| L'Omino Azzurro |
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| venerdì 04 gennaio 2008 19:56 | ||||
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C'era una volta… dovrei scrivere per iniziare questa storia, ma la realtà è che c’è tuttora, un omino azzurro. La sua statura è molto piccola, quasi quanto quella di un koala, ma indossa un enorme frac nero e un grosso cappello a cilindro, che lo fanno camminare in modo goffo e impacciato, come un pinguino. Questo omino azzurro, nonostante l'aspetto un po’ buffo, ha un lavoro molto importante. Un giorno di tanti e tanti anni fa il Signore, stanco di doversi occupare di tutto, lo chiamò in disparte e gli disse: "Senti Tolomeo", questo è il suo nome, "ho bisogno di una persona di fiducia che svolga per me un compito gravoso che richiede attenzione e saggezza”. “Vedi”, disse porgendogli un enorme involto di colore marrone, “in questo sacco ho messo tutto il tempo; bisogna distribuirne un po' alle persone in modo che riescano a svolgere le loro incombenze. Siccome il tuo è un compito speciale, avrai anche un segno di riconoscimento, di modo che ogni angelo del cielo possa distinguerti dagli altri uomini. Ti farò azzurro come lo zaffiro, perché da oggi sarai prezioso come quella pietra”. Da allora l’omino azzurro sta viaggiando in lungo e in largo per ogni angolo del mondo. Diede il tempo agli schiavi per costruire le piramidi dei loro padroni egiziani. Ne mise però un po’ da parte per consentire loro di andarsene dall’Egitto. Aiutò Pitagora ed i suoi allievi ad avere il tempo necessario per scoprire i segreti della geometria. Presto si accorse però che tante persone sprecavano il tempo che aveva donato loro. A quel giovanotto allegro, che avrebbe dovuto scoprire il modo di ricavare l’energia elettrica dal rame e dallo zinco diede due grosse manciate di tempo. Poi però il ragazzo, invece di mettersi al lavoro, si sdraiò a poltrire sul divano del salotto. Ogni tanto si alzava, cominciava ad aprire un libro, scriveva qualche formulina, ma subito si stancava e si rimetteva sul divano. L’omino azzurro, spazientito, fu costretto a rimettere la mano nel sacco e a dare il tempo ad un altro ragazzo, un certo Alessandro Volta, che gli era sembrato una persona più volenterosa. Dopo molti secoli di lavoro, l’omino azzurro era ormai diventato un esperto. Gli errori di valutazione erano diventati rarissimi. Capiva al volo se quello che toglieva dal sacco sarebbe stato usato bene o sarebbe stato sprecato. Vedeva una mamma con un bambino in braccio e già si dispiaceva perché sapeva che, per quanto tempo avesse tolto dal sacco, questo non sarebbe mai stato abbastanza. Vedeva una psicopedagogista in una scuola o uno studente pelandrone in un’altra e già sapeva che avrebbero sprecato a volontà il contenuto del suo sacco. Ma d’altronde gli ordini venivano dall’alto; chissà, forse quel tempo non sarebbe servito a loro, ma sarebbe servito a qualcun altro per esercitarsi nella pazienza. Il sacco intanto, con il passare dei millenni, cominciava a non essere più così pieno. Certamente all’inizio era stato molto grande e pesante, ma adesso l’omino azzurro riusciva a portarlo con una sola mano. Tutte le volte che qualcuno aveva bisogno di tempo, diventava sempre più difficile cercarlo nel fondo del sacco. Prese allora una decisione: estrasse dalla tasca del suo lungo frac un foglio di carta ed una penna, si accomodò ad un tavolinetto e cominciò a scrivere un racconto da far leggere a tutte quelle persone che perdono tempo. Così, caro lettore, adesso che quel racconto lo stai leggendo, ricordati che il dono che ti offro, è ben più prezioso di tutti gli zaffiri e i diamanti del mondo, quindi cerca di non sprecarlo! Luigi Larocchi
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| Ultimo aggiornamento ( lunedì 14 gennaio 2008 18:47 ) | ||||