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Mons. Bagnasco ai Vescovi italiani.

Il Presidente della CEI ricorda il discorso di Benedetto XVI del giugno scorso circa il tema dell’educazione alla fede, alla sequela e alla testimonianza; una emergenza educativa, sottolineata a più riprese dal Papa, e “della crescente difficoltà che si incontra nel trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento”. «Una disamina che non lascia margini ad illusioni, considerata la società in cui viviamo, afflitta da uno strano “odio di sé”, e considerata la cultura odierna che fa del “relativismo il proprio credo”, precludendosi in tal modo la possibilità di distinguere la verità e quindi di poterla perseguire. Come non leggere qui in filigrana le tante vicende di cronaca che hanno assediato la nostra estate, suscitando sgomento e sempre ulteriore allerta? Come non intravedere qui l’atteggiamento di resa che contrassegna tanta prassi sociale, in cui a prevalere sono il divismo, il divertimento spinto ad oltranza, i passatempi solo apparentemente innocui, il disimpegno nichilista e abbrutente la persona, giovane o adulta non importa, ché, tanto, verso il peggio le differenze si annullano? Su questo tema ingente dell’educazione, possibile anche in una cultura che produce facilmente banalità e omologazione, immagino che come Conferenza episcopale dovremo tornare, alla luce delle piste lanciate dal Papa, con una riflessione articolata che coinvolga magari i diversi soggetti pastorali, e che si stagli all’orizzonte con propositi di un impegno all’altezza delle sfide».

Risulta altresì necessario: «raccogliere e coltivare sempre meglio l’unità della persona: essa è continuamente insidiata dalla frantumazione e dallo smarrimento, dovuto non tanto alla necessaria articolazione  delle esperienze quanto piuttosto alla mancanza di criteri di interpretazione e di sintesi. Il clima di materialismo in cui viviamo tende a sfilacciare le persone e a frantumare i loro punti di vista, in una estenuazione che vorrebbe rendere patetico qualunque richiamo alla coerenza».

Di fronte alle dinamiche singolari che si sviluppano nel nostro Paese e al dilagare di modelli comportamentali che rapidamente entrano nel costume della nostra società Mons. Bagnasco  pone due precisi interrogativi: 

«esiste una modalità, compatibile con la democrazia, grazie alla quale nutrire un ethos collettivo partecipato e ad un tempo capace di resistere e sopravanzare rispetto alle dissipazioni del costume?».

«lo Stato, inteso come comunità politica strutturata, ha solo il compito di registrare e in qualche modo regolamentare le spinte comportamentali che emergono dal corpo sociale, o deve anche promuovere un’idea di bene comune da perseguire e dunque trasmettere alle generazioni di domani, in un progetto di società aperta e insieme capace di futuro?».

E ancora: «A me pare illusorio sperare in un improvviso quanto miracolistico rinsavimento morale, se al punto in cui ci troviamo non avviene una ricentratura profonda, da parte dei singoli soggetti e degli organismi sociali, sul senso e sulla ragione dello stare insieme come comunità di destini e di intenti. E se, grazie anche al contributo della religione e alla considerazione ad essa riservata, non acquisteranno una evidenza nuova e una credibilità proporzionata i valori essenziali per una convivenza. Sono tuttavia convinto che la realtà del nostro popolo non sia assolutamente rappresentata, né tanto meno definita, dai fenomeni peggiori a cui tanta enfasi viene data nella pubblica opinione, rischiando di creare tendenza, quasi si trattasse di nuove scuole di pensiero e di vita. La componente sana della società è ampiamente maggioritaria: nel silenzio dignitoso e in spirito di sacrificio, con ancoraggio alla fede cristiana o per ispirazione a quell’umanesimo non astratto né generico che nel Vangelo trova radici sempre fresche, essa vive i propri doveri, vive la realtà della famiglia e le varie relazioni, vive la sfida irripetibile della propria esistenza terrena con serietà, onestà e dedizione».

Tra le altre urgenze sottolineate dal Presidente della CEI non mancano i richiami alla dignità della persona e all’esigenza di condurre una vita decorosa; lavoro e formazione professionale, in modo particolare per i più giovani, casa, famiglia, agevolazioni economiche sono il principale obiettivo da perseguire.

«Mi riferisco in particolare al dramma di coloro – pensionati o famiglie con un solo reddito – che sono raggiunti da provvedimenti di sfratto e non trovano altre opportunità. Ma pensiamo anche ai giovani fidanzati che vorrebbero sposarsi e nei loro progetti sono annichiliti per il problema dell’abitazione che non si trova oppure è inavvicinabile per le loro risorse. Ci sono inoltre situazioni di promiscuità, dove famiglie diverse sono costrette a vivere in uno stesso appartamento, magari fatiscente, e per ciò stesso non in grado di garantire un vicendevole rispetto. Su questo fronte, la collettività ai vari livelli deve darsi uno slancio, e approntare quelle soluzioni di edilizia popolare che per vaste zone e in una serie di città appaiono veramente urgenti. Anche agli istituti bancari e di credito vorrei far presente questa emergenza perché, tenendo conto delle condizioni internazionali e secondo le loro possibilità e competenze, vogliano maggiormente contribuire con senso di equità ad una concreata soluzione del problema».

[…] «Il valore intangibile della persona e della vita umana, vita che deve essere accolta e accudita fin dal sorgere, ed amorevolmente accompagnata fino al suo naturale tramonto; la famiglia fondata sul matrimonio, cellula fondante e inarrivabile di ogni società; la libertà dei genitori nell’educare i figli; il sereno senso del limite che accompagna la parabola dell’umana esistenza; il codice morale che si radica nell’essere profondo e universale dell’uomo e si esplicita e perfeziona in Gesù; la libertà che – lungi dall’essere mero arbitrio – è impegnativa adesione al bene e alla verità: vedo qui i capisaldi della storia e della tradizione del nostro popolo. […] Solo su simili premesse, che vanno continuamente custodite e alimentate, un Paese vive e prospera. Ed ecco perché ogni attentato alla vita, alla famiglia, alla libertà educativa, alla giustizia e alla pace… troverà sempre una parola rispettosa e chiara da parte della Chiesa. Mi si permetta, al riguardo, un rapido ma accorato riferimento allo scenario internazionale. Ossia, alla vicenda che, nelle ultime settimane, ha visto protagonista Amnesty International, a proposito della clamorosa inclusione, tra i diritti umani riconosciuti, della scelta di aborto, magari anche solo nei casi di violenza compiuta sulla donna. Sono derive che ci rendono ulteriormente avvertiti del pericoloso sgretolamento a cui sono sottoposte le consapevolezze umane anche più evidenti, e della necessità quindi di una presenza qualificata a contrastare simili esiti».

«L’Italia – conclude Bagnasco – merita un amore più grande! L’incanto della sua natura, la ricchezza della sua storia, la fecondità delle sue radici cristiane, la fioritura delle sue tradizioni, quella diffusa sensibilità che è nell’animo della sua gente insieme ad una intelligenza creativa, meritano un maggior apprezzamento da parte di tutti e un rinnovato senso di appartenenza e di amore al Paese. Meritano una responsabilità più grande!».

M.N.

 

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