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Ultima Pagina

di Lella Tomasini

Di solito sono i sacerdoti e in genere le persone consacrate a suggerire ai laici come vada vissuta la loro vita da sposati, genitori, lavoratori… e invece a me una volta è capitato di sentirmi chiedere da un frate, che di lì a poco sarebbe diventato “Padre”, che cosa avrei desiderato io dalla sua nuova vita, nella mia posizione di moglie e madre. Mi chiedeva che cosa mi aspettassi da questa sua scelta. Al momento sono rimasta impacciata per la sorpresa, ma ho impiegato poco a capire il valore della sua richiesta. Ho visto in un istante che eravamo davvero fratelli ed ho goduto pienamente di questo legame in Cristo.

In effetti, dopo un’intera vita condivisa con tanti amici e amiche consacrati, qualcosa si può dire ora, per chiudere questo numero di Dialoghi dedicato alla nostra Santa Madre. Perché è fondamentale riscrivere la storia del Carmelo per non dimenticare il passato, ma è determinante guardare l’oggi e il domani, per capire il compito che ci attende.

Per di più quest’anno la Chiesa celebra la Vita Consacrata e questa non può rimanere un’autocelebrazione, deve diventare un’occasione anche per noi, gente della strada, di riflettere e ringraziare del dono ricevuto dalla consacrazione di tanti amici e amiche, che camminano accanto a noi nel mondo, o vivono, altrettanto vicini alle nostre vita, nel silenzio di un monastero.

Dunque, che cosa chiedere a voi, fratelli e sorelle, che Dio ha preso e scelto di “mettere da parte”?

Mostrateci che si può amare Dio come si ama una persona, amateLo davvero e noi ci impegneremo ad amare tutti gli uomini come figli di Dio.

Dimostrateci che Dio esiste. Con la vostra vita di uomini e di donne a cui Dio solo basta. Dimostrateci con la gioia, con una vita di comunione piena, invidiabile, che non temete il sacrificio e vivete la compassione. E noi intanto, impegnati a far crescere i frutti della terra e a condividere con i nostri compagni di strada la preoccupazione per il domani, spenderemo le nostre forze a prenderci cura del mondo per portarlo a Dio.

Credete nella vostra scelta, fino in fondo, certi del suo senso in questo oggi pieno di buio, certi della sua convenienza per chi vuole entrare a fondo nella vita. Noi saremo con voi, accanto ai nostri uomini e alle nostre donne a costruire case accoglienti, fatte per generare e ospitare la vita.

Testimoniateci un modo davvero diverso di stare con Dio e con gli uomini, non omologatevi alla mentalità di tutti. Rendeteci partecipi di un pensiero altro, capace di interpretare profeticamente la condizione umana e quello che l’attende. E noi abiteremo la politica per impedire che la profezia si dissolva in utopia.

Denunciate il nostro peccato e l’ingiustizia, ma aiutateci a credere che Dio li ha già perdonati e riparati. Non prendete a prestito le analisi dei sociologi e degli psicologi, ribaltate le logiche del mondo con le parole di Cristo. Noi vi saremo compagni nell’aprire nel cuore delle nostre città luoghi in cui fare spazio a Dio.

Prendete sul serio le nostre storie, stateci vicini, dedicatevi con passione a chi tra noi è più povero e sofferente, rispondete alle nostre domande, non fuggite con lo sguardo le nostre fatiche e prendete parte alle nostre feste.

E infine non tradite mai le vostre celle, state in solitudine e senza fretta davanti a Dio, senza mai smettere di parlare con Lui. Anche noi, nelle nostre storie di amanti, di padri, madri e figli sapremo radicare il riverbero dei vostri colloqui mistici.

A lode e gloria del Suo nome.

Tratto dalla rivista “Dialoghi Carmelitani

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