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Può una vacanza durare in eterno? Probabilmente no, ma di sicuro in una vacanza è possibile gustare il sapore dell’eternità! È questo ciò che abbiamo sperimentato a Champorcher, in Val d’Aosta, con gli studenti del MEC. 110 ragazzi provenienti dalle comunità di tutta Italia (Adro, Brescia, Palermo, Trento e Treviso) hanno vissuto insieme per otto giorni, tra la fine di luglio e gli inizi di agosto, riflettendo e sperimentando in profondità la bellezza della loro età. Sì, perché è stata proprio la giovinezza il tema della vacanza. La giovinezza come tempo propizio per desiderare le cose eterne, le cose che devono durare sempre; tempo favorevole per la ricerca della felicità propria e altrui; tempo da non lasciarsi scappare per la vera amicizia e il dono di sé; tempo, infine, per la scoperta dell’affettività. Essere giovani, allora, significa vivere come apprendisti dell’eternità; e i nostri ragazzi hanno avuto la possibilità di imparare e scoprire tutto ciò attraverso l’offerta di vari momenti: dalle splendide – e a volte faticose – passeggiate in montagna (con tutta la meraviglia e lo stupore di fronte alla bellezza del creato che Dio ci ha donato) al semplice stare insieme giocando; dal concerto tenuto dal nostro amico Bobo all’incontro con P. Antonio che ci ha parlato della vita affettiva come vocazione; fino alla possibilità continua di “sfruttare” quei momenti privilegiati che hanno di mira il cuore di ogni singola persona come la Santa messa, la possibilità di confessarsi o la preghiera. Alla fine il quadro che esce fuori da questa esperienza è senz’altro un’opera d’arte, proprio perché Dio, che è l’Eterna Giovinezza, si è divertito insieme a noi. Le testimonianze, qui di seguito, dei nostri ragazzi testimoniano proprio questa grazia che ci è stata donata.
“PERCHÉ È BELLO ESSERE GIOVANI!” Ciao a tutti! Mi chiamo Miriam e vengo da Treviso; ho 17 anni e l’anno prossimo andrò in quarta al Liceo Linguistico. Sono entrata a far parte del Mec lo scorso settembre, ho partecipato alla vacanzina di inizio novembre con la mia comunità e ai ritiri di Avvento e Quaresima ad Adro; sono stata a Lignano per gli esercizi spirituali e ho preso parte al pellegrinaggio della Madonna della Neve l’11 maggio; quando mi è stata proposta la vacanza estiva ho accettato con gioia l’invito poiché ero fiduciosa di vivere una bella esperienza e di trovare un ambiente accogliente e stimolante. Nel Mec, infatti, mi sento veramente a casa, so che c’è sempre qualcuno disposto ad ascoltarmi e su cui posso contare in ogni momento: e anche alla vacanza è stato così! È meraviglioso come sono riuscita a fraternizzare con i ragazzi e le ragazze che ho incontrato: eravamo più di 100 e prima di partire conoscevo soltanto una decina di persone ma grazie alla disponibilità di tutti mi sono sentita veramente accolta: tutti trasmettevano la voglia di mettersi in gioco e anch’io mi sono sentita libera di esprimermi come ognuno faceva a suo modo, senza paura del giudizio degli altri. Si percepiva l’atmosfera di gioia e spensieratezza dei ragazzi, che sono consapevoli della loro maturità e non si lasciano soffocare dalle false credenze moderne. Il tema centrale della vacanza era la giovinezza: è infatti il tempo che più di ogni altro ci avvicina all’eternità e noi giovani in quanto apprendisti dell’eternità dobbiamo saperla vivere seguendo la promessa di vita che è Gesù, gustando ogni momento e scavando sotto la superficie delle cose per coglierne il significato profondo, quello che resta per sempre.
