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“Motu proprio” di Papa Ratzinger

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Miniatura liturgia in lingua latina

 

Nei prossimi giorni verrà anche pubblicato il “Motu proprio” sull’uso del Messale promulgato da Giovanni XXIII nel 1962. Tale documento liberalizzerà l’uso del messale preconciliare in lingua latina (la Messa detta di San Pio V, celebrata nella Chiesa cattolica latina fino al 1969 e mai dichiarata decaduta) sostituito, al termine del Concilio Vaticano II, dal messale romano nelle diverse lingue di appartenenza per permettere ai fedeli una maggiore comprensione del rito eucaristico. Si tratterà di un rito universale “straordinario”, e non sarà necessaria l’approvazione del Vescovo. Attraverso la promulgazione di tale documento si potrebbe riaprire anche il dialogo con la realtà scismatica dei lefebrvriani.

 

Qualche perplessità è stata dichiaratamente sollevata dall’episcopato francese che ritiene la questione dei tradizionalisti e dei lefebrvriani legata al mancato riconoscimento dei principi fondamentali stabiliti dal Concilio Vaticano II.

 

Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone ha voluto precisare che ''la forma liturgica pre-conciliare è una grande ricchezza'' e che ''il ruolo del vescovo è centrale nelle disposizioni dell'ordine delle celebrazioni… i sacerdoti non sono autonomi ma sottoposti al vescovo che fa riferimento al papa e alla liturgia della Chiesa universale; c'è una comunione e ci deve essere sintonia in questa bella orchestra''.

 

M.N.

 

 

    

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