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Paolo VI e Teresa di Gesù Bambino PDF Stampa E-mail
sabato 12 luglio 2008 19:54

La storia dei legami spirituali tra il pontefice e la santa che egli stesso ha definito  «genio della santità». La lettera per il centenario della sua nascita: «L’umiltà è lo spazio dell’amore»

di P. Aldino Cazzago ocd


Il 6 agosto ricorre il trentesimo anniversario della morte di papa Paolo VI (1897-1978). La sua figura può essere ricordata in molti modi e secondo diverse prospettive. Qui si vorrebbe brevemente rievocarla nel suo legame con S. Teresa di Gesù Bambino, una santa che gli fu sempre particolarmente cara.

Dall’infanzia all’episcopato milanese

Gian Battista Montini non ebbe bisogno di attendere l’età degli studi teologici per conoscere gli scritti e la figura della giovane carmelitana.  Il testo più famoso di Teresa, Storia di un’anima, era un volume presente nella biblioteca di casa Montini, se è vero che, - come ha raccontato lo stesso Paolo VI al filosofo ed amico Jean Guitton - la madre lo lesse nel 1909 all’età di 35 anni. La devozione della madre verso Teresa continua negli anni seguenti. Alla fine di febbraio 1923 ella chiede al figlio, che si trova a Roma per gli studi, di avere qualche copia de «L’Osservatore Romano» con il discorso con cui papa Pio XI annuncia la prossima beatificazione (avvenuta poi il 23 aprile dello stesso anno) della carmelitana francese.
Il 17 maggio 1925, nel cuore dell’Anno Santo, con una liturgia che si protrae dalle 9,15 alle 13,45, Pio XI proclama santa Teresa di Lisieux. Il giovane Montini, che dall’ottobre dell’anno precedente lavora presso la Segretaria di Stato, descrive ai suoi familiari l’avvenimento, a cui ha personalmente assistito, con le seguenti parole: «La canonizzazione della Beata Teresa sta segnando il vertice per folla e movimento dell’anno giubilare: avete fatto bene, tutto sommato, a rimandare [il previsto viaggio a Roma]. Non si trova manco un biglietto ! E sono assediato da cento parti!». 
Cenni alla figura di Teresa di Gesù Bambino sono disseminati anche in alcune delle omelie del periodo dell’episcopato milanese (1955-63). Uno di essi è presente in quella per la festa di Ognissanti del 1957. Anticipando temi che verranno trattati nel Concilio  (capitolo V della Lumen Gentium sull’universale vocazione alla santità nella Chiesa) l’arcivescovo spiega che la santità «non è la vocazione esclusiva ed eccezionale di alcune grandi anime», perché «tutti i fedeli hanno, proprio in quanto tali, una vocazione alla santità». «La via maestra» di questa vocazione «è la carità». Certo, anche se l’opera della «perfezione cristiana» resta sempre «un’arte ardua e paziente», nella Chiesa vi è posto per le più diverse forme di santità: da quelle più antiche che oggi possono impressionare per la loro arditezza e severità a quelle più semplici come è quella di Teresa di Gesù Bambino: «Se non è possibile iniziare schiere di anime ai sentieri del Castello Interiore della grande Teresa, la via dell’infanzia spirituale della piccola Teresa è aperta a tutti».

Il pontificato

Se la figura delle santa carmelitana è presente anche in alcuni dei discorsi delle udienze del mercoledì dei quindici anni di pontificato – si veda quella del 29 settembre dedicata al tema dell’infanzia spirituale – nel 1973, a ricordo del centenario della nascita di Teresa,  il papa indirizza al vescovo di Lisieux una lettera, nella quale traccia un breve e significativo profilo della giovane santa  e ne mostra tutta l’attualità per la vita dei cristiani.
Il primo aspetto che egli evidenzia è quello dell’«intimità con Dio». In un tempo in cui  «su Dio si è allungata l’ombra del sospetto» e l’esperienza religiosa è definita come «alienazione», la «necessità di una preghiera contemplativa, disinteressata, gratuita si fa sempre più pressante (…). Teresa rappresenta soprattutto colei che ha creduto appassionatamente nell’Amore di Dio, che ha vinto sotto il suo sguardo i piccoli dettagli quotidiani, stando alla sua presenza, che ha fatto di tutta la sua vita un colloquio con l’Amato». Coloro che sono «alla ricerca dell’essenziale» troveranno in lei una «guida incomparabile».