Spalanca gli occhi del cuore, prova a gustare il tempo che vivi! Durante questa settimana sento di aver vissuto vari momenti di eternità, ma uno in particolare mi è rimasto nel cuore; la seconda passeggiata, la più lunga e faticosa, ci ha condotti ad un grande lago dove si specchiavano le montagne circostanti. Il paesaggio era davvero un’opera incantevole e compensava pienamente gli sf orzi. Ciò che mi ha colpito di più è stato quando ho notato una chiazza di neve ancora intatta a cui subito sono corsa con alcuni altri ragazzi: abbiamo cominciato a giocare a palle di neve e mi sono sentita davvero fuori dal tempo. Merito anche della neve al 30 luglio che esprimeva l’idea di immortalità della natura, ma provavo una sensazione di leggerezza e felicità che davvero mi ha fatto capire che tra di noi c’è sempre un’altra Persona che ci accompagna e ci guida in ogni momento. E ringraziando tutte le persone che hanno condiviso con me questa indimenticabile settimana (Padre Antonio, Padre Claudio, Padre Stefano, Padre Gabriele, Fra Rosario, tutti i “respo” delle varie comunità e naturalmente tutti i ragazzi e le ragazze!) voglio augurare a tutti i miei coetanei di vivere un’esperienza come questa, perché arricchisce veramente il cuore e la mente!!! Un momento importante è stato senza dubbio l’incontro con P. Antonio Sicari che ha trascorso diversi giorni con noi in montagna aiutandoci a capire come vivere la nostra età e soprattutto l’aspetto forse più delicato, l’affettività. Partendo da alcune definizioni sulla vita affettiva alquanto discutibili ricavate da siti internet ci ha avvicinato all’universo dell’amore e al suo linguaggio. La nostra realtà deve essere un ambiente dove l’affetto viene custodito ed educato e ogni esperienza di coppia viene portata avanti con rispetto reciproco: l’amore è un dono di Dio e va trattato come tale, perciò non è possibile sciuparlo né tanto meno usarlo a nostro piacimento. L’Amore è fatto di attesa, speranza, desiderio, e cresce man mano che viene coltivato: è frutto di fasi graduali quali le sensazioni, l’emozione, l’innamoramento e infine l’amore stesso. Solo così è possibile vivere in pienezza fino a giungere al culmine dell’Amore: la nascita dei figli. Proprio per questo l’atto sessuale non va consumato subito, ma deve essere il frutto di un cammino che parte dalla maturità psicologica e spirituale della coppia e non da una passione per la fisicità dettata dall’immoralità ormai diffusa nella società d’oggi. Infatti ci sono delle cose così belle che solo quando vengono protette e rispettate si possono amare. (Miriam – Comunità di Treviso) “Perché è bello essere giovani!” , questo è stato il titolo della vacanza che noi studenti abbiamo fatto in Valle D’Aosta. P. Claudio ha definito la giovinezza come tempo della spensieratezza e dell’incertezza, ma soprattutto come il periodo che più ci avvicina alle cose eterne, quelle che vanno più in profondità. Perciò tutti noi, giovani cristiani, dovremmo essere apprendisti dell’eternità, e il nostro obiettivo deve essere quello di far durare per sempre le cose belle, a partire proprio da questa vacanza, nella quale ognuno ha cercato di privilegiare il “noi” rispetto all’ “io”. Ciò che più mi ha colpito infatti è stata la fiducia che i ragazzi avevano nei confronti delle persone più grandi che li guidavano e quindi, anche se a volte costava fatica, si rispettavano gli orari e si faceva ciò che veniva chiesto dai responsabili, cercando di mettere da parte le proprie voglie, per obbedire a persone di cui ci si fida davvero. Un’altra cosa che mi ha stupito è stata la voglia di stare insieme che si vedeva in tutti, il desiderio di fare amicizia e di divertirsi insieme, ma soprattutto l’attenzione che ciascuno mostrava nel prendersi cura della persona che aveva accanto, facendo attenzione che fosse felice e si sentisse voluta