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Questioni antiche e sciocchezze moderne PDF Stampa E-mail
lunedì 30 giugno 2008 09:06

Fino a qualche tempo fa i giornali “sproloquiavano” lamentando un Papa legato al passato, antiquato persino nella scelta dei paramenti sacri e in alcune decisioni liturgiche. Oggi – a distanza tutto sommato di pochissimo tempo - gli stessi osservano e criticano un papa eccessivamente alla moda!!! Il pontificato di Benedetto XVI, a detta di “La Repubblica”, viene spacciato per “politico, massmediatico, e modaiolo”!!! Continua il famoso quotidiano: “Si faceva notare, giovedì 26 giugno, la pagina con foto a colori su L'Osservatore romano dedicata alle vesti liturgiche, quasi una concessione alle vanità di un magazine di moda. E comunque Esquire, magazine americano di moda e costume, ha indicato Benedetto XVI come l'uomo che meglio sceglie gli accessori di abbigliamento. Molti avranno notato, poi, con quale attenzione il Pontefice leva appena può gli occhiali. Insomma, studioso, scrittore (due milioni di copie di libri venduti), politico, attento all'ecumenismo, legato alla tradizione e... così umanamente vanesio”.

Al lettore il compito di valutare “l’importanza” di tali notizie, lasciando alla propria intelligenza lo spazio per un respiro più ampio!

Un secondo particolare è legato alla celebrazione della solennità dei Santi Apostoli Pietro e Paolo svoltasi ieri in Vaticano. Il Santo Padre Benedetto XVI ha celebrato l’Eucaristia con la partecipazione del Patriarca Ecumenico Bartolomeo I.
Entrambi hanno recitato la formula del Credo Niceno del 325 (detto anche Apostolico; per intenderci si tratta della formulazione più breve) poiché in esso è assente la questione teologica del “Filioque”, esplicitata invece nel Credo Niceno-Costantinopolitano del 381 (quello che recitiamo ogni domenica in Chiesa).

Di cosa tratta la questione del “Filioque”?
Brevemente diciamo che nella tradizione ecclesiale l’amore dello Spirito Santo è stato sempre considerato “procedente” anche dal Figlio Cristo Gesù (Filioque procedit). Tale considerazione viene recepita e professata (già dal VI secolo) nelle liturgie occidentali. Nel 1014, Benedetto VIII, la inserì di sua iniziativa nel simbolo Niceno-Costantinopolitano, poiché in base ad una tradizione latina e alessandrina era stata dogmaticamente confessata da Papa Leone nel 447. Tale iniziativa, ritenuta arbitraria, sollevò però una serie di problemi relativi alla comunione ecclesiale e teologica. L’introduzione del “Filioque” (bisognerebbe spigarne in modo più dettagliato le motivazioni teologiche, ma per non tediarvi mi limito all’essenziale) nel simbolo di fede Niceno-Costantinopolitano ancora oggi è considerato, infatti, un motivo di divergenza con le chiese ortodosse.

Dicevamo prima della iniziativa di Papa Benedetto VIII di inserire (1014) nel simbolo Niceno-Costantinopolitano (formalizzato durante il Concilio Costantinopolitano I del 381) la formula Filioque procedit.
Spieghiamo meglio: il Concilio di Nicea (325) stabilisce un simbolo di fede (Credo) dove si afferma: “Crediamo nello Spirito Santo”. Nel Concilio Costantinopolitano I (381) la formulazione del Credo fu ampliata e precisata e si disse che lo Spirito Santo “procedeva dal Padre”. Nella formulazione recitata oggi durante la Messa, ritroviamo la precisazione operata da Benedetto VIII nel 1014, dove si afferma che lo Spirito Santo “procede dal Padre e dal Figlio” (“qui a Patre Filioque procedit”). Tale precisazione non cambiava nulla nella sostanza del dato teologico ma fu motivo di disaccordo con la Chiesa d’Oriente. Nessuna Chiesa, si disse, poteva cambiare autonomamente il testo del Simbolo di fede sancito durante un Concilio Ecumenico e imporlo ad altre Chiese con una interpretazione diversa.

Nel novembre del 1990 Giovanni Paolo II a tal proposito disse: “Quando professiamo la nostra fede “nello Spirito Santo, che è Signore e dà la vita”, aggiungiamo: “e procede dal Padre e dal Figlio”. Come si sa, queste parole sono state introdotte nel simbolo niceno, che diceva soltanto: “Crediamo nello Spirito Santo” (cf. Denzinger-Schönmetzer, 125). Già nel Concilio di Costantinopoli (381) venne inserita l'esplicazione che lo Spirito Santo “procede dal Padre”, sicché parliamo di simbolo niceno-costantinopolitano. La formula conciliare del 381 suonava così: “Credo nello Spirito Santo, che procede dal Padre”. La formula più completa: “che procede dal Padre e dal Figlio” (“qui a Patre Filioque procedit”), già presente in antichi testi e riproposta dal Sinodo di Aquisgrana nell'809, venne infine introdotta anche a Roma nel 1014 in occasione dell'incoronazione dell'imperatore Enrico II. Si diffuse da allora in tutto l'Occidente, e venne ammessa dai Greci e dai Latini nei concili ecumenici di Lione (1274) e di Firenze (1439). Era una precisazione, che non cambiava nulla nella sostanza della fede antica, ma che gli stessi romani pontefici erano restii ad ammettere, per rispetto alla formula antica ormai diffusa dappertutto, e usata anche nella basilica di san Pietro. L'introduzione dell'aggiunta, accolta senza gravi difficoltà in Occidente, suscitò riserve e polemiche tra i nostri fratelli orientali, che attribuirono agli occidentali un cambiamento sostanziale in materia di fede. Oggi possiamo ringraziare il Signore per il fatto che anche su questo punto si va chiarendo in Oriente e in Occidente il vero senso della formula, e la relatività della questione stessa”.

M.N.

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 30 luglio 2008 15:26 )
 

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