CHI E’ LA CHIESA?

Presentendo questo Mistero, ci interroghiamo dunque così: Chi è la Chiesa? Chi è questa «comunità» che – nonostante i suoi limiti e le sue sofferenze “storiche” – viene spesso descritta come una Sposa innamorata, come una Madre generosa e attenta?
Per rispondere dobbiamo disegnare le scene successive di un dramma antico e sempre attuale. 

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“Egli è qui.
È qui come il primo giorno.
È qui tra di noi come il giorno della sua morte.
In eterno è qui tra di noi proprio come il primo giorno.
È qui tra di noi in tutti i giorni della sua eternità.
Il suo corpo, il suo medesimo corpo,
pende dalla medesima croce;
i suoi occhi, i suoi medesimi occhi,
tremano per le medesime lacrime;
il suo sangue, il suo medesimo sangue,
sgorga dalle medesime piaghe;
il suo cuore, il suo medesimo cuore,
sanguina del medesimo sangue.
Una parrocchia ha brillato di uno splendore eterno.
Ma tutte le parrocchie brillano eternamente,
perché in tutte le parrocchie c’è il corpo di Gesù Cristo.
Il medesimo sacrificio crocifigge il medesimo corpo,
il medesimo sacrificio fa scorrere il medesimo sangue,
il medesimo sacrificio immola la medesima carne,
il medesimo sacrificio versa il medesimo sangue.
Il medesimo sacrificio sacrifica
la medesima carne e il medesimo sangue.
È la medesima storia, esattamente la stessa,
che è accaduta in quel tempo e in quel paese
e che accade tutti i giorni
in tutti i giorni di ogni eternità.
(C. Péguy)

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 Nella notte del mondo

Il mondo è stato creato dall’Amore e nell’Amore, e da esso saliva a Dio – fin dall’inizio – un fremito di riconoscenza e di adorazione. Ma solo l’Uomo poteva rispondere liberamente all’Amore che lo aveva fatto. Quando Adamo ed Eva distolsero da Dio il volto e il cuore, sul mondo venne la tenebra. E si alzò un lamento: il lamento di ogni uomo, di ogni popolo, di ogni città e nazione, privi di Dio.

 E il Verbo si è fatto carne

Ed ecco che, nella «pienezza dei tempi», Dio mandò suo Figlio per salvare il mondo: una Luce che non era una idea, ma una Persona; che non era un progetto di salvezza, ma un Salvatore. Egli veniva per essere «il cuore del mondo». Era l’avvenimento di un grande amore, offerto a «ciascun uomo». E tutti, uno per uno, avrebbero dovuto rispondere.

 Parole di carne

L’incarnazione (Dio da conoscere e d’amare in un Uomo) era dunque il metodo scelto da Dio per offrire agli uomini la salvezza. Ma agli uomini – alla loro libertà – restava il compito insostituibile di accogliere il Figlio di Dio: di riconoscerLo e di riconoscersi in Lui. Ed era come accogliere la Vita, la propria Vita. Una vita destinata a restare “vivente”, “calda”.

 «Io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo» (Mt 28, 20)

Poteva forse abbandonare il mondo, dopo soli 33 anni, il Figlio che era venuto nel mondo per salvare il mondo? Attraverso la passione e la morte (dopo averci donato tutta la sostanza della sua vita) egli doveva restare. Risorgendo e donandoci il suo Corpo e il suo Spirito, poté farci la promessa di essere sempre con noi.

 «E la Sposa grida: Vieni! Sì, vieni, Signore Gesù!» (Ap 22,17-20)

Fin dal primo peccato, il mondo fu tutta una angosciata invocazione che gridava a Dio: «Vieni!». Gridava anche bestemiandoLo, gridava anche negandoLo. Ma c’erano anche dei cuori – già toccati dalla grazia – che gridavano pregando. E quando il Figlio di Dio venne, e il grido fu appagato, il mondo cominciò a provare amore per quel Dio che l’aveva raggiunto come uno Sposo raggiunge la sua Sposa. Da allora continua sempre a risuonare, nel mondo e nella storia, il grido: «Vieni, Signore Gesù!». Ma ormai questo è il canto della Sposa… in tutte le «parrocchie» del mondo.

 «La Madre chiama i suoi figli e noi cerchiamo la Madre: la Chiesa»
(S. Clemente di Alessandria)

Dovunque il cuore del mondo (per mezzo del cuore degli uomini, a cominciare da quello di Maria) si risvegliò all’Amore, là nacque la Chiesa… Da Cristo, assieme a Cristo e con Cristo, i discepoli furono chiamati a formare la CHIESA che Gesù stesso (e poi i suoi Apostoli) descrissero con le immagini più belle: “Famiglia di Dio”, “Città Santa”, “Edificio vivente”, “Tempio”, “Corpo di Cristo”, “Sposa di Gesù”, “Popolo di Dio”, “Vigna del Padre”, “Ovile del Buon Pastore”, “Madre dei cristiani”. Comprendiamo allora perché la storia cristiana – quella fatta dai Santi, dai Dottori e dai veri semplici cristiani – è tutta un fiorire di inni, di lodi, di dolci e riconoscenti espressioni che celebrano la Chiesa, considerandola soprattutto come Madre nel cui grembo siamo continuamente generati.

