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Itinerario Quaresimale 2004 PDF Stampa E-mail
martedì 10 febbraio 2004 02:00
Itinerario Quaresimale 2004«L’Amante andava come un pazzo per un certa città, cantando il suo Amato e la gente gli domandò se avesse perduto il cervello. Rispose che il suo Amato gli aveva rubato la volontà e che egli Gli aveva offerto il suo intelletto e per questo gli era restata solo la memoria con cui si ricordava del suo Amato»

(da “Il libro dell’Amante e dell’Amato” di Raimondo Lullo, sec. XIII).

Meditazioni di P. Antonio M. Sicari

S. BERNARDO di Chiaravalle

S. BERNARDO di Chiaravalle"…la ragione dell'amore verso Dio è Dio stesso; e la misura dell'amore che gli dobbiamo è incommensurabile…"

Bernardo di Chiaravalle, Sull'amore verso Dio

Nasce nel 1090 a Fontaines in Borgogna. Nel mattino di Pasqua nel 1112 chiede di essere ammesso nella desolata abbazia di Citeaux con trenta compagni, tra amici e parenti, dando un nuovo impulso alla riforma cistercense.

Nel 1115 fonda l’abbazia di Chiaravalle, di cui sarà abate per tutta la vita. La santità dei costumi, la bellezza dei suoi scritti spirituali gli procurano una fama sconfinata in tutta la Chiesa del suo tempo. A lui si rivolgono i contemporanei per la soluzione dei più gravi problemi: la fine di uno scisma che lacera la Chiesa, la soluzione di gravi controversie teologiche, la pacificazione degli stati cristiani, la difesa dell’Europa contro la minaccia dei turchi. È stato definito “l’ultimo dei Padri della Chiesa e il primo tra i grandi moderni” e anche “il padre del sentimento europeo”. Le sue opere ebbero un tale influsso e una diffusione così capillare e così estesa nel tempo quale nessun altro scrittore cristiano ebbe mai. A lui il popolo cristiano deve lo sviluppo della devozione popolare alla Santa Umanità di Cristo: la cara abitudine di tanti cristiani, di meditare sui misteri del Natale, sulle sofferenze della Passione di Cristo, sulle gioie e sui dolori della Madre di Gesù, risale a S. Bernardo.

S. CARLO BORROMEO

S. CARLO BORROMEONacque ad Arona nel 1538 e intraprese giovanissimo la carriera ecclesiastica. Alla elezione al pontificato dello zio (Pio IV) fu nominato segretario di Stato e Cardinale benché avesse soltanto 21 anni.

Di costumi irreprensibili, anche se lussuosi, dedicò tutte le sue forze a sostenere e portare a compimento il Concilio di Trento. Condivise così le ansie di Riforma che animavano la Chiesa del suo tempo. La morte improvvisa del fratello primogenito lo convinse definitivamente ad abbandonare la via degli onori e delle ricchezze, per dedicarsi interamente alla sua missione di Arcivescovo di Milano, carica che gli era stata assegnata, ma di cui aveva portato fino ad allora soltanto il titolo. Giunse a Milano nel 1566 e vi esercitò il ministero pastorale dando esempio di estrema povertà e sobrietà di vita. Rinnovò interamente la diocesi sia dal punto di vista spirituale che da quello organizzativo con una carità che sapeva rispondere ad ogni genere di necessità: culturale, sociale, economica, religiosa. Durante la peste che devastò la città diede prova di una carità illimitata. Visitò ripetutamente la sua vastissima diocesi, lasciando dovunque tracce del suo benefico passaggio, ancor oggi ricordato e celebrato. Nessun Vescovo seppe mai suscitare nel suo popolo tanto affetto e tanta venerazione, quanta ne suscitò Carlo Borromeo. Morì nel 1584.

S. PAOLINA VISINTAINER

S. PAOLINA VISINTAINERNacque nel 1865 a Vigolo Vattaro (TN). La famiglia emigrò in Brasile, nelle foreste dello Stato di Santa Catarina, quando la piccola aveva solo dieci anni.

Ricevette così un’istruzione molto limitata, ma coltivò sempre nel cuore un grande desiderio di offrire la vita a Dio e ai poveri che la attorniavano. Non avendo – in quegli improvvisati villaggi costruiti dagli emigrati – alcuna possibilità di frequentare o di conoscere una qualche congregazione religiosa, assieme ad un’amica inventò dal nulla una forma di vita dedita alla cura dei malati e dei fanciulli. Poiché quella santa amicizia tutta dedita al prossimo iniziava a dilatarsi e ad affascinare altre ragazze del villaggio, il Vescovo diocesano, in visita pastorale, commosso da tanta carità le riconobbe ufficialmente come istituto religioso. Così Paolina fu eletta Superiora Generale a vita della piccola congregazione. I problemi cominciarono dopo pochi anni che l’istituto aveva iniziato a fondare nuove case nella grande città di Sao Paulo. Madre Paolina, ritenuta dal Vescovo inadatta all’ufficio, fu rimossa da ogni incarico. Visse per altri trentatre anni, in assoluta umiltà e carità, edificando tutte le sue figlie (che sempre la venerarono come Fondatrice) da quell’ultimo posto nel quale l’avevano confinata. Dal suo sacrificio quotidiano la Congregazione – la prima nata in Brasile – trasse la forza per un prodigioso sviluppo a servizio dei più poveri.

