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I due mercanti

In quell’immenso deserto vi erano due mercanti.
Uno si chiamava Dario, era originario di Drome, un piccolo villaggio che sorgeva nei pressi di un’oasi che era stata sepolta da una tempesta di sabbia che era durata un mese intero. Egli era un uomo avido e senza scrupoli, la sua unica passione era il denaro. Niente poteva commuoverlo perché ormai era come se il suo cuore fosse ricoperto d’oro.
Le sue carovane erano composte da file interminabili di cammelli, le sue ricchezze erano tali che numerosi forzieri non erano in grado di contenerle tutte. Il suo palazzo si stagliava come una rupe nel deserto ed era circondato da una vera e propria città fatta di stalle e maneggi, dove i cammelli, fonte delle sue ricchezze, si nutrivano e si riposavano dopo ogni viaggio.

L’altro mercante aveva un cuore semplice e umile. Il suo nome era Jafar. Viveva in una grande tenda e con i suoi domestici e i suoi dipendenti seguiva la carovana durante gli spostamenti. A dire la verità non si trattava di una vera e propria carovana, ma era come se un intero villaggio, con le sue case e i suoi abitanti seguisse Jafar durante il suo interminabile peregrinare. Vi erano i cammelli, tanti quanti erano i pesci di un lago; alcuni trasportavano le mercanzie, altri le tende dei mercanti, altri ancora portavano i mercanti stessi. Dietro i cammelli venivano i pastori con i loro greggi così fitti che anche il deserto sembrava scomparire sotto di loro. C’erano i maniscalchi, i fornai, i macellai, i soldati che proteggevano la carovana dagli assalti dei ladroni e infine Jafar, con la sua tenda e la sua famiglia, i suoi servi e i suoi ospiti. Quando era in fila, pronta per la marcia, la carovana di Jafar sembrava lunga quanto l’orizzonte. È evidente che Jafar non fosse povero, ma non si può neppure dire che nuotasse nell’oro. Gran parte dei suoi guadagni erano spesi per beneficare quello che una volta era soltanto un gruppo dei suoi dipendenti e che ora era diventato il suo popolo. A che gli faceva notare la vastità della sua proprietà e il gran numero di persone al suo seguito, Jafar rispondeva che l’unica cosa grande che possedeva era la responsabilità nei confronti di tanti amici e parenti.

Dario e Jafar si disputavano il commercio nel deserto finché un giorno un giovane pastore si presentò al palazzo di Dario.
«Cosa vuoi straccione?» chiese Dario che, in piedi presso un tavolo stava contando le monete contenute in uno scrigno.
«Mi perdoni potente signore» disse il pastore «ho fatto un lungo viaggio per giungere fin qui da Bethlemme e vorrei unirmi alla sua carovana per raggiungere le città che si trovano nel deserto».
«Perché?»domandò distrattamente Dario ancora intento nella conta.
«perché un falegname del mio paese mi ha dato l’incarico di recarmi nelle città dell’Oriente per dare notizia che un grande re è nato e i segni visti indicano che si tratta del re che tutti i popoli stanno attendendo».

All’udire la parola “re” Dario si fece attento e, quando il pastore smise di parlare, con lo sguardo pieno di cupidigia, disse: «Tu dunque sei messaggero di un re e porti molto oro con il quale potrai pagarti il viaggio…».
«No, signore … il falegname è un uomo molto povero, ed io posseggo solo quel tanto che basta per tirare avanti ancora qualche giorno, ma se lei mi concederà…».
Non potè finire la frase, perché Dario cominciò a gridare e sbattere i pugni sul tavolo facendo uno strepitio tale che subito accorsero due guardie che si avventarono sul povero pastore.
«Cacciate questo miserabile fuori dal mio palazzo!» ordinò Dario. Le guardie afferrarono il poveretto per le braccia e per le gambe, lo trascinarono fino alla porta della città e lo gettarono sulla sabbia intimandogli di non farsi più vedere.

Il giorno dopo lo stesso pastore si presentò alla tenda di Jafar. Il mercante lo accolse cordialmente e, poiché era l’ora del pranzo, lo invitò ad unirsi alla sua famiglia.
Tra una portata e l’altra il pastore spiegò a Jafar il motivo della sua visita e gli chiese di potersi unire alla sua carovana per proseguire il suo viaggio. Jafar ascoltò attentamente il giovane e alla fine disse: «Non importa se non hai denaro per pagare il viaggio, ti unirai ai pastori del mio gregge e li aiuterai nel loro lavoro. In questo modo potrai seguirci in tutte le città che visiteremo».
L’indomani, mentre nel campo di Jafar fervevano i preparativi per la partenza, nel palazzo di Dario regnava la calma. Non si sentiva il consueto richiamo dei cammellieri che radunavano le loro cavalcature fuori dalle stalle per caricare le merci. Non si sentiva il vocio dei magazzinieri che contavano i tappeti e i barili accatastati nella piazza pronti per il trasporto. Dario si destò e si accorse immediatamente dell’insolito silenzio. «Razza di pigroni» cominciò a pensare mentre si vestiva in tutta fretta, «bisogna sempre spronarli altrimenti continuerebbero a poltrire per tutto il giorno».

Scese le scale del palazzo e si recò alle stalle. Stava già per dare un terribile calcione al primo cammelliere  che gli si risarebbe parato davanti quando si accorse che tutti erano radunati attorno ai recinti  e stavano osservando esterefatti i cammelli.
Guardò anche lui e per poco non gli venne un colpo.
I cammelli se ne stavano placidamente sdraiati, masticando la paglia sparsa sul terreno, incuranti degli sguardi di tutte quelle persone. Sembravano i soliti cammelli, pigri e indolenti, col pelo corto e grigio, con le code sempre in movimento, ma sulla schiena, invece delle solite due gobbe, ne avevano soltanto una.
«Una stregoneria è questa! Come è possibile… chi è stato?» urlò Dario guardandosi attorno come per cercare qualcuno con cui prendersela. Naturalmente nessuno dei presenti poteva essere il responsabile e finì con lo sfogarsi con il primo che gli capitò tra le mani.

Tutti sanno che i cammelli nelle loro gobbe immagazzinano le riserve di acqua e di cibo che consumano poi nei loro lunghi viaggi nel deserto. Da quel giorno i cammelli di Dario poterono compiere solo la metà del percorso di Jafar e ciò non giovò molto ai suoi affari, così che l’oro contenuto nei suoi forzieri cominciò a diminuire notevolmente. Al contrario la carovana di Jafar ne trasse profitto e molte altre persone si unirono al suo popolo. I cammelli con una sola gobba, in ricordo della maledizione caduta su Dario, furono chiamati i cammelli di Dario di Drome che col tempo divennero più brevemente i “Dromedari”

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