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A proposito di politica

ULTIMAPAGINA
di Rosa TOMASINI

«Non si dica quella solita frase poco seria: la politica è una cosa ‘brutta’! No. L’impegno politico è un impegno di umanità e di santità: è un impegno che deve potere convogliare gli sforzi di una vita tutta tessuta di preghiera, di meditazione, di prudenza, di fortezza, di giustizia e di carità» (Giorgio La Pira).

Cominciamo con un fatto recente. Cinque persone del Movimento Ecclesiale Carmelitano della comunità di Brescia, all’insaputa l’uno dell’altro, si candidano per le elezioni amministrative in due liste civiche in appoggio a due candidati-sindaco. Tutte persone che, tranne una, non si sono mai impegnate attivamente in politica. Strana coincidenza. Proprio nel momento in cui l’Italia dei partiti naviga nel buio e l’Italia reale si lamenta a gran voce – e a ragione –  contro la politica sporca del nostro Paese, questi quattro “militanti” del nostro Movimento si affacciano su questo mondo…Strano, no?
I commenti degli amici sono diversi. Chi approva, sottolineando però la mancanza di unità e di presa di decisione comune. Chi disapprova, perché ne va dell’immagine pubblica del Movimento. Chi teme che si possa inquinare la purezza religiosa della nostra storia che non si è mai incrociata con la politica. Chi reagisce  con benevolenza per la vitalità che si esprime in quell’azione. Chi non assume alcuna posizione, limitandosi a pensare: “stiamo a vedere… se son rose fioriranno”.
Trascorre così il mese di maggio fino al giorno delle elezioni.
Del risultato elettorale in questa sede poco importa. Importa invece capire se si è trattato soltanto di una strana coincidenza o se si è manifestato il segno di qualcosa di buono. E la risposta è arrivata senza farsi attendere troppo. Dall’alto!
Il 7 giugno 2013, Papa Francesco incontra gli studenti e i professori delle scuole gesuitiche e viene sollecitato dalla domanda di un professore: “ vedendo tanti ex-allievi, anche tante personalità, e anche noi adulti, insegnanti, educati dai Gesuiti, mi interrogo sul nostro impegno politico, sociale, nella società, come adulti delle scuole gesuitiche. Ci dica qualche parola: come il nostro impegno, il nostro lavoro oggi, in Italia, nel mondo, può essere gesuitico, può essere evangelico?”.

Domanda veramente interessante, che accende una luce sulla nostra questione. La risposta di Papa Francesco è spontanea e senza esitazione. Brevissima. Chi vuole può leggerla per intero nel box sotto.                                                                                                                                   

Coinvolgersi in politica, afferma Papa Francesco, è non solo buona cosa, ma “un obbligo” per un cristiano. E il concetto è talmente chiaro per il Santo Padre, che si può esprimere con un sillogismo:                      
– la politica è una delle forme più alte di carità,                                                                                       
– infatti la politica cerca il bene comune,                                                                                                  
– dunque è dovere dei cristiani occuparsene.                                                                                           
Ma se non bastasse, il Papa lo ribadisce capovolgendo la frase:                                                                             
– non occuparsi  di politica è lavarsi le mani nei confronti del bene comune, come fece Pilato,                                                                   
– la politica invece è una strada per il bene comune,                                                                                                           
– quindi è dovere per  i laici cristiani impegnarsi anche in politica.

Il senso della risposta non è nuovo nella cultura cristiana. La Dottrina Sociale della Chiesa parla a chiare lettere dell’impegno politico come servizio al bene comune e la storia del nostro Paese può annoverare nomi di grandi laici cristiani, che hanno costruito in tempi non troppo lontani il nostro Paese sul fondamento democratico, come Giorgio La Pira. Ma se è tutto così chiaro, chiedo io, perché tanti cristiani temono la politica? Perché ritengono che il governo della città e del mondo sia da delegare ad altri? Forse perché, come tutti siamo costretti a pensare, la politica è sporca e quindi non ci si può entrare senza sporcarsi? Non mancano certo esempi di cristiani corrotti dalla politica…  

Ma il Papa non parla di “politica sporca”, dice invece che la politica si è “sporcata” e grazie anche ai cristiani che si sono tenuti lontani da essa. I laici cristiani, proprio disertandola o frequentandola male, l’hanno privata dello spirito evangelico. Perciò devono tornare ad assumersi in prima persona il compito della politica, così come normalmente si assumono quello del lavoro e della vita  pubblica.                                                                                                                                      
Rimane una questione: impegnarsi a queste condizioni in politica è difficile! “Vero, risponde il Papa, ma anche fare il prete è difficile”! Strana, stranissima questa risposta. Che c’entra fare il prete con fare il politico? Forse vuole dire soltanto che, come spetta al prete svolgere il suo compito dentro la Chiesa, cosa che non lo rende per questo facile, a noi laici spetta il compito di fare sul serio i laici, senza potercene lavare le mani, dentro il mondo. Insomma il Papa non ha timore a inviare i laici cristiani nel mondo della politica, anzi li invita come ad un compito del tutto naturale per loro.
Ci siamo molto allontanati da quei poveri cinque bresciani e siamo finiti su binari ben più importanti. Non volevo scomodare il Papa per indagare su un fatterello di una piccola comunità cristiana, ma la vicinanza cronologica dei due fatti ha fatto da ponte.  Il confronto, però, non è stato vano.
La sproporzione tra quello che dice il Papa e l’impegno politico di singoli laici impegnati anche in una comunità ecclesiale come la nostra, si esaurisce nel momento in cui la politica diventa un impegno “serio” che i singoli si prendono, al di là dei risultati elettorali e delle raccolte di voti, forti della loro fede in Cristo risorto, in Cristo che vuole il bene di tutti i popoli del mondo. Il bene comune non si persegue solo ai livelli parlamentari, o non si persegue solo se si è vincitori, la difficoltà di cui parla il Papa sta forse  più nel lavorare per il bene comune anche quando questo non porta gloria e sembra una meta irraggiungibile.Proprio i laici cristiani oggi sono chiamati a testimoniare con forza una speranza reale proprio dentro l’azione politica.
Chiudo con una pagina di Giorgio La Pira, come augurio all’educazione dei giovani del nostro Movimento.

“Perché non sperare? Non sperare nella pace di questa grande famiglia umana che è la famiglia di Dio; la famiglia del comune Padre Celeste! Da Lui creata, da Lui amata, da Lui redenta, a Lui, per tutta l’eternità, destinata. Si sa: la speranza è, in certo senso, un’avventura ed un rischio: ma forse che, pel rischio di perdere la semente, il contadino smette di seminare? C’è una fede nel suo gesto di seminatore: la fede nel mistero di creazione e di amore che la terra serba nel suo seno” (Giorgio La Pira, 1955).

(Tratto da Dialoghi Carmelitani)

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