Comments are off for this post

“Rallegrati”, o piena di grazia!

Il termine “mammona” è stato sostituito con la parola “ricchezza”; l’espressione del Salmo 8 “Hai fatto l’uomo poco meno degli Angeli” si leggerà “Hai fatto l’uomo poco meno di un Dio”; “Paraclito” (avvocato, difensore), al posto di “Consolatore”, è il nuovo termine attribuito allo Spirito Santo; l’esortazione “Andate e ammaestrate tutte le nazioni”, diventa “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli”. Modificata anche un’espressione (e non la preghiera!) del Padre Nostro presente in Mt 6, 9-13, “Rimetti a noi i nostri debiti come noi li rimettiamo ai nostri debitori e non ci indurre in tentazione ma liberaci dal male” tradotta con “Rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori e non abbandonarci alla tentazione”.

 

Un’altra importante revisione riguarda il saluto che l’Arcangelo Gabriele rivolge a Maria durante l’annuncio dell’incarnazione del Figlio di Dio: “Ti saluto piena di grazia, il Signore è con te”, è diventato “Rallegrati piena di grazia”. Su questa significativa revisione linguistica e contenutistica ci soffermiamo un istante per dettagliarne il significato.

 

Il racconto dell’Annunciazione ce lo riferisce l’evangelista Luca nel suo Vangelo (Lc 1, 26-38). Il dialogo vero e proprio tra l’Angelo e Maria ha inizio dal versetto 28 “Ed entrato da lei le disse: «”Chaire” [termine greco revisionato], o piena di grazia, il Signore è con te». Il termine “Chaire” rivolto a Maria (in latino “Ave”) esprime una particolare forma di saluto tradotta in passato con “Ti saluto”. “Chaire” è però un imperativo presente attivo che traduce il verbo “rallegrarsi”. E’ un saluto assolutamente singolare per la cultura ellenica e nello stesso tempo un augurio, una sorta di congratulazione rivolta dall’Angelo alla Madre di Dio, che più di ogni altra persona ha motivo di rallegrarsi. Dunque la traduzione più efficace per esprimere tale imperativo –  appena inserita nel nuovo Lezionario Liturgico – è: “rallegrati”!

 

In questo stesso versetto (Lc 1, 28) ci viene anche ricordato, con l’ausilio di un altro termine, il particolare privilegio concesso personalmente da Dio a Maria. La parola posta immediatamente dopo il termine “Chaire” è, infatti, davvero densa di significato. L’espressione “piena di grazia” viene espressa nel testo greco con il termine “kecharitoméne” con un participio perfetto passivo che si può tradurre con “riempire di doni”. Tale verbo può indicare una grazia fisica e morale. L’uso verbale del perfetto mette in luce una pienezza compiuta nel passato, presente oggi e tendente al futuro. E’ un verbo molto raro; l’evangelista Luca lo utilizza forse con l’intenzione di rivelare una qualità particolare di Maria, superiore alla grazia fisica. “Kecharitoméne” significa privilegiata, favorita, piena di grazia. Maria è colei a cui è stato concesso il privilegio dell’abbondanza della grazia. “Kecharitoméne”, potremmo dire, diventa un nome mariano, un programma di vita.

 

Michelangelo N.

 

   

Comments are closed.