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Senza mezzi termini... PDF Stampa E-mail
lunedì 25 dicembre 2006 21:58
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Senza mezzi termini, con la schiettezza che lo contraddistingue da sempre, Benedetto XVI scolpisce nei cuori dei credenti una significativa domanda:  “Ha ancora valore e significato un "Salvatore" per l’uomo del terzo millennio?”. Chi, anche attraverso la televisione o la radio, ascolta le parole del Pontefice, dettate durante l’omelia della Messa di Natale, comprende benissimo a quali sfide il cristiano è chiamato a rispondere oggi. L’uomo, spiazzato dai mille artifizi culturali, telematici e biologici, ha perduto il senso dell’orientamento. Sicurezza, autosufficienza e spregiudicatezza portano l’uomo del terzo millennio all’accumulo di tesori quali il successo e il potere, attraverso una girandola consumistica di rapporti “disumani” e fuorvianti. Le parole del Pontefice vanno dritte verso il cuore dell’uomo, un cuore che – nonostante tutto – porta dentro di sé il “desiderio di Dio”, un cuore capace ancora di riconoscersi bisognoso di salvezza!

 

“Ha ancora valore e significato un "Salvatore" per l’uomo del terzo millennio? È ancora necessario un "Salvatore" per l’uomo che ha raggiunto la Luna e Marte e si dispone a conquistare l’universo; per l’uomo che esplora senza limiti i segreti della natura e riesce a decifrare persino i codici meravigliosi del genoma umano? Ha bisogno di un Salvatore l’uomo che ha inventato la comunicazione interattiva, che naviga nell’oceano virtuale di internet e, grazie alle più moderne ed avanzate tecnologie massmediali, ha ormai reso la Terra, questa grande casa comune, un piccolo villaggio globale? Si presenta come sicuro ed autosufficiente artefice del proprio destino, fabbricatore entusiasta di indiscussi successi quest’uomo del secolo ventunesimo.



Sembra, ma così non è. Si muore ancora di fame e di sete, di malattia e di povertà in questo tempo di abbondanza e di consumismo sfrenato. C’è ancora chi è schiavo, sfruttato e offeso nella sua dignità; chi è vittima dell’odio razziale e religioso, ed è impedito da intolleranze e discriminazioni, da ingerenze politiche e coercizioni fisiche o morali, nella libera professione della propria fede. C’è chi vede il proprio corpo e quello dei propri cari, specialmente bambini, martoriato dall’uso delle armi, dal terrorismo e da ogni genere di violenza in un’epoca in cui tutti invocano e proclamano il progresso, la solidarietà e la pace per tutti. E che dire di chi, privo di speranza, è costretto a lasciare la propria casa e la propria patria per cercare altrove condizioni di vita degne dell’uomo? Che fare per aiutare chi è ingannato da facili profeti di felicità, chi è fragile nelle relazioni e incapace di assumere stabili responsabilità per il proprio presente e per il proprio futuro, si trova a camminare nel tunnel della solitudine e finisce spesso schiavo dell’alcool o della droga? Che pensare di chi sceglie la morte credendo di inneggiare alla vita?


Come non sentire che proprio dal fondo di questa umanità gaudente e disperata si leva un’invocazione straziante di aiuto? È Natale: oggi entra nel mondo "la luce vera, quella che illumina ogni uomo" (Gv 1,9). "Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi" (ibid., 1,14), proclama l’evangelista Giovanni. Oggi, proprio oggi, Cristo viene nuovamente "fra la sua gente" e a chi l’accoglie dà "il potere di diventare figlio di Dio"; offre cioè l’opportunità di vedere la gloria divina e di condividere la gioia dell’Amore, che a Betlemme si è fatto carne per noi. Oggi, anche oggi, "il nostro Salvatore è nato nel mondo", perché sa che abbiamo bisogno di Lui. Malgrado le tante forme di progresso, l’essere umano è rimasto quello di sempre: una libertà tesa tra bene e male, tra vita e morte. È proprio lì, nel suo intimo, in quello che la Bibbia chiama il "cuore", che egli ha sempre necessità di essere "salvato". E nell’attuale epoca post moderna ha forse ancora più bisogno di un Salvatore, perché più complessa è diventata la società in cui vive e più insidiose si sono fatte le minacce per la sua integrità personale e morale. Chi può difenderlo se non Colui che lo ama al punto da sacrificare sulla croce il suo unigenito Figlio come Salvatore del mondo?” (Benedetto XVI).

 

Michelangelo Nasca

Ultimo aggiornamento ( lunedì 01 gennaio 2007 07:22 )
 

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