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“Porta la tua fiamma!”

 

Lettera di P. Antonio M.Sicari ai 450 giovani del MEC che parteciperanno alla GMG di Madrid

Prologo
Le Giornate Mondiali della Gioventù nacquero da una felice coincidenza che si verificò agli inizi degli anni Ottanta. Dapprima, nel 1983-84, la Chiesa celebrò un Giubileo Internazionale della Gioventù perché ricorreva il 1950mo anniversario della Morte e Resurrezione di Gesù: si riversarono a Roma più di trecentomila giovani, ospitati da seimila famiglie. Subito dopo, l’ONU proclamò il 1985 Anno Internazionale della Gioventù, e Giovanni Paolo II ne approfittò per chiamare di nuovo attorno a sé, da ogni parte della terra, quei giovani ai quali aveva detto, fin dal primo giorno del suo pontificato: «Voi siete la speranza della Chiesa e del mondo. Voi siete la mia speranza!». Diceva: «Fin dall’inizio del mio pontificato ho fatto mia un’opzione preferenziale per i giovani. Ho tenuto spalancate, e continuo a tener spalancate, le porte del mio cuore ai giovani, per invitarli a spalancare i loro cuori a Cristo». Il successo travolgente di quel secondo incontro, così ravvicinato, convinse il Papa che esso poteva diventare un ininterrotto pellegrinaggio dei giovani alla ricerca di Cristo.

Così quelle giornate, nate dal suo cuore paterno, divennero per milioni di giovani un appuntamento desiderato, e il Papa ne fu felice, soprattutto per la consapevolezza che Cristo stesso era personalmente implicato in quell’avvenimento festoso:  «Ovunque il Papa si rechi cerca i giovani e ovunque viene cercato dai giovani. Anzi, in verità, non è lui che viene cercato. Chi viene cercato è Cristo!».

Nel corso degli anni gli scopi di questo «pellegrinaggio del popolo giovane» – simbolo della vita e della stessa giovinezza – sono stati descritti con mille immagini e mille speranze:

– «Costruire ponti di fraternità  e di speranza tra i continenti, i popoli e le culture».

– «Darsi la mano, formando un immenso cerchio di amicizia».

– «Congiungere i colori della pelle e delle bandiere nazionali, la varietà  delle culture e delle esperienze, nell’adesione di fede al Signore Risorto».

– «Evangelizzare i giovani facendoli diventare evangelizzatori dei propri coetanei anche di quelli che sono estranei alla Chiesa e non hanno ancora udito la Buona Novella»

***

Cari “pellegrini” del MEC

alla GMG di Madrid,

Come già sapete, ogni volta che il Papa invita i giovani a una nuova GMG affida loro un programma e un augurio sintetizzati in un breve messaggio biblico.

Per il vostro appuntamento del 2011 a Madrid, esso suona così: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede” (cfr Col 2,7).

Ma non è soltanto un programma. È piuttosto l’augurio di un dono.

Il Papa vi augura di saper chiedere e accogliere quella grazia che Dio vuole donarvi: la grazia di lasciarvi “ben radicare” nella fede in Cristo; la grazia di saperLo scegliere come roccia sicura su cui costruire la vostra vita; la grazia di poter crescere dotati di una personale e affidabile solidità.

Per questo egli ha offerto alla vostra riflessione delle immagini:

– l’immagine dell’albero e delle radici che lo alimentano,

– l’immagine della casa e delle sue sicure fondamenta,

per indicare “la realtà” di un giovane che cresce cristianamente dotato di forza morale e spirituale e di robusta progettualità.

Sulla base di queste indicazioni vorrei ora rivolgermi a ciascuno di voi che rappresentate anche il futuro del nostro Movimento.

Si tratta di accogliere nel tuo cuore i desideri che quelle immagini suscitano, appena cerchi di applicarle alla tua vita.

Si tratta di imparare a guardare con stupore le radici cristiane della tua esistenza, senza lasciarle inaridire, e di permettere che scorra nelle tue vene la linfa che può quotidianamente nutrirti.

Si tratta di lavorare con passione per costruire la tua e la nostra dimora nel mondo, sul saldo fondamento che Gesù stesso ti offre.

Si tratta di crescere avendo un cuore saldo e generoso.

Santa Teresa d’Avila – Patrona della Spagna, Dottore della Chiesa e Madre spirituale di tutta la “famiglia carmelitana”   – diceva che nella vita è importante saper giudicare non soltanto il passato e il presente, ma anche il proprio futuro: a quale impresa mi sto dedicando? Chi voglio diventare? Che cosa Dio potrebbe fare di me e con me, se io lo lasciassi agire?