La seconda caratteristica della vita di Teresa che il papa sottolinea è quella della speranza. Di fronte agli immensi problemi del mondo molti uomini esperimentano un senso di radicale impotenza; ad altri il lavoro spesso risulta «massacrante, oscuro, inutile»; sulla vita di altri ancora la malattia e la persecuzione  sembrano stendere un «velo soffocante» e infine vi sono coloro che si «rafforzano nel loro egoismo o nel piacere immediato». La vita di Teresa, con la «piccola via maestra»  dell’infanzia spirituale è una risposta a questo mondo così carente e così bisognoso di speranza.  «Teresa insegna a non contare su  se stessi, cosa che può essere una virtù o un limite, ma sull’amore misterioso del Cristo che è più grande del nostro cuore». Grazie a questa «via maestra», che «è agli antipodi della puerilità, della passività, della tristezza» perché è «abbandono fiducioso» in Dio, ella ha attraverso la prova della malattia e quella della «notte della fede».
Il terzo elemento che spicca nella vita della giovane santa e che a giudizio di Paolo VI è «altamente desiderabile per i nostri tempi» è «l’inserimento realista nella comunità in cui si è chiamati a vivere nell’istante». Per Teresa questa comunità coincideva di fatto con il «rigido quadro della [sua] vita conventuale». «Per iniziare ad agire - sono ancora le parole del pontefice - Teresa non ha atteso uno stile di vita ideale, una cerchia di persone perfette; diciamo piuttosto che ha contribuito a cambiarli dal di dentro. L’umiltà è lo spazio dell’amore. Il valore delle azioni si misura nel loro contenuto d’amore. La sua ricerca di Assoluto e la trascendenza della sua carità le hanno permesso di superare gli ostacoli o, piuttosto, di trasfigurare questi limiti. È con fiducia che ha raggiunto immediatamente l’essenziale della Chiesa, il suo Cuore, che ella non ha mai separato dal cuore di Gesù».
Avviandosi alla conclusione Paolo VI,  esorta tutti i cristiani a guardare con fiducia alla santa di Lisieux e ai laici soggiunge: «Che i laici vi trovino [nella vita di Teresa] il gusto della vita interiore, il dinamismo di una carità senza difetto, senza mai separare la loro opera terrena dalla realtà del Cielo». Prima di rivolgersi al vescovo di Lisieux per incoraggiarlo a far conoscere gli insegnamenti della santa,  il papa così si esprime: «[Teresa] non si è mai pentita, ha detto sul letto di morte di “essersi donata all’Amore”. Dio Padre è fedele; l’amore di Gesù non sbaglia; lo Spirito Santo viene in soccorso della nostra debolezza. E la Chiesa ha bisogno, prima di tutto, di santità».

Il 1973 è anche l’anno del decimo anniversario della elezione a pontefice del papa bresciano. Il 22 giugno, durante l’importante  discorso ai Cardinali e ai Vescovi della Curia Vaticana, Paolo VI si sofferma a parlare del senso della Chiesa. Lo fa con queste parole: «La Chiesa! È questo l’anelito profondo di tutta la nostra vita, il sospiro incessante, intrecciato di passione e di preghiera, di questi anni di Pontificato […]. Ma per esprimere il nostro amore alla Chiesa, diremo, con un genio della santità, che quest’anno abbiamo commemorato, Suor Teresa di Gesù Bambino: “Io amo la Chiesa, mia madre!”» (cfr. Manoscritto B 4r).
A metà Anno Santo 1975 Paolo VI pubblica l’esortazione apostolica Gaudete in Domino. Nel capitolo intitolato «la gioia nel cuore dei santi», dove tra l’altro si legge una bellissima definizione di santi (uomini a cui lo Spirito Santo «consuma il cuore»), egli accenna alla gioia nella vita di Maria Santissima, di S. Francesco, di S. Massimiliano Kolbe e di S. Teresa di Lisieux. Di quest’ultima, ricordando l’immagine da lei usata dell’uccellino che, pur avvolto dalle nubi, continua a «fissare la luce del sole invisibile che si nasconde alla sua fede» (Cfr. Manoscritto B 4v), scrive: «[Teresa] ci mostra la via coraggiosa dell’abbandono nelle mani di Dio, al quale essa affida la propria piccolezza. Ma non per questo essa ignora il sentimento dell’assenza di Dio, cosa di cui il nostro secolo, a suo modo, fa la dura esperienza». 

Solo una straordinaria coincidenza?

Questa breve ricostruzione risulterebbe incompleta senza un’ultima osservazione di carattere cronologico. Il 30 settembre 1897 nella vecchia chiesa della Pieve di Concesio (Brescia) e ad appena tre giorni dalla nascita (avvenuta il 26 settembre alle ore 21,55), Giovanni Battista Montini, futuro Paolo VI, viene battezzato. Ad alcune centinaia di chilometri più a ovest di quel paesino bresciano,  alle ore 19,15 a Lisieux muore S. Teresa di Gesù Bambino. Jean Guitton  commentava così questa concomitanza di date: «La coincidenza sarebbe meno straordinaria se, nel diario di sua sorella [di S. Teresa], Agnese di Gesù, non fosse stato trovato questo passaggio misterioso e affascinante: “Il giorno 25 giugno, festa del Sacro Cuore, Teresa mostrò a sua sorella il passaggio di un libro devoto che parlava dell’apparizione di un bella Signora vestita di bianco presso un bambino battezzato”. Teresa disse alla sorella: “Più tardi andrò anch’io così intorno ai bambini battezzati”». Forse il primo incontro tra il futuro Servo di Dio papa Paolo VI e S. Teresa di Gesù Bambino è cominciato proprio la sera di quel 30 settembre 1897.

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 11 agosto 2008 06:22 )
 

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