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Il Cuore del mondo

Incontro Internazionale per Universitari e Giovani Lavoratori
Sarete miei testimoni” (At 1,8)
Nebbiù di Cadore (28 aprile – 1 maggio 2018)

Si può essere vivi solo a parole. O giovani solo per età. Ma, soprattutto, si può essere cristiani solo di nome… In realtà non c’è nulla di cui abbia più bisogno il mondo – e nulla di cui abbia più bisogno la Chiesa – se non di giovani vivi e appassionati, disposti ad un vero incontro con Gesù. Cioè desiderosi di capire la realtà secondo il pensiero di Cristo. E di amare la vita secondo il Suo cuore.

È a partire da questa consapevolezza che, nel 2007, fu proposto per la prima volta l’Incontro Internazionale degli Universitari e dei Giovani Lavoratori del MEC, poi denominato più brevemente “Pietralba” (dal luogo in cui si svolsero questi appuntamenti). Un’esperienza ormai giunta alla sua settima edizione e che quest’anno – vista la sua nuova collocazione, nella splendida Casa Alpina “Bruno e Paola Mari” a Nebbiù di Cadore – ha ricevuto anche un nome nuovo, e cioè quello di “Il Cuore del mondo”. La scelta di questa espressione – che ricorre nella Liturgia delle Ore (alla terza antifona dei Vespri del Lunedì, nella II settimana del Tempo ordinario) e che è anche il titolo di un volume su Gesù del grande teologo Hans Urs von Balthasar – vorrebbe dire in modo più proprio il vero senso di questo raduno. Infatti, se è vero che i giovani che si ritrovano (come pure i loro responsabili!) sono tutti in cammino e in ricerca, l’unico “Luogo” in cui conviene darsi appuntamento è invece già donato. Ed è il più profondo della terra. È infatti nel Cuore di Gesù che il Cuore di Dio si incontra con il cuore di ogni uomo.

L’intuizione originaria degli incontri di Pietralba, d’altra parte, era stata proprio quella di un appuntamento specifico per la fascia “giovane-adulta” del Movimento: cioè quella che, per età e condizione esistenziale, si trova a scegliere in modo definitivo la propria identità. E che soprattutto, in modo ormai autonomo rispetto a scelte famigliari e scolastiche, si trova a decidere anche se e come appartenere all’esperienza del Movimento. Per queste ragioni la formula della proposta è stata pensata, sin dalla prima edizione, con una certa creatività, cioè capace di tenere insieme diversi registri, formativi e di incontro. Nei giorni di Pietralba, infatti, ai giovani presenti sono stati normalmente offerti il dono di un’esperienza spirituale profonda (grazie alla cura dei momenti di preghiera e della liturgia); il dono di un incontro personale con P. Antonio (e con la ricchezza delle sue meditazioni pensate per il mondo giovanile); il dono degli incontri di approfondimento, anche con alcune personalità del mondo della cultura (invitate per un intervento e il dibattito); il dono di momenti serali di tipo artistico (perché anche il registro musicale o teatrale esprima il senso e la bellezza del gesto); il dono di testimonianze legate alla storia del Movimento (che dicano come nascono veri legami di amicizia in Cristo); e il dono della conoscenza e del confronto tra tanti ragazzi di diverse comunità, sia italiane che estere (in particolare grazie a lavori di gruppo e momenti di gioco).

Queste dimensioni hanno dunque scandito quest’ultima edizione dell’Incontro, che ha avuto per titolo: “Sarete miei testimoni”. Cioè quelle parole che Gesù Risorto rivolge ai discepoli, prima di ascendere in Cielo, e con le quali raccomanda di andare “fino ai confini della terra” (cfr. At 1,8). Su questo tema ha svolto infatti le sue meditazioni mattutine P. Antonio, ricordando quale sia stata la prima testimonianza dell’Incarnazione, accaduta a Nazareth, e che a noi giunge “a misura di famiglia”; poi proponendo un serrato confronto con la Persona di Gesù, attraverso la Parola, i Sacramenti e la preghiera, ma senza mai pensare di evitare il senso e il dono della Croce; e infine precisando come la testimonianza cristiana richieda l’esercizio delle tre virtù teologali, l’esperienza personale dei tre consigli evangelici, e prima ancora quella dei tre munera (doni e compiti) del sacerdozio, della profezia e della regalità, che già il Battesimo ci assegna.

