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L’ambiente… scuola

Ma non c’è proprio niente da ridere… Io sono una di quei “poveri professori” e non ho bisogno di quel tipo di solidarietà! Io voglio una storia vera con i miei ragazzi e non mi va di vederli ritratti a quel modo.

Siamo stati tutti studenti e tutti ricordiamo con divertimento gli scherzi più bislacchi che riuscivamo a inventare in classe. Il mio amico Carlo Aletto, in quinta ginnasio mi ha tolto e nascosto le scarpe, durante una lezione di greco in cui avevo un’interrogazione programmata: impossibile uscire alla cattedra, interrogazione fallita, un mucchio di risate, le mie comprese. Ma è solo un pezzettino di scuola, questo. Non è La scuola.

Se entri in classe appiattito su quello stile, senza cercare e vedere altro, non sei un simpaticone, sei un fallito! Chiedi invece a te stesso – sinceramente! – che cosa vuoi: da te, dai tuoi compagni, dai tuoi professori, dalle materie che ti spiegano e dal tempo che dedichi allo studio. Che cosa vuoi per te, davvero? Quale ambiente sarebbe capace di contenere la tua umanità con le sue domande più urgenti e le sue ansie più profonde? Preferisci camuffarle dietro una maschera di stupidità o esigi di farle emergere e di cercare risposte? Te la senti di identificarti pienamente con gli attori di quel libretto e di quelle storie raccontate dai telegiornali? O sei di più?

Io ho provato a chiederlo ai miei alunni e dopo un coro di “ma profe, sono solo un po’ di cavolate per ridere!”, abbiamo provato a parlarne fino in fondo, senza fermarci alle cavolate. Sono uscite confessioni di insoddisfazione e perfino di disperazione, esigenze forti di senso e di bellezza, voglia di essere veri. La classe cominciava a diventare un “ambiente” capace dell’umano che conteneva.

 

Lella Tomasini

 

 

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