S. MARIA MARAVILLAS di Gesù

S. MARIA MARAVILLAS di GesùNata a Madrid nel 1891 da nobile famiglia spagnola, sentì fin da bambina una forte propensione allo stato religioso, ma non riuscì a realizzare la sua vocazione prima dei vent’otto anni.

Entrò in un monastero carmelitano nel 1919. Ancora giovane professa sentì l’ispirazione di promuovere la fondazione di un nuovo monastero alla “Collina degli Angeli”, nel centro geografico della Spagna, dove era appena stato innalzato un Monumento per consacrare la nazione al Sacro Cuore di Gesù. Il nuovo monastero fu inaugurato nel 1926 e già Suor Maria Maravillas era stata eletta Priora, accettando assieme alle sue monache il compito di essere particolarmente chiamate all’adorazione e all’espiazione. In quegli anni la Spagna stava per essere devastata prima da una persecuzione anticristiana d’inaudita ferocia, poi in una guerra civile che moltiplicò a dismisura gli odi e le atrocità. Il monumento venne abbattuto e il monastero devastato. Per un anno la comunità visse clandestina a Madrid, sotto la guida saggia e pacificante della Madre, davanti alla quale si piegavano perfino noti rivoluzionari adusi ad ogni violenza. Dopo essersi rifugiata con le consorelle in uno sperduto eremo carmelitano, al termine della guerra poté finalmente restaurare l’amato monastero della “Collina”. Poiché le vocazioni numerosissime, la Madre si vide costretta ad iniziare un’opera fondazionale simile a quella già compiuta, secoli prima, da S. Teresa d’Avila. Dagli anni ’40 fino a metà degli anni ’60 dovette così dare inizio a una decina di nuovi monasteri sparsi in tutta la Spagna e a restaurarne altri due. Mostrando una spiccata sensibilità sociale si adoperò per fare edificare alla periferia di Madrid delle scuole per bambini abbandonati. Si ritirò infine nel monastero de La Aldehuela, ma anche qui fece realizzare nei dintorni 200 appartamenti per le poverissime famiglie della zona; poi volle che si edificasse anche il complesso delle opere parrocchiali (chiesa, sale per raduni e conferenze, circolo per anziani, oratorio per i giovani ecc.) e il tutto ebbe il bel nome di “Città del Carmelo”. Fu questa la sua intuizione più moderna, da lei intravista in nome della carità: offrire anche ai laici la “città carmelitana”! Morì nel 1974 esclamando: “Che felicità poter morire carmelitana!”.

Servo di Dio PADRE PINO PUGLISI

PADRE PINO PUGLISINato a Palermo nel 1937, fu ordinato sacerdote nel 1960. Fin da giovane mostrò una forte propensione a dedicarsi all’educazione dei fanciulli e dei giovani, ma anche a coinvolgersi nell’opera di riscatto dei poveri più abbandonati delle periferie.

Nominato parroco in uno dei più sperduti e disagiati paesini della diocesi, mostrò tali doti di carità pastorale, di saggezza pedagogica e di forza spirituale, da riuscire a riconciliare una parrocchia lacerata da antiche faide. Nominato direttore del Centro Diocesano di Pastorale Vocazionale, dedicò gli anni della sua maturità a formare giovani capaci di affrontare la vita come vocazione, disposti a seguire generosamente Cristo nei diversi stati di vita. A 53 anni fu nominato parroco di Brancaccio, uno dei quartieri periferici più degradati e notoriamente in ostaggio di una cosca mafiosa che vi organizzava i suoi peggiori traffici. Padre Pino ripulì la parrocchia da ogni compromissione o collusione con i potenti di turno, ma contemporaneamente si schierò con i pochi laici che già lavoravano per il riscatto del quartiere. Usò inoltre la sua influenza per convogliare nella zona decine di volontari disposti ad un’opera di risanamento culturale e morale, soprattutto a favore dei bambini e dei più giovani, oltre che dei più bisognosi. Estese inoltre la sua carità pastorale nel tentativo di risvegliare la coscienza di tutte le forze interessate: dalla pubblica amministrazione alla stampa, alle più alte autorità dello Stato. All’opera del sacerdote – peraltro sempre condotta con estrema dolcezza e con continue offerte di dialogo – la mafia rispose prima con una serie preoccupante d’intimidazioni, poi con l’assassinio del prete indifeso. Era parroco da soli tre anni e fu assassinato la sera del giorno in cui compiva 56 anni. «Padre Puglisi è morto per avere avuto fame e sete di giustizia», disse il suo Arcivescovo. «Padre Pino Puglisi fu un coraggioso ministro del Vangelo», disse il Papa. E la Chiesa di Palermo ha già trasmesso a Roma gli atti del processo canonico con cui si chiede alla Santa Sede il riconoscimento del suo martirio

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 29 novembre 2006 13:20 )
 

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