Gli approfondimenti culturali del pomeriggio sono stati di grande aiuto per concretizzare gli spunti delle meditazioni. Il primo, a cura della Redazione di Dialoghi (e in particolare con il contributo di Alessio Musio e Luca Sighel), si intitolava I like. Trasparenza, segreto e relazioni nell’era virtuale; con l’aiuto dei relatori, e lo spunto di due film (“The Circle” e “Her”), il tema svolto è stato quello dell’esserci personalmente, con la propria identità e le proprie relazioni, intuendo i rischi di una realtà comunicativa in continua evoluzione, tra i progressi sorprendenti dell’intelligenza artificiale e la pervasività dei social networks. Il secondo incontro, invece, ha previsto la testimonianza di Arnoldo Mosca Mondadori, nipote del celebre editore e impegnato in una serie di collaborazioni artistiche di grande rilievo: tra queste, la cura dell’opera mistica della poetessa Alda Merini, per ben 12 anni, ma anche quelle con Ennio Morricone, Ermanno Olmi, Fernanda Pivano, Margherita Hack, etc. L’intervento di Mondadori ha tuttavia avuto come suo vero centro il racconto del suo incontro con Gesù, riportato al vivo nel rapporto con l’Eucaristia, come pure tradotto in fatti concreti attraverso una serie di opere sociali (tra le quali spicca l’ideazione di quelle più celebri in favore dei migranti, come la Porta di Lampedusa e la Croce dei migranti, benedetta nel 2014 dallo stesso Papa Francesco).

  

Anche le serate hanno mantenuto il rimando al tema: lo ha fatto lo spettacolo teatrale di Elisabetta Salvatori, dedicato al racconto della vita di Madeleine Delbrêl e intitolato Come gli scambi del treno; ma lo ha avuto anche il concerto proposto da alcuni dei ragazzi (Letizia, Emy, Giovanni, Fabrizio, Enrico, Davide, Andrea e Marco), che ha offerto un percorso di brani legati al tema della testimonianza, calato nell’espressione concreta di un percorso d’amore, ma anche in cammino verso l’Amore più grande.

        

I momenti di preghiera e quelli delle S. Messe hanno infine avuto sempre la caratteristica della cura e della profondità, perché la bellezza del riferimento a Gesù non fosse lasciata alle sole parole, dette o ascoltate. E così è stato anche per la testimonianza “in diretta”, umile e laboriosa, che è stata offerta in modo unico dai nostri cuochi (Gabriele e Laura, Mauro ed Emilia, Gianmarco e Ilaria, Marco, Silvia e Meri).

Dicevamo all’inizio, dunque, che il mondo di oggi ha bisogno di giovinezza. E che la Chiesa ha più che mai bisogno di cuori vivi e “pensanti”. La nostra speranza è allora che i giorni vissuti insieme in Cadore restino a lungo dentro, come uno slancio autentico del cuore, per i tanti universitari e giovani lavoratori che sono stati presenti.

Per decidere di esserci davvero. E di essere ogni giorno di più, dentro il nostro Movimento, “Suoi testimoni”. Questo sia il dono del nostro cammino, questo l’orizzonte della nostra chiamata.

P. Fabio Silvestri ocd

Gesù è… semplice!

È sempre difficile scrivere restrospettivamente su ciò che un’esperienza ti ha trasmesso. Soprattutto se è densa e profonda come i giorni di ritiro che noi universitari e giovani lavoratori abbiamo da poco trascorso. La difficoltà non consiste tanto nel ricordare tutte le parole, gli incontri e le sensazioni che ci hanno colpito, quanto il chiedersi fino in fondo: “Ora che sono tornata a casa, cosa veramente mi porto nel cuore?”. Per questo ho deciso di concentrarmi solo su quei pochi aspetti che spero di non dimenticare dopo qualche settimana dal mio ritorno.