È un Dio che ti ama infinitamente, come se tu fossi “unico al mondo”: lo stai assecondando oppure lo ostacoli nel progetto buono che Egli ha su si te?

San Giovanni della Croce (l’altro Santo Dottore che il Carmelo spagnolo ha dato alla Chiesa) diceva che “il cuore dell’uomo non si sazia con meno di Dio” e che “gli spazi profondi della nostra anima non si riempiono con meno dell’infinito”.

Tu, giovane del MEC (o amico di chi ti ha invitato e coinvolto in questa GMG 2011), devi andare pellegrino nella patria spirituale del Carmelo (perché tale è diventata la Spagna fin dal secolo XVI) con la fierezza di chi è erede dei più alti messaggi mistici che la Chiesa abbia avuto in dono. La mistica carmelitana non conduce a vaghi e astratti spiritualismi, ma scende nella profondità del reale: si fonda sulla persuasione che “un solo pensiero dell’uomo vale più di ogni cosa creata, e proprio per questo solo Dio ne è degno”, e si sviluppa nella decisione per la totalità dell’amore. Essa ci educa ad orientarci verso l’essenziale per poter abbracciare tutto con divina simpatia: “La massima intensità del cuore per la massima estensione”.

Quando giungerai nella Città-Castello di Avila, dove tutto è bellezza e ricordo, pensa a quello che diceva la grande Teresa che visse in questa città: l’anima di ogni uomo è come un castello dove Dio abita, ma Egli risiede nella dimora più profonda e per raggiungerLo e abbracciarLo, dobbiamo inoltrarci molto addentro, scoprendo a poco a poco le infinite meraviglie che egli ha messo in noi. Ed aggiungeva che sarebbe così triste passare tutta la vita, restandosene come mendicanti alla porta del nostro stesso castello, senza mai osare esplorarlo!

Invitandoti in Spagna (terra un tempo gloriosa per storia e per ideali cavallereschi) il Papa desidera che tu possa assaporare il gusto dell’assoluto e della santità che non conosce mezze misure.

Uno dei simboli più amati dai Santi Carmelitani è il simbolo della “fiamma che arde senza consumarsi” perché si alimenta ininterrottamente allo Spirito Santo ed è custodita nel cuore.

È così che vorrei immaginare il tuo soggiorno spagnolo e la tua partecipazione alle iniziative (visite, mostre interattive, book-shop, punti di incontro, conferenze, appuntamenti di preghiera) che state organizzando. Non un gruppo di giovani spenti e pigri, e neppure un gruppo di allegri e svagati compagnoni, ma una comunità di amici capaci di ardore e di arditezza.

Non disperderti nel gruppo, ma realizza questo invito di un celebre poeta indiano: «Porta la tua fiamma / a chi è senza fuoco. / Accendi la lampada / a chi è senza luce. / Accendi la fiamma, / dell’amore dell’anima. / Accenditi come lampada, / nel tuo cammino, / dovrai essere luce» (Tagore).

Tutto il Movimento Ecclesiale Carmelitano desidera che ognuno di voi possa tornare dalla GMG ricco di esperienza, portandosi nel cuore questa domanda impaziente: “Che cosa dobbiamo fare, per rendere continuo e fruttuoso – nel tempo della vita – il santo viaggio che abbiamo iniziato? Qual è il progetto comune a cui vogliamo dedicarci, tutti assieme, giovani e adulti?”. Noi adulti non abbiamo risposte già pronte, se non quelle sostanziali che Gesù e la Chiesa ci hanno affidate, ma sappiamo che, solo lavorando assieme a voi giovani, possiamo costruire un mondo dove il vivere abbia senso e bellezza. La fatica non ci deve spaventare, né dobbiamo cedere alla tentazione di stabilirci in abitudini comode e indifferenti.

Il Movimento Ecclesiale Carmelitano non è fatto per lasciare i giovani tranquilli, ma anche di esso si può dire simpaticamente quello che un innamorato intelligente scriveva alla sua ragazza:

«La vita sarebbe forse più semplice / se io non ti avessi incontrata. / Soltanto non sarebbe la mia vita».

Vi benedico nel Signore Gesù, affidandovi tutti alla Madonna del Carmelo,

P. Antonio Maria Sicari, O.C.D.

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