| Il pavone e l'usignolo |
|
|
|
| sabato 22 dicembre 2007 21:54 | ||||
![]() Disegni di Elisa Marino La notte in cui nacque il Re dei Re, tutti gli animali erano in agitazione perché avevano capito che dentro ad una fredda grotta stava accadendo il più grande miracolo della storia. Quella notte vi era un gran fermento: chi puliva il manto, chi andava in cerca di doni preziosi da offrire, chi si metteva in cammino da terre lontane o dai mari profondi. La processione durò un bel po’. Giunse persino un’ostrica dal lontano mare delle Antille per offrire la sua perla preziosa. Rimasero per ultimi un usignolo e un pavone. Il pavone, visto un bambino deposto in una mangiatoia, rimase piuttosto deluso. Era venuto ad onorare il Re dei Re e si era trovato davanti una umile famigliola che non aveva certo un aspetto regale. Deluso nelle sue aspettative, donò con un po’ di rammarico la sua preziosa piuma e andò via. Finalmente fu il turno dell’usignolo. Alla vista del bambino il suo cuore si riempì di commozione e, rivoltosi alla donna, disse:«Perdonami dolce signora! Io non ho portato in dono nulla perché non sono capace di fare nulla. Tutto ciò che possiedo è la mia voce. Se tu sei d’accordo, canterò per voi tutta la notte affinché tu e il tuo bimbo possiate riposare!» e intonò il più bel canto che si fosse mai udito prima di allora. Gorgheggiò per tutta la notte finché, stremato dalla stanchezza, morì. Per uno strano gioco del destino quella stessa notte perì anche il pavone. Era stato catturato da un mercante che era rimasto incantato dalle sue piume. «Offrirò in omaggio queste piume al re di questo regno, Erode. - pensò tra sé e sé il mercante - Egli mi darà certamente una bella ricompensa». Al mattino seguente il mercante vendette ad un uomo del palazzo le piume del pavone che furono destinate ad ornare la sala splendente della reggia di un vero sovrano con tanto di corona gemmata, manto di porpora e vesti di seta. Quando fu la volta dell’usignolo, il poveretto non sapeva proprio quali meriti vantare davanti al giudice, si fece coraggio e disse:«Tu sei un giudice saggio e potente, sai meglio di me cosa io ho fatto di buono e di cattivo nella mia vita. Non posso certo vantare grandi meriti perché non mi sono mai veramente distinto in alcuna azione particolare. Mi affido alla tua clemenza!». Il giudice dopo avere ascoltato entrambi i due animali stabilì che il pavone sarebbe rimasto per sempre privo delle sue piume in quanto aveva già ricevuto in vita la sua ricompensa: aveva avuto la gloria e l’ammirazione che tanto lo soddisfacevano e le sue piume adesso adornavano l’abitazione di un potente signore con tanto di manto di porpora, corona d’oro massiccio e vesti di seta; viceversa il piccolo usignolo sarebbe entrato a far parte del coro della corte celeste e il suo canto avrebbe rallegrato in eterno le schiere degli Angeli e dei Santi. Luigi Larocchi I disegni sono stati realizzati da Elisa Marino
|
||||
| Ultimo aggiornamento ( sabato 29 dicembre 2007 16:55 ) | ||||