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Filastrocche inspiegabili

“Che gli piglia a questo mucchio di circuiti arrugginiti … Io gli chiedo di risolvere i miei problemi, sono ore che imposto domande di fisica, di astrofisica e di geofisica e lui continua a rispondermi con queste frasi senza senso. Altro che intelligenza artificiale, ho creato la macchina della stupidità, come se non ve ne fosse già abbastanza di quella umana.”

Non appena ebbe finito di parlare, come una lampadina quando si fulmina, lo schermo del supercalcolatore emise una vampa luminosa e poi si spense. I dottori del laboratorio si strinsero attorno alla macchina, per tentare di riavviarla, ma non vi fu nulla da fare. Lo schermo continuava a rimanere ostinatamente nero. Brontolando il professor Saputelli uscì dal laboratorio sbattendo la porta, sotto lo sguardo preoccupato dei suoi assistenti.

 

Quella sera, per la prima volta dopo mesi, la signora Matilde Saputelli, vide rincasare a un’ora decente il marito. Da quando aveva cominciato a lavorare per il nuovo progetto lo aveva sempre sentito rientrare a notte fonda.

“Oggi è proprio una giornata no”, disse sistemando il soprabito sull’attaccapanni. “Non preoccuparti caro, vedrai che riuscirai a sistemare tutto domani” replicò la signora Matilde, ringraziando però in cuor suo l’intoppo responsabile di questo cambio di routine.

La famiglia, finalmente al completo, mangiò di buon appetito lasagne alla marinara e polpette di riso, specialità indiscusse della signora Saputelli. Rincuorato dal buon pasto, dalle sguaiataggini di suo figlio e dalle premure della moglie, l’umore del professore passò dal nero al grigio, poi divenne sempre più azzurro fino a rasserenarsi del tutto. Dopo aver aiutato la sua signora a rassettare la cucina, si offrì addirittura d’accompagnare in camera il bambino per prepararsi alla nanna. “Allora papà, adesso che hai un po’ di tempo, puoi raccontarmi una filastrocca? Gli chiese il figlio con la testa ancora infilata dentro la manica del pigiama.

Il Professor Saputelli a quelle parole rimase come folgorato. Poi, senza alcun apparente motivo si mise a ridere di gusto. Mezze soffocate dalle risa il piccolo riuscì a distinguere soltanto alcune parole: “…funziona… altro che se funziona! Sta cercando di risolvere il problema più importante!”

Poi, con voce più sollevata cominciò:

 

IL GALLO OGNI MATTINA…

 

(dedicata ai papà che non hanno mai tempo)

 

Luigi Larocchi

 

 

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