 Chiesa Santa per uomini peccatori

La Chiesa è il cuore del mondo che si innamora di Cristo e batte per Lui. E tuttavia, nei suoi figli, tutti dotati di vera libertà, la Chiesa può ancora peccare di infedeltà, dimenticare, prostituirsi. Non è difficile, infatti, cogliere i peccati che gravano sui cristiani. Ciascuno desidera per sé una Sposa bella e intatta. Solo Cristo si è scelto una Chiesa fatta di peccatori, piena di macchie e di fragilità. Ma, se non l’avesse fatto, io, tu, non potremmo essere scelti e chiamati a farne parte. Il credente però comprende e ammira: tutto ciò che entra a contatto con la purezza della Carne di Cristo, pian piano guarisce, e diventa «santo» come Lui è Santo. Questo è il mistero della Chiesa. E chi si scandalizza dei peccati che vi trova, si scandalizza soltanto di se stesso. E invece dovrebbe sprofondare nella gratitudine.

 Chiesa: speranza e gioia del mondo

Nei momenti più duri, l’impeto della Chiesa e la sua coscienza non si risvegliano se i suoi figli si divertono a fustigarla a causa dei suoi peccati o a fustigare se stessi, per un malinteso senso di contrizione. Si risvegliano, invece, se i suoi figli si lasciano invadere il cuore dalla speranza e dalla gioia. Speranza perché si è certi che il mondo è inevitabilmente destinato alla Chiesa. Gioia perché la Chiesa può contare su una riserva inesauribile di fede, speranza e carità. I Santi ne danno continua testimonianza.

 Per un nuovo impeto missionario

Nella Chiesa, la sterilità, la stanchezza, l’accrescersi dei peccati e delle dimenticanze, hanno sempre una causa: il venir meno dell’impeto missionario. Un «ripiegarsi su se stessa» in conseguenza del quale ella prima si allontana dal mondo e poi si confonde con esso. Ma lo Spirito Santo ritorna sempre a risvegliarla, a convincerla di riascoltare la voce del suo Sposo Gesù. E nuovamente la invia, libera e fiera, a provocare e a convertire il mondo.

 La dimensione carismatica

Una Chiesa mossa dallo Spirito è una Chiesa dominata dall’idea e dall’ideale di «Movimento». Con questa parola non si vuole identificare subito i singoli «movimenti», grandi e piccoli, che, nella lunga storia della Chiesa, hanno sempre segnato nuove stagioni di primavera. Ma si vuol indicare un’interna necessità della vita cristiana: la necessità che il Corpo ecclesiale (ben organizzato e ben “istituito” dai doni che Cristo le ha lasciato) assuma – in ogni tempo e in ogni luogo – gli «atteggiamenti» e le «movenze» proprie di una Sposa che ama. Bisogna che la Chiesa possa sempre muoversi nel mondo in maniera pedagogicamente efficace, persuasiva, affascinante: Essa ne ha la possibilità perché lo Spirito Santo la arricchisce appositamente di doni, di carismi antichi e nuovi. Tutte le istituzioni della Chiesa hanno bisogno di essere mosse dal carisma in modo che gli uomini tutti (a cominciare dagli stessi credenti) possano essere affascinati dall’istituzione ecclesiale e non appesantiti; educati e non schiacciati; edificati e non intristiti.

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Abbiamo talvolta, di fronte alla Chiesa, l’atteggiamento di qualcuno che vuole un certificato di buona condotta. Ma la Chiesa non conduce: lei è. E noi siamo in essa. Lei è il Corpo di Cristo e noi siamo membra di questo Corpo. La nostra dipendenza, la nostra dedizione ad essa esigono certi atti esteriori, segni, ma sono prima di tutto una dipendenza ed una dedizione interne, vitali. Di fronte a quel Corpo che lei è, la nostra dipendenza è considerevole. Ma la nostra iniziativa, la nostra responsabilità, la nostra funzione, sono anch’esse considerevoli. Noi vi siamo provvidenzialmente insostituibili. Le nostre sottomissioni e le nostre iniziative sono in pari misura obbedienza, nella Chiesa: come cellule di un corpo che fossero, nello stesso tempo, intelligenti e amanti… La nostra obbedienza è a un tempo attiva e passiva, perché essa è obbedienza ad un ordine vitale, a un ritmo vitale, ad una propagazione vitale”(M. Delbrêl).

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A questo impeto carismatico – persuaso della sua necessità – il MOVIMENTO ECCLESIALE CARMELITANO è lieto di partecipare.
Assimilare la dottrina e l’esperienza dei Grandi Mistici del Carmelo (S. Teresa d’Avila, S. Giovanni della Croce, S. Teresa di Lisieux, S. Edith Stein, B. Elisabetta della Trinità) dev’essere, per gli appartenenti al nostro Movimento Ecclesiale, un desiderio che ciascuno attuerà secondo le sue possibilità umane e vocazionali.
Ma l’icona della Vergine Santa intenta a custodire il Bambino che porta nel grembo e desiderosa di donarlo al mondo è già espressiva della totalità del nostro carisma, e può essere contemplata e assimilata da tutti i fedeli, a qualsiasi età e in qualsiasi condizione di vita.
L’affermazione magisteriale secondo cui “Dio chiama tutti i fedeli all’unione mistica con Lui” (Catechismo della Chiesa Cattolica, n. 2014) è per il Carmelo una grande sfida e il nostro Movimento intende raccoglierla.

Dialoghi Carmelitani, settembre 2007

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