bene. Era bellissimo vedere tutti questi ragazzi che si lasciavano guidare e si mettevano in gioco, senza paura, in piena libertà. Molto interessante è stato anche l’incontro con P. Antonio, che ci ha parlato dell’affettività. Ci ha spiegato che il motivo per cui Dio ha creato un essere umano maschile e uno femminile è per farci capire di essere fatti per un’altra persona, ciascuno di noi esiste destinato a un altro. Ho capito ancor di più quanto l’amore però non sia una cosa semplice, ma un lavoro, nel quale bisogna mettere tutto e che spesso richiede sacrifici. Conservo, infine, un ricordo particolare di tutti i paesaggi che abbiamo visto: posti davvero stupendi che ci hanno aiutato ad avvicinarci un po’ di più alle cose eterne e a ricordarci che non esiste bellezza senza fatica. (Silvia – Comunità di Brescia)
Quando siamo tornati dalla vacanza in Val d’Aosta c’è stato chiesto da più persone di raccontare quello che avevamo provato, le esperienze che avevamo vissuto, le amicizie che avevamo fatto. Noi eravamo felici, perché è bello raccontare alle persone a cui vuoi bene di un'esperienza così meravigliosa e che ci ha anche cambiati. Subito, però, ci siamo resi conto che non avremmo mai potuto esprimere a parole le emozioni e i sentimenti che abbiamo vissuto, e se attraverso questa testimonianza riusciremo a trasmettere solo una minima parte di quello che abbiamo sperimentato ci riterremo soddisfatti. E’ stato bello condividere insieme a tutti quanti le gioie delle piccole cose come delle grandi, le fatiche delle scalate, la serenità che ci trasmetteva il paesaggio attorno, l’allegria delle serate. Come potremo dimenticare tutti gli incontri e la bellezza che provavamo nell’ascoltare parole vere, preziose e uniche? E la Messa ogni giorno? Non ci è mai pesata! Anzi è stata un’occasione per avvicinarci a Dio e per notare quanto ha fatto per noi. Solo quando si ritorna a casa ci si accorge di quanto effettivamente sia eterna l’esperienza che abbiamo fatto. E la nostra monotona vita - piena di amicizie a volte false e banali, di delusioni, e di ideali vuoti e tristi che illudono o ridicolizzano i veri principi dell’esistenza - non trova paragone con l'esperienza appena vissuta. Ma adesso tocca a noi trasformare il nostro mondo quotidiano perché assomigli sempre di più a quel briciolo di paradiso che abbiamo vissuto. Abbiamo scoperto che le cose belle si ottengono solo se si è disposti a rischiare, a mettersi in gioco e siamo felici di averlo fatto almeno un po’ in questa vacanza. In conclusione,un grazie speciale a tutti voi, ragazzi e responsabili, perché ci fate ridere, riflettere, piangere e riscoprire giorno per giorno che la vita è bella, nonostante tutto e che ci si può ancora emozionare… grazie a uno sguardo… ad un sorriso… perché “E’ BELLO ESSERE GIOVANI”! (Agnese, Andrea, Gianluca, Giovanni, Silvia, Veronica – Comunità di Palermo)
Io sono Laura di Trento! Ho diciotto anni e questo sarà il mio ultimo anno da studente nel Mec… dunque di incontri (ogni sabato!) e di vacanzine (invernali ed estive!) ne ho fatte un bel po’: credo di non essermene persa nemmeno una! E sempre, dico sempre, ogni vacanza ha trovato il modo di scuotermi, stupirmi, e rinnovarmi! Non si dice per dire, ma 10 giorni di estate condivisi con gli altri studenti, che come te sono pieni di voglia di meravigliarsi davanti alla vita, curiosi di assaporare e gustar fino in fondo quella bellezza che è donata per tutti noi; 10 giorni passati a “voler capirci” assieme qualcosa in più; 10 giorni per riuscire a giocarsi e divertirsi, aiutarsi e divertirsi, e ringraziare: 10 giorni così valgono più di mille vacanze fatte senza impegno. Questo forse non l’ho capito da molto, ma l’occasione di una vacanza con dei responsabili che desiderano il tuo bene sul serio… dico io, è una torta con la ciliegina da sbafarsi senza pensarci due