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Settimana comunitaria studenti MEC Trento

Nella settimana dal 15 al 21 ottobre si è tenuta la settimana comunitaria, una settimana nella quale gli studenti del MEC di Trento vivono assieme nel convento delle Laste. Si conduce la normale vita scolastica durante la mattina per poi passare il tempo insieme nel pomeriggio, nella maggior parte del quale si studia diligentemente lasciando i giochi alla sera dopo cena. La giornata del 15 ottobre siamo andati a Treviso per la giornata comune d’inizio anno dove abbiamo incontrato anche gli altri ragazzi delle comunità del Nord-Italia. L’incontro sullo spazio della persona umana tenuto da un professore amico del movimento ha fatto iniziare nel migliore dei modi la nostra esperienza comunitaria.

La settimana è sempre richiesta molto volentieri da noi ragazzi: infatti, sarà per il distacco sempre molto preteso alla nostra età, sarà perché vogliamo proprio vivere con i nostri amici più cari, essa è l’avvenimento più atteso di tutto l’anno. Nonostante la difficoltà nell’organizzare un evento tanto complesso (basti solo pensare all’organizzazione per la preparazione di tutti i pasti, compresa la colazione), i responsabili degli studenti, Margherita, Marco, Alessandro, Martina e Claudio, si sono dati molto da fare perché la settimana si svolgesse nel migliore dei modi, e ne è risultata un’esperienza bellissima, sicuramente da rifare, nella quale nessun ragazzo si è sentito escluso, ma anzi ha trovato uno spazio suo all’interno della grande famiglia alla quale tutti noi apparteniamo, il MEC.

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L’amicizia viene spesso paragonata ad un fiore: va coltivata con cura, estirpando le erbacce e dando molta acqua, per far crescere la piantina in modo rigoglioso. Certo che, se si immagina la stessa piantina con accanto altre dieci piantine nello stesso vaso, si fatica ad immaginarla allo stesso modo. Bisogna mettere più acqua, più concime, dedicare più tempo: è insomma necessaria più cura.

Allo stesso modo, gli studenti del MEC di Trento hanno deciso di avere più cura delle loro amicizie: hanno aderito alla SETTIMANA COMUNITARIA in convento, dal 15, giorno di Santa Teresa d’Avila, al 21 ottobre. Con loro sono rimasti giorno e notte, da bravi giardinieri, gli Universitari, i responsabili e alcune famiglie, che hanno contribuito a versare l’acqua nel vaso e ad estirpare le erbacce, perché si potesse vivere l’esperienza in armonia.

I ragazzi hanno collaborato alla pulizia degli ambienti e delle stoviglie; al contempo, si sono impegnati ad ascoltare con cura la Messa celebrata ad hoc per loro tutti i giorni. Sono stati corretti nel rispettare gli orari del silenzio e dello studio, hanno affrontato la fatica (con lo zaino!) della discesa e della salita verso il convento tutte le mattine, per poi sfogare la loro creatività e la loro armonia durante le serate di svago.

Alcuni hanno sentito la fatica della convivenza nello stesso vaso: ma con l’aiuto del Signore e con tanta determinazione hanno fatto sbocciare nuove foglie dalle difficoltà, come fanno i temporali sulle piante.

Anzi, si può dire che siano state più le piante a far crescere i giardinieri, che viceversa.

Silvia (universitaria)

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Questa è la seconda settimana comunitaria che viviamo con la comunità del MEC.

Ci piace l’idea di base di questa settimana che mette assieme diverse età e momenti della vita, riunendoli tutti all’interno di comuni spazi e tempi, cercando di condividere il più possibile diversi stili di quotidianità. Da ciò che abbiamo osservato, ciascuno ha vissuto mettendo a disposizione il proprio tempo e le proprie piccole capacità al servizio degli altri….

Ci sembra un ottimo modo di vivere la Comunità, che noi stiamo cominciando a frequentare da poco come famiglia, nella totalità dello stare assieme e del vivere la propria fede in comunione.

La messa quotidiana è il chiaro esempio di come ci siamo riusciti a incontrare nella fede, in un filo rosso che ha condotto ogni giornata della settimana, al quale ognuno, con la propria vita, i propri impegni, ritmi e le proprie abitudini, si è allacciato, intessendo così una trama che è una parte della storia della Comunità.

Grazie a tutti per la bella esperienza

Sandro e Martina

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“Verresti con me alle Laste fra due settimane a preparare un pranzo per gli studenti?” Questa la domanda rivolta quasi a bruciapelo a mio marito, quando il mese scorso mi è stato proposto di collaborare alla preparazione dei pasti per i ragazzi, durante la tradizionale settimana comunitaria.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa dalla naturalezza con cui Maurizio ha accettato la proposta. Stranamente non ha sollevato le obiezioni e le perplessità manifestate in precedenza, circa tre o quattro anni fa in una situazione analoga. All’epoca, all’inizio della mia nuova quanto improbabile esperienza in qualità di cuoca, (cucinare non era proprio il mio forte!), ero ricorsa all’aiuto di un’amica che, come me, non se la sarebbe mai sentita di cimentarsi da sola nella preparazione di un pasto per venti o trenta ragazzi che tornavano da scuola con un appetito formidabile. E questi ragazzi avevano certo un appetito formidabile, ma soprattutto un grande desiderio di ritrovarsi insieme, a condividere il pranzo e un pomeriggio di studio e anche di svago, preceduto da un momento di preghiera, “l’ora media”. Ricordo di essere rimasta conquistata dalla bellezza di questa opportunità offerta loro, opportunità che i ragazzi mostravano di accogliere in semplicità, con quella gioia grata, consapevole di ricevere un dono.  Profondamente gratificata anch’io, il mio tempo donato era diventato un dono anche per me.

Il 18 ottobre scorso, mentre ci recavamo in sede a svolgere il nostro compito, ho detto a Maurizio che avremmo cucinato per trentadue persone. In quel momento ho notato in lui una certa agitazione, che del resto provavo anch’io. In cucina abbiamo trovato altri collaboratori: c’erano Martina e Claudio e l’altra Martina; entrambe in dolce attesa, ispiravano grande tenerezza. C’era anche l’altra Margherita, oltre a me. Poi sono arrivate Chiara e Alessandra. Pur trovandoci a spadellare in diversi in una cucina di dimensioni ridotte, siamo riusciti a non pestarci i piedi e anzi a collaborare in modo proficuo e in allegria. Qualcuno ha fatto notare che eravamo pronti per il “test di vita comunitaria”.

Concludendo, aggiungo che, da un anno a questa parte, anche Francesco, nostro figlio, partecipa alle settimane comunitarie degli studenti e le apprezza molto. Io e Maurizio ne siamo felici!

Francesco ha scoperto la bellezza e la ricchezza di condividere esperienze semplici di vita quotidiana in amicizia, nella comune consapevolezza di percorrere un cammino che, come ci ha ricordato recentemente Padre Gianni Bracchi, è il viaggio più importante della vita, alla scoperta di Gesù nel nostro cuore.

Grazie a tutti!

Margherita

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