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Lettera P. Antonio 16 luglio 2017

Brescia, 16 luglio 2017

Carissimi,

oggi – festa della Madonna del Carmine – ricorre il quattordicesimo anniversario dalla approvazione del nostro Movimento Ecclesiale Carmelitano.

E ne sono passati ventiquattro dalla sua Fondazione.

Ognuno di noi sa nel suo cuore, in base alla esperienza fatta, fino a che punto il Carmelo sia per noi il “giardino di Dio”, dove è bello abitare ed esser custoditi.

Ed è in base a questa coscienza che dobbiamo anzitutto ringraziare il Signore e promettergli ancora di restare fedeli al dono ricevuto.

Io desidero farlo a nome di tutti, anche a nome di coloro che si sono allontanati, ma non hanno dimenticato.

Mi succede a volte di re-incontrarne qualcuno, dopo tanti anni di assenza e di silenzio, e di scoprire che restano legami e ricordi ai quali si desidera ricorrere, soprattutto in momenti particolari di gioia o di difficoltà.

Voglia la Vergine Madre del Carmelo ricevere e rendere fruttuosa la nostra preghiera per tutti.

Col passare degli anni, diventa sempre più evidente che non ci è mai mancato il dono di poter abitare davvero una “patria spirituale” particolarmente sicura ed esigente: non ci sono mai mancati momenti di ricca educazione alla fede, e il fascino della santità è sempre rimasto davanti ai nostri occhi e custodito nel nostro cuore.

I grandi incontri per gli Esercizi Spirituali, i Ritiri e i “Ritratti di Santi”, le “Scuole di Cristianesimo” restano ancora, dopo tanti anni, appuntamenti significativi e desiderati, e di cui essere grati.

Anche l’impulso ad una carità attiva e ad una missionarietà generosa si è sviluppato tra noi, ed abbiamo tutti molti amici che meritano un sincero ringraziamento per la testimonianza che ci hanno donato.

Se c’è qualcosa che rischia ora di appesantire la nostra vita è soltanto l’abitudine e la genericità: limitarsi, cioè, ad essere buoni cristiani, ma senza approfondire sufficientemente la ricchezza del carisma ricevuto, accontentandosi di assomigliare ad un qualsiasi altro gruppo ecclesiale.

A ciò si lega il rischio ancora più grande di non afferrare quanto si sia aggravata e appesantita la situazione della Chiesa nel mondo nell’ultimo ventennio, e la responsabilità che abbiamo di ridare bellezza, vigore, entusiasmo alla vita cristiana, in tutti quei campi dove essa viene particolarmente aggredita e umiliata.

Se, vent’anni fa, progettare la edificazione di una “famiglia di famiglie” poteva essere un programma interessante e uno slogan simpatico, come non accorgersi che ora è diventato un dramma e che si tratta di rispondere a una invocazione angosciosa che ci raggiunge da ogni lato?

Perciò esortarvi a rinforzare la vostra appartenenza a questa nostra storia (anche offrendo ancora l’aiuto efficace a cui un tempo vi siete impegnati) non è una richiesta di routine: è una urgenza, perché possiamo tutti rispondere meglio alla vocazione che abbiamo ricevuto.

Ognuno di noi, infatti, non è responsabile solo di se stesso, ma di tutti coloro che Dio (nella sua Provvidenza) gli ha affidato.

Un vero “carmelitano” sa di avere degli “appuntamenti di salvezza” (propria e altrui) ai quali non deve mancare, anche se Dio solo sa quando, come e con chi, essi si realizzeranno.

E ha imparato – come Santa Teresa del B.G. – a pregare così: “Gesù, Tu attirami e noi correremo!”.

Vi benedico tutti di cuore,

P. Antonio M. Sicari

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