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Ormai è passato più di un mese dall’intenso weekend a Pietralba, con gli universitari e i giovani lavoratori del MEC (circa 130!), ma se mi trovo ora a scrivere queste parole è evidentemente perché ciò che abbiamo ascoltato, pensato e vissuto è ancora oggetto di stimolo concreto per la mia vita. Per prima cosa quindi l’ascolto: come non poter rimanere affascinati dal tema così profondo della libertà, come trattato da P. Antonio Sicari nei suoi incontri? L’uomo immaginato in modo “folle” da Dio a sua immagine, potenzialmente divina, che vede nel momento dell’ “amorizzazione” la sua infinità cozzare contro quella dell’altro. Ed è in questo amore che la libertà trova il suo scopo. La libertà nell’amore, nella verità, nel bene: una libertà che abbraccia la realtà e in cui nasce l’obbedienza, luogo che custodisce la libertà stessa e l’amore.Come non rimanere affascinati dalla storia del Cristianesimo, riscoperta grazie alla lezione del prof. Francesco Agnoli nella sua essenza, e non limitata ai classici episodi da molti usati in modo biasimevole, quali Inquisizione o Crociate. Spesso viene dimenticata l’ondata rivoluzionaria di civiltà che portò il Cristianesimo: una cosa assolutamente nuova come la carità, il rispetto per la donna, l’amore per i bambini.
Come non poter rimanere affascinati dallo splendido “dramma umano” scritto da un giovane Karol Wojtyla, “La bottega dell’orefice” e rappresentato per noi dal Teatro Telaio? Perché in fondo l’amore è un dramma, “l’amore non è un’avventura. Prende sapore da una persona intera;è il peso di tutto il tuo destino”. Questi temi a cui ho approssimativamente accennato sono strettamente legati in modo simbiotico. E qui arriva il pensiero: questi temi hanno richiesto una profonda riflessione, forse anche una sorta di metabolizzazione e di ricerca critica. Un lavoro non sempre facile ma sicuramente dolce, perché immerso in un paesaggio sublime, sovrastato dalle montagne,possenti testimoni della “follia” di Dio. Infine, come quasi inseriti in un processo dialettico, la sintesi si concretizza nel vissuto. Una libertà senza scopo non avrebbe alcun senso. Per trovare la sua realizzazione essa deve fare esperienza della comunione. Anche Gesù stesso è venuto sulla terra da figlio e ci ha mostrato la nostra libertà nel mostrarci cosa ci sia di divino nell’essere figli: bene, noi, in questi Tre giorni, abbiamo sperimentato una profonda comunione e, nell’essere figli, abbiamo potuto donare e ricevere la nostra libertà. Giulia Bono, Brescia
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