volte! È una fortuna. Un privilegio. Così anche quest’anno sono arrivati quei famosi 10 giorni, nel bel mezzo dell’estate. Eravamo in Valle d’Aosta, abbandonati alla maestosità del creato, all’imponenza delle montagne con cui le nostre umili gambette hanno dovuto fare i conti! PERCHÉ È BELLO ESSERE GIOVANI… il titolo della vacanza. Questa promessa, trovava in me conferma su più livelli: la più immediata, nella semplicità spensierata di stra-divertirsi insieme senza pretese, con poco, che sempre distingue le vacanze. Due momenti d’incontro poi, l’uno con padre Claudio e l’altro con padre Antonio mi hanno permesso di non limitare la vacanza ad un episodio qualunque dove essermi svagata, ma al contrario hanno segnato la voglia di camminare e crescere insieme anche nella vita di tutti i giorni. Come più volte ci viene ribadito infatti quello che noi cerchiamo non è un episodio, ma una storia. Anche se sembra naturale fare amicizia e apprezzare i momenti di festa, mi accorgo essere decisivi per una vacanza proprio quegli spazi dedicati agli incontri, in cui siamo chiamati ad ascoltare e confrontarci: danno un senso e una direzione sia alla vacanza sia a quello che viene dopo. Se dovessi trovare un'unica parola rimasta come impegno e garanzia, questa sarebbe profondità. È il modo con cui vorrei affrontare sempre le vicende della vita, i legami, la giovinezza, l’affettività, i piccoli gesti. Il rischio in cui non voglio incorrere è quello distrarmi, di perdere di vista il mio scopo… una volta a casa riesce sempre così facile. Sembra che le cose importanti e impellenti per andare avanti diventino altre. Ed è così che riscopro tutte le volte l’importanza e la grazia di essere circondata da persone che vogliono il mio bene e mi aiutano a restare vigile. Dagli altri studenti, ai responsabili, alla mia famiglia. Profondità dunque. Restare in superficie non serve e non porta a niente. Un giovane cristiano dovrebbe essere un apprendista dell’eternità (p. Claudio). L’eternità sembrava cosa tanto lontana da ciò che succede attorno a noi… ma è proprio ciò che permette a quello che facciamo di luccicare per sempre, ed è garantita proprio dalla profondità con cui si affronta la vita, che permette a ciò che scegliamo di durare. Mi è risultata particolarmente chiara l’immagine che padre Antonio ha dato della vita: alla fine ogni cosa verrà passata a setaccio e a rimanere non saranno che delle pagliuzze d’oro. Quelle pagliuzze d’oro rappresentano l’amore che impieghiamo, anche nei piccoli gesti. L’eternità allora, è cosa che dobbiamo imparare e gustare da adesso e in tutto quello che facciamo, spalancando gli occhi del cuore. Particolarmente importante per me è stato l’incontro-assemblea tenuto da padre Antonio sulla vita affettiva. Dopo la lezione, divisi in gruppetti abbiamo avuto occasione di confrontarci formulando delle domande alle quali P. Antonio ha sempre risposto in modo diretto, autentico e soprattutto paterno e questo mi rendeva naturale l’affidarmi e il fidarmi delle sue parole. Un altro appuntamento che sempre mi commuove e stupisce, è l’assemblea finale. Resto sempre colpita dagli interventi dei ragazzi che vengono per la prima volta, o che vivono la vacanza veramente per la prima volta, che sono sinceri… mi emoziona tutto questo e allo stesso tempo mi rattrista: mi sento così fragile ed egoista, come non avessi la voglia e la pazienza di invitare altri amici, che invece potrebbero aprire il cuore alla fede. Tra le domande per prepararsi all’assemblea finale, una mi ha aiutata a riflettere: “Quale passo ti sta chiedendo il Signore?”. Durante la vacanza ho dovuto salutare Emanuele e Mara Moggio, i miei responsabili da circa 8 anni. Loro sono partiti per una missione in Perù e saranno di ritorno tra un anno. Questo distacco a me come agli altri studenti di Trento costa molto e ci mette alla prova. Ho sentito vere le parole di padre Claudio quando diceva che Dio a chi ama dona e a chi privilegia chiede. Io mi sentivo e mi sento in una posizione privilegiata e credo che ora quello che mi viene chiesto sia proprio di continuare a vivere come Ema e Mara hanno testimoniato, con la voglia di mettersi in gioco e con il desiderio di vivere traboccanti di verità. (Laura – Comunità di Trento)
