messo nel carrello, poi c’era uno scarabocchio fumante: sicuramente un treno, disegnato dal più piccolo. C’erano i disegni o le scritte per i regali dei cuginetti e per i genitori, ed infatti ricordava perfettamente di aver fatto, ad ogni disegno, il gesto di prendere una scatola e di averla posata nel carrello. Finalmente vide anche il dinosauro! Era stato disegnato piccolo piccolo in un angolo. probabilmente perché Massimiliano voleva solo un cucciolo di dinosauro, e il fumo del treno lo aveva nascosto quasi completamente. Al negozio, per la fretta gli era sfuggito: non l’aveva comprato! “Proprio il regalo di Massimiliano ho dimenticato, stupido che sono! Domani farà una tale scenata da rovinare il Natale a noi e tutti i nostri vicini, e forse anche all’intero quartiere”.

“Maria”, bisbigliò dalla porta della cucina “abbiamo un problema!”.

Pochi minuti dopo il Signor Luigi correva per le vie del centro. Le sue orme, ben distanziate, risaltavano nella neve dei marciapiedi deserti. “Ma chi vuoi che venda dinosauri la sera della vigilia di Natale?”, pensava davanti alla serranda abbassata dell’ennesimo negozio. Ma la speranza è l’ultima a morire! E via, lungo la strada decorata di stelle, indifferente agli angioletti penzolanti dalle ragnatele di fili appesi per tutta la città.

La neve intanto continuava a cadere, fitta più che mai, dispettosa, pronta ad ostacolare la già impossibile impresa. Gocciolante di sudore nonostante il freddo, col cuore impazzito per l’inusuale sforzo, il povero papà si appoggiò ad un lampione. Le caviglie oramai affondavano nella neve fresca, i bar ed i negozi erano chiusi e alle finestre si spegnevano ad una ad una le ultime luci. “Ma dove sono tutti? Credono davvero che Gesù bambino se ne vada in giro per la città? Neanche avessero paura di incontrarlo! Quante cose si fanno per abitudine: oggi tutti lo aspettano e domani non lo ricorderà più nessuno!”.

Un rumore proveniente dal portone vicino fece sobbalzare il signor Luigi. Un uomo, appena uscito in strada e con la giacca ancora asciutta gli si piazzò davanti e prese a fissarlo.

“Sta bene?” chiese lo sconosciuto “Mi sembra stanco!”.
-“Va tutto bene, non si preoccupi, grazie” rispose intimorito Luigi.
Per nulla convinto l’uomo continuò a guardarlo con curiosità. “Se vuole la accompagno a casa?”. Era un uomo di statura alta, ben proporzionato, dagli occhi chiari e sinceri.
 “No, no… non serve, ora ho ripreso fiato e posso farcela da solo”.
“Cosa fa in giro per la città questa sera? Non è a casa a preparare il Natale?”, continuò imperterrito l’estraneo.
Un po’ spinto dalla voglia di sfogarsi, un po’ spinto dallo sguardo premuroso dell’uomo, il signor Luigi cominciò a raccontare perché fosse così di corsa e l’esito della sua missione.
– “Non si dia pensiero per il regalo di suo figlio, se lo ha disegnato sulla letterina vedrà che qualcuno lo porterà comunque!”.
Se la persona che gli stava dinnanzi fosse stato un altro tipo di individuo, il signor Luigi l’avrebbe preso per matto, ma quello continuò a parlare come se avesse detto la cosa più normale del mondo.
– “… e lei non ha chiesto nulla per Natale?”.
– “Certo che ho chiesto dei regali: a mia moglie ho domandato di regalarmi un libro…”.
– “No, no, non intendevo questo. Si è ricordato di chiedere qualcosa a Gesù bambino? Domani arriverà e lei si sta lasciando scappare l’occasione di chiedergli qualche cosa!”.
Il signor Luigi sorrise, “E lei crede che io sarei uscito con questo tempo se fossi stato sicuro che questa notte Gesù passerà a portar doni ?”.
 -“Beh, ecco un ottimo regalo da chiedere per Natale” gli rispose ridendo lo sconosciuto.
-“Cioè? Un dinosauro?”.
-“No, la fede! Non è forse un bel regalo? Sicuramente è originale!”.
– “Ma la fede può concederla solo Dio!”, ribatté il signor Luigi un po’ perplesso.
– “E’ un dono, esattamente come il dinosauro: basta chiederla!”.
– “Sì, però il dinosauro lo posso comprare in un negozio …”.
– “…invece la fede si può chiedere anche quando i negozi sono chiusi”.
Il signor Luigi, sorpreso dalla semplicità delle risposte dell’uomo, lo guardò bene in viso. Non lo stava prendendo in giro: sorrideva, ma di un sorriso cordiale.
Porse la mano all’uomo e lo salutò.
“Scusi, ma adesso devo tornare a casa, mia moglie mi starà aspettando”.

Nell’allontanarsi il signor Luigi si girò un paio di volte; l’uomo era sempre là, in piedi in mezzo alla neve, che lo guardava.

Entrato in casa si spogliò degli abiti bagnati e andò a sedersi in salotto. Maria aveva finito di preparare i regali: una fila di caramelle partiva dal tavolo in mezzo alla stanza e, come le molliche di Pollicino, attraversava il corridoio fino alle camere dei bambini. Sul tavolo notò una matita. Un pensiero, prima fugace come un’apparizione, poi sempre più nitido, cominciò a prendere forma. Si alzò, prese la letterina di Gesù Bambino dalla capanna di Giuseppe e Maria e sotto il disegno del dinosauro scrisse: “Io non l’ho trovato, pensaci tu!”. Poi andò a dormire.

La mattina dopo, il signor Luigi e la signora Maria furono svegliati dal cicaleccio festoso dei propri figli. Ancora nessun segno di Massimiliano; per il momento forse dormiva. Andarono in salotto per gustarsi la gioia dei bambini mentre scartavano i regali. Francesco stava già montando il castello di costruzioni, Emanuele aveva sparso i binari del treno per tutta la stanza, Massimiliano giocava con il suo dinosauro. Luigi guardò il giocattolo, così uguale a quelli che si comprano in ogni negozio, eppure così speciale.
La lettera di Gesù bambino era posata vicino alla capanna nel presepio. La mangiatoia oggi era occupata dalla piccola figura di un bambino. Luigi rammentò in quel momento che, forse stanco per la camminata, si era scordato di mettercelo. Prese la lettera e la aprì. In un angolo, sotto i disegni, c’era scritto con bella grafia: “Era ora che mi chiedessi un regalo come si deve! La fede è il regalo che porto più volentieri di tutti”.

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