In primo luogo, mi è rimasto marchiato nel cuore l’incontro di lunedì pomeriggio con Arnoldo Mosca Mondadori. Quando. P. Fabio ci aveva detto che Mondadori sarebbe venuto a parlarci non vedevo l’ora, principalmente impressionata dal suo nome, da una personalità impegnata nella cultura e nell’arte. Ora, dopo averlo ascoltato, il suo nome è la cosa meno importante che mi è rimasta, mentre ciò che non riesco a dimenticare sono il suo sguardo, le parole che ha detto e il modo in cui si è espresso. Ha parlato di Cristo come del suo migliore amico, con la stessa confidenza, conoscenza, famigliarità che ciascuno di noi userebbe per un innamorato e per le persone più care. A volte quasi balbettava, altre non terminava le frasi, ma era totalmente e completamente autentico. Noi spesso parliamo di Cristo come di una persona viva, ma per me Mondadori è stato veramente la prima persona che mi ha fatto sperimentare in modo assolutamente semplice e innegabile che Cristo è vivo… Di questo incontro mi porto nel cuore la certezza di aver intravisto un “santo”, cioè uno che ha davvero risposto a Gesù, e il fatto che anche a noi Gesù chiede solo di iniziare ad aprirGli uno spiraglio, una fessura.

In secondo luogo, credo sia fondamentale ricordare l’atmosfera che c’è stata in quei giorni, caratterizzata principalmente dalla comunione e dalla condivisone. Certo, non sempre ognuno di noi si è comportato nel modo più accogliente possibile, ma tutti, nel nostro piccolo, abbiamo provato ad aprirci agli altri, abbiamo fatto un passo verso il nostro prossimo e lo abbiamo guardato, almeno una volta, con occhi diversi. Penso che la presenza di alcuni ragazzi lettoni (ben nove!) e di due ragazze rumene (venute insieme alle due ragazze volontarie nel Villaggio e a fr. Marco) ci abbia molto aiutato in questo. Infatti, già dai giorni precedenti la partenza siamo stati chiamati ad accoglierli e a farli sentire parte di un gruppo di amici. Quindi vorrei ringraziare i nostri amici venuti dall’estero perchè hanno obbligato ognuno di noi ad uscire un po’ dalla propria comfort-zone e ad esporci senza troppo timore, a partire dall’uso di una lingua diversa. Credo che questo clima di comunità si sia riscontrato anche nei gruppi di condivisione nei quali ci siamo confrontati dopo la seconda meditazione di P. Antonio. Gli interventi, infatti, sono fluiti naturalmente, le domande e le osservazioni che sono sorte non sono rimaste inascoltate, ma sono state accolte e ad esse si è cercato di dare una risposta mediante l’esperienza e la sensibilità di tutti coloro che erano presenti.

L’ultimo aspetto di cui vorrei parlare sono le meditazioni di P. Antonio. Il tema del ritiro era l’essere testimoni e personalmente mi aspettavo che P. Antonio si concentrasse su cosa significa per dei giovani essere testimoni oggi, nella nostra società. Invece, è partito da alcuni scritti della Bibbia e dalla figura di Maria, prima testimone di Gesù, per poi ricondurci all’altro aspetto fondamentale del Cristianesimo: la croce. Dall’ampio contributo di P. Antonio ciò che mi porto nel cuore sono soprattutto due aspetti. Innanzitutto il fatto che, poiché siamo cristiani, il nostro centro è Gesù, con la sua Parola e i Suoi Sacramenti, e non un’analisi sociologica della realtà che chiunque potrebbe fare. In secondo luogo, il fatto che i nostri tentativi di anestetizzarci per non soffrire, in realtà ci portano più lontani da Cristo e che il percorso per la salvezza autentica non è privo di pietre d’inciampo, ma neanche di un sostegno, rappresentato dai doni che Gesù stesso ci fa.

Vorrei allora concludere con una citazione di Madeleine Delbrêl (dato che la sera di domenica abbiamo assistito ad uno spettacolo sulla sua vita dell’attrice Elisabetta Salvatori) che mi ricorda come il nostro essere testimoni di Cristo possa manifestarsi sempre, persino quando facciamo più fatica e ci sentiamo più impotenti. Perché questo è anche il sogno di Gesù su di noi: “Io voglio ciò che Tu vuoi senza chiedermi se lo posso, senza chiedermi se lo desidero, senza chiedermi se lo voglio”.

Sara Pensieri

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