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sabato 29 dicembre 2007 16:54

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Ancora in dialogo con i giovani P. Antonio Sicari, nel nuovo testo di Scuola di Cristianesimo da lui redatto, offre ai ragazzi (e ancor di più agli adulti!) l’opportunità di riflettere seriamente sul mistero coniugale che unisce un uomo e una donna. Può una coppia diventare il “luogo” dove l’Amore di Dio viene celebrato in ogni circostanza di vita coniugale? C’è una “sostanza d’amore” che due innamorati, uniti dal sacramento del matrimonio, dovrebbero imparare a custodire più di ogni altra cosa? Queste ed altre risposte nel brano che stiamo per proporre.

 

L’esperienza pre-coniugale e coniugale

La tradizionale struttura della famiglia cristiana è espressa dalla triade indissolubilità, fedeltà, fecondità. Che questi tre valori siano oggi aggrediti da ogni direzione e in ogni modo è ormai diventata un’esperienza quotidiana. La felicità delle vere coppie cristiane resta oggi negata e derisa (come se non esista e non possa esistere). La leggerezza degli amori spontanei viene, invece, decantata e pubblicizzata.

Le tragedie degli amori privi di regole, di cui sono pieni i nostri giornali e le nostre case, vengono raccontate, ma senza che nessuno osi darne un giudizio, perché – a volerlo dare – si tornerebbe ancora all’antica bella triade cristiana, che parla di indissolubilità, fedeltà e fecondità.

Finora i cristiani che hanno resistito, lo hanno fatto cercando di restare attaccati a una tradizione e ai propri convincimenti morali, facendo appello alle proprie capacità. Riproporre oggi alle coppie i comandamenti e le esigenze della Legge di Dio è senz’altro necessario e utile, ma la resistenza delle nostre coppie sarà sempre più devastata da un’immensa campagna culturale, che ormai considera triste e faticoso ogni appello alle norme e ai doveri. C’è bisogno di coppie (di fidanzati e di sposi) che accettino di verificare con tutto il proprio essere, anche con la propria fisicità, la felicità che Dio promette a chi accoglie la sua natura d’amore.

Si tratta di percepirsi come incarnazione dell’amore di Dio: l’uno per l’altro; l’uno con l’altro e, perfino, l’uno senza l’altro (nei momenti della difficoltà e in quelli che esigono l’incondizionato perdono). Le persone che si amano devono riconoscere al Sacramento coniugale la forza di comunicare loro una vera sostanza d’amore. A tale scopo il Sacramento dev’essere atteso, prima, (senza rubare anticipatamente l’amore) e deve, poi, essere continuamente celebrato, con la decisione cosciente di implicare sempre Gesù Cristo e la sua grazia nelle vicende della coppia e della famiglia.

Ancor più c’è bisogno di coppie che si percepiscano e vivano, fin dall’inizio, in funzione del miracolo più grande: quello di poter far nascere nuovi “figli di Dio”, in famiglie sostanziate di carità. Ci vogliono “Famiglie sostanziate di carità in vista del figlio”, nelle quali il dono della paternità e della maternità (fisica o spirituale) non siano una aggiunta, ma uno scopo che giudica anticipatamente l’essere stesso dell’uomo, della donna e della loro relazione, e provoca gioiosamente il loro “dover essere”, come è accaduto alla Famiglia di Nazareth, dove tutto – l’intera persona di Maria, l’intera persona di Giuseppe, l’intera loro relazione coniugale – era per il Figlio e in vista del Figlio. E a partire da tale relazione Maria e Giuseppe erano interamente se stessi.

P. Antonio M. Sicari - Felicità. Desiderio infinito del cuore umano – pagg. 64-66

 

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 07 gennaio 2008 17:28 )
 

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