Quella appena trascorsa in Valle D’Aosta non è stata per me la prima vacanza con il gruppo studenti del MEC. Tuttavia rimango sempre stupefatta dell’accoglienza e dello spirito di condivisione che si vive all’interno del movimento. Il tema della vacanza stato “PERCHÉ È BELLO ESSERE GIOVANI” e la risposta, che abbiamo cercato di dare durante la vacanza, è che questa nostra età è quella giusta per gustare e sperimentare la bellezza delle cose eterne. Ho capito che l’eternità non è solo qualcosa che non ha mai fine, ma si nasconde invece in ogni istante della nostra vita che può diventare eterno in base all’amore che vi mettiamo dentro. Tra le attività svolte in vacanza mi piace ricordare le passeggiate in montagna, che pur essendo state spesso faticose,si sono rivelate molto importanti, non soltanto perché il paesaggio parlava da solo, ma anche perché si era talmente a contatto con la natura da capire facilmente quanto Dio ci abbia voluto bene nel regalarci uno spettacolo di questo tipo. Molto significativo si è rivelato anche l’incontro con Padre Antonio che ci ha spiegato l’importanza di vivere bene l’affettività, rendendosi disponibile anche nel rispondere alle nostre domande. Le vacanze con il gruppo studenti del MEC non sono unicamente vacanze di puro divertimento come quelle pubblicizzate ovunque; sono invece completate da un Qualcuno di più grande, come più volte e da molti è stato sottolineato nell’assemblea conclusiva. Questa vacanza è stata davvero meravigliosa - riesco a comprenderlo perché provo nostalgia ripensandoci - e non da ritenersi solo un’esperienza, ma un punto di partenza dal quale prendere spunto per la vita quotidiana. E senza l’aiuto dei responsabili e degli altri ragazzi non sarebbe stata così unica. Quindi grazie a loro e a Chi mi ha permesso di trovare questa compagnia. (Chiara – Comunità di Adro)
Sono Sara della comunità di Brescia, ho finito la terza media e la vacanza in Valle d’Aosta è stata la mia prima esperienza con gli Studenti del MEC. In realtà non ero sicura di parteciparvi perché avevo paura di trovarmi male, dal momento che non conoscevo quasi nessuno, non sapevo come si sarebbe svolta e soprattutto era lunga e nuova. I primi giorni sono stati piuttosto difficili, poi però ho cercato di vivere con lo spirito che avevano gli altri; gli incontri mi hanno aiutata ad entrare in questo “clima” e i due temi – la giovinezza come tempo per gustare le cose eterne (argomento trattato da P. Claudio) e l’affettività (ascoltando P. Antonio) – sono stati davvero interessanti, anche perché ho potuto confrontare quanto detto da P. Antonio su come un cristiano dovrebbe vivere la sua vita affettiva con quanto avevo ascoltato a scuola in un corso sull’affettività. Questa vacanza mi ha anche fatto capire che è una forte amicizia a rendere così bella l’esperienza del MEC tra gli studenti: i ragazzi si divertono, trascorrono momenti seri, rafforzano le amicizie e ne creano di nuove. A proposito delle amicizie, di sicuro le gite sono state molto utili perché - un po’ chiacchierando un po’ aiutandosi gli uni con gli altri - si instaurano molti rapporti, ed io questo l’ho sperimentato. Per concludere, pur essendo la mia prima esperienza con gli studenti, ho percepito l’importanza di questi momenti e il clima bello che troverò a settembre quando inizieremo la Scuola di Cristianesimo, ognuno nella propria comunità (Sara – Comunità di Brescia)
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