| San Paolo, Apostolo |
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| mercoledì 09 luglio 2008 05:47 | ||||
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Paolo (nome latino dell’ebreo Saulo, che aveva ottenuto la cittadinanza romana) nacque a Tarso di Cilicia (nell’odierna Turchia) verso l’anno 10 dell’era cristiana, ma non ebbe modo di seguire la vicenda e la predicazione di Gesù in Palestina, e nemmeno ebbe occasione di conoscerLo dal vivo. Educato nella più stretta adesione alla Legge mosaica - al punto da potersi definire «irreprensibile» nella sua osservanza - Paolo vide in Gesù il sovvertitore delle più sacre tradizioni del suo popolo e il nemico da combattere. Giunto a Gerusalemme verso l’anno 36 d.C., al tempo della prima predicazione dei discepoli, prese parte moralmente all’uccisione di Stefano, approvandone la lapidazione. In seguito ottenne di poter organizzare la persecuzione contro i cristiani. E fu durante il viaggio a Damasco che Cristo gli apparve atterrandolo e attraendolo a Sé. Egli stesso ha raccontato così la sua conversione: «Un tempo, io credevo mio dovere lavorare attivamente contro il nome di Gesù il Nazareno, come in realtà feci a Gerusalemme; molti dei fedeli li rinchiusi in prigione… e quando venivano condannati a morte, anch’io votavo contro di loro. In tutte le sinagoghe cercavo di costringerli con le torture a bestemmiare e, infuriando all’eccesso contro di loro, davo loro la caccia fin nelle città straniere. In tali circostanze, mentre stavo andando a Damasco con autorizzazioni e pieni poteri, da parte dei sommi sacerdoti, verso mezzogiorno, vidi sulla strada una luce dal cielo, più splendente del sole, che avvolse me e i miei compagni di viaggio. Tutti cademmo a terra e io udii una voce dal cielo che mi diceva in ebraico: ‘Saulo, Saulo, perché mi perseguiti? Duro è per te recalcitrare contro il pungolo!’. E io gli dissi: ‘Chi sei, o Signore?’. E il Signore rispose: ‘Io sono Gesù che tu perseguiti. Su, alzati e rimettiti in piedi. Ti sono apparso, infatti, per costituirti ministro e testimone di quelle cose che hai visto e di quelle per cui ti apparirò ancora’» (Atti 26,4-16). Battezzato, Paolo divenne il più appassionato e impetuoso tra i discepoli del Nazareno, con la chiara consapevolezza vocazionale d’essere stato scelto come «Apostolo dei pagani». Da persecutore divenne perseguitato, e per circa tre anni dovette nascondersi in Arabia, dove curò la sua formazione e pianificò la sua futura azione missionaria tra i pagani. Ebbe le sue prime esperienze a Damasco, Gerusalemme ed Antiochia. Da qui la sua azione s’irradiò in continui viaggi missionari che lo portarono a percorrere circa 7.000 km a piedi e almeno 9.000 per mare. Innumerevoli furono i disagi e le sofferenze che dovette affrontare: scherni, privazioni d’ogni genere, prigionie, lapidazioni, flagellazioni, naufragi. Diceva che «niente lo poteva ormai separare dall’amore di Cristo» (Rom 8,35ss) e che tutto gli serviva per «conformarsi più intimamente al suo Maestro crocifisso» (2 Cor 4,10ss). Tra gli incontri più memorabili va certamente ricordato quello di Atene, la città che era stata di Socrate e di Platone, in cui Paolo poté parlare nell’Areopago, dove cercò di annunciare a quei filosofi la sconvolgente novità della Risurrezione di Cristo.Nella Pentecoste dell’anno 58 fu arrestato a Gerusalemme e solo l’intervento dei romani lo salvò da un sicuro linciaggio. Rimase prigioniero per due anni, continuamente esposto ai tentativi dei giudei che cercavano ogni occasione per sopprimerlo. Paolo ne approfittò allora per usare del suo diritto di «cittadino romano»: fece appello a Cesare, cioè al giudizio immediato dell’imperatore, ottenendo così d’esser condotto a Roma. Era ciò che il suo cuore desiderava, in modo che l’Evangelo di Gesù potesse essere annunciato anche nella capitale dell’impero. Poté imbarcarsi per Roma nell’anno 60 d.C. approdando prima a Malta e poi a Pozzuoli. Giunto nella capitale, abitò per due anni in una casa sotto la stretta sorveglianza di un soldato romano; il che non gli impedì di dedicarsi alla predicazione e all’edificazione della comunità cristiana. Sembra che Paolo sia stato alla fine liberato verso il 63-64, e che abbia ripreso i suoi viaggi missionari. Probabilmente poté anche realizzare quel viaggio in Spagna che gli stava tanto a cuore, per obbedire al comando del Signore di predicare il Vangelo «fino agli estremi confini della terra». Un nuovo arresto, per motivi a noi sconosciuti, si concluse con una prigionia più dura della precedente e con la condanna a morte per decapitazione. Il martirio sarebbe avvenuto, secondo un’antica tradizione, a Tre Fontane, fuori dell’Urbe, nell’anno 67. Paolo non fu soltanto un grande apostolo e un infaticabile missionario, ma anche uno dei più grandi pensatori e teologi del cristianesimo. Le sue 14 Lettere, indirizzate alle principali comunità cristiane del tempo o ad alcuni discepoli (due lettere ai Tessalonicesi, due ai Corinti, una ai Galati, una ai Romani, una agli Efesini, una ai Filippesi, una ai Colossesi, una agli Ebrei, e inoltre: due a Timoteo, una a Tito, una a Filemone) sono state considerate «ispirate», scritte cioè per volontà di Dio e con la particolare assistenza dello Spirito Santo, e fanno oggi parte del Nuovo Testamento. Le principali verità del cristianesimo vi sono illustrate con una profondità insuperabile e gli aspetti morali e ascetici della vita cristiana sono trattati con rara sapienza pedagogica. Ma anche le caratteristiche personali di Paolo risaltano da esse in chiara luce: la sua forza indomabile, la sua tenerezza capace di accenti e di atteggiamenti paterni e «quasi materni», la sua lealtà a tutta prova, la lucidità e la genialità del suo pensiero. La sua personalità vi si è manifestata con tale vigore che alcuni studiosi hanno preteso di indicare in Paolo il vero fondatore del cristianesimo, attribuendo a Lui tutta la costruzione teologica del pensiero cristiano, e la prima organizzazione della Chiesa. Ma non si deve dimenticare che, da ogni lato, traspare anche la testimonianza del discepolo che si sente totalmente soggiogato dal Signore Gesù («afferrato da Lui», scriveva Paolo), al punto da considerarLo «Vita della propria vita». Per questo la definizione che meglio lo descrive è, in fondo, questa: egli è stato «il primo dopo l’Unico». Antonio Maria Sicari, Il secondo grande libro dei Ritratti di Santi, ed. Jaca Book 2006 Dello stesso autore: Antonio Maria Sicari, Il grande libro dei Ritratti di Santi, Dall’antichità ai giorni nostri, ed. Jaca Book 2001³
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| Ultimo aggiornamento ( venerdì 08 agosto 2008 11:00